Bellissime parole le tue Giulia. E condivido il tuo intervento al 90%. Ma c'è sempre il tragico errore che la base del Pd fa da anni:"...Ho fiducia nei miei dirigenti"... Questa fiducia vi sta portando verso la sconfitta. O sei così illusa da credere davvero che dallo scontro Berlusconi-Bersani uscirebbe vincente quest'ultimo?

I testi mi convincevano e ho ritenuto di sostenerli anche perché il documento sui diritti civili, redatto da un'apposita Commissione Diritti e sottoposto in anteprima al vaglio dei delegati, era organico ma generico su molte questioni. Il giorno dell'assemblea ho scoperto che una parte dei membri della Commissione Diritti, non condividendo pienamente il risultato finale, aveva stilato un elenco di integrazioni al testo da sottoporre all'assemblea e da mettere ai voti. Queste proposte di emendamento riguardavano temi “scottanti” come il matrimonio tra persone omosessuali, l'interruzione di gravidanza o il “fine vita” e mi trovavano pienamente d'accordo.
Giunti al momento delle votazioni, si è dapprima provveduto al voto sulla relazione del segretario, approvata quasi all'unanimità. Rosy Bindi ha dato la parola al responsabile della Commissione Diritti, Ettore Martinelli, che ha presentato il documento “ufficiale”. L'onorevole Bindi, poi, ha ripreso la parola per comunicare all'assemblea che alcuni membri della commissione avevano presentato proposte di emendamento, ma che la presidenza non riteneva di metterle in votazione perchè in conflitto con il documento. Altrettanto, ha proseguito, sarebbe accaduto per gli ordini del giorno a favore del matrimonio per le persone omosessuali.
Dopo un primo momento di sconcerto, la rabbia è iniziata a serpeggiare tra i delegati. L'imbarazzo era ulteriormente amplificato dal fatto che uno dei firmatari delle proposte di emendamento era proprio Ettore Martinelli. La Bindi, poi, si è lanciata in affermazioni discutibili sul fatto che non era “democratico” approvare modifiche ad un documento in via di approvazione. Ha (molto correttamente) ceduto la parola a uno dei contestatori, il delegato pugliese Enrico Fusco, che ha motivato il proprio sdegno.
Rosy Bindi a quel punto ha abbandonato le motivazioni “tecniche” e si è lasciata sfuggire che non si può parlare di matrimoni gay “perché è la Costituzione a vietarli”. A nulla sono valsi gli appelli “Voto! Voto!” dalla platea e gli interventi dei primi firmatari dei due ordini del giorno, Paola Concia e Ivan Scalfarotto. Il documento della commissione è stato messo ai voti così com'era e ha incassato 38 voti contrari.
Lo stesso destino è toccato agli ordini del giorno sulle primarie e sul numero dei mandati: la presidenza ha affermato che gli ordini del giorno non sarebbero stati posti in votazione perché “in conflitto” con la relazione del segretario. In realtà le mozioni (presentate da Pippo Civati e Salvatore Vassallo) intendevano integrare le dichiarazioni fatte da Bersani proponendo regole e scadenze che ne garantissero la concreta realizzazione.
Bersani, a quel punto, ha deciso di prendere la parola: ha rimarcato che la sua relazione conteneva un impegno sufficiente sia sulla questione del matrimonio tra persone omosessuali sia sulle primarie e ha liquidato le polemiche come “beghe” interne. Vassallo ha puntualizzato di voler sottoporre al partito delle regole per un migliore funzionamento dell'istituto democratico delle primarie e che lo sforzo non poteva essere etichettato con la parola “beghe”. Invano.
Tra la rabbia e la tensione si è proceduto con i lavori: dopo aver precluso all'assemblea di esprimere un voto sul documento, sono stati però messi in votazione un ordine del giorno presentato dalla presidenza e un documento, redatto sempre dalla presidenza, proprio sul tema delle primarie. Quest'ultimo documento (che nessuno aveva visionato prima della presentazione) conteneva alcuni punti salienti: un generico impegno alla realizzazione delle primarie per la leadership della coalizione e un'importante rettifica alla previsione dello statuto in materia di numero di mandati.
L'obbligo di ricoprire la carica di parlamentare per un massimo di tre mandati prevista dallo statuto del Pd veniva, infatti, sostituito con un obbligo per un massimo di 15 anni e veniva introdotta la possibilità di valutare “deroghe” per il 10% degli attuali parlamentari. Insieme ad altri non ho ritenuto di votare i documenti presentati dalla presidenza e abbiamo chiesto con fermezza che le mozioni sottoscritte da alcuni delegati venissero messe in discussione.
Io credo nel mio partito, nei miei dirigenti, nelle idee e nei valori democratici. Ma come iscritto, militante e cittadino pretendo dal mio partito un coraggio che sabato 14 luglio è venuto meno. E' il coraggio dettato dalla consapevolezza che non è più il tempo di aggirare i problemi e procrastinare; è il tempo di schierarsi e di decidere quale società vogliamo costruire. Il documento sui diritti era largamente insufficiente per un partito che si candida a governare un paese in ginocchio, anche dal punto di vista sociale e dei diritti della persona.

Il mio Pd nel 2012 non può ancora arenarsi in una discussione sui matrimoni tra omosessuali: l'Europa civile alla quale guardiamo con fiducia è già impegnata in altre sfide, in altri interrogativi. E noi ne stiamo mangiando la polvere. Se ci sono ancora dubbi e timori, allora dobbiamo contarci: se i matrimoni tra omosessuali o qualsiasi altro argomento crea lacerazioni così profonde, allora il mio partito deve avere il coraggio di mettere ai voti la questione e far decidere alla maggioranza. Sabato ero pronta a ritrovarmi parte di una minoranza, ma volevo che il mio partito uscisse da quella sala afosa con una posizione. Una non-posizione, su qualsiasi tema, non è più tollerabile.
Un sì o un no, questo chiedevamo ai nostri dirigenti. E che l'assemblea potesse esprimersi una volta per tutte. Ma è prevalsa la paura perché (nella mente visionaria di qualcuno) un voto limpido e trasparente avrebbe provocato ripercussioni sugli allineamenti e sul lavorìo sotterraneo per le future alleanze: se l'assemblea avesse votato “sì” al matrimonio tra persone dello stesso sesso si sarebbe accesa un'ipoteca sul corteggiamento di un certo (presunto?) elettorato. Se l'assemblea avesse bocciato gli ordini del giorno, invece, il Pd sarebbe passato alla storia come l'unico partito della sinistra europea contrario all'equiparazione tra coppie etero e omosessuali.
Molto meglio non votare, allora. La Bindi è uno dei politici di maggior spessore nel mio partito: ma non si può confondere il proprio convincimento personale con la gestione dei lavori del massimo organo d'indirizzo nazionale. Il suo ruolo richiedeva una gestione neutrale e super partes che non c'è stata. Già nella precedente assemblea Bersani si era impegnato a definire tempi certi e regole precise per l'indizione delle primarie; l'assemblea di sabato 14 luglio è stata un'altra occasione sprecata per dimostrare che il Pd intende costruire il proprio percorso con il coinvolgimento dell'anima democratica e progressista di questo paese. Decretare ufficialmente questa nostra vocazione nei giorni in cui Berlusconi si candida per l'ennesima volta tra gli “Obbedisco!” dei suoi sottoposti non avrebbe avuto prezzo. Ma le logiche di prudenza e timore hanno prevalso.
Sarebbe troppo semplice decidere di abbandonare il campo e di rassegnarsi al corso degli eventi. Invece sento che questo è il momento giusto per raccogliere le forze e premere l'acceleratore perché sabato 14 luglio è successo qualcosa. Due storie, due modi di intendere la politica si sono trovati faccia a faccia: nessuno dei due può sopravvivere senza l'altro, nessuno può salvarsi da solo. Ma se non si decide adesso di cambiare, saremo troppo vecchi ancor prima di aver cominciato.
Nella nostra rabbia c'era tutto l'amore del mondo. Per un'Italia che soffre, per una società che non riesce a governare la modernità e la subisce. Per una politica che fatica a leggere il presente e disegnare il futuro. E per un Pd che ha paura di se stesso e della propria forza. Siamo solo all'inizio.
che culo è suzi? che evoluzione mentale e sociale che notiamo in quel che scrive la giulia del pd
Abbiamo una "nuova politicante".
Ho dimenticato di firmarmi. Il post indirizzato @Mirko è mio
Suvvia siamo realistici. La questione è il contenuto. Se ci fosse accordo sul contenuto, il metodo da adottare per raggiungere il risultato si troverebbe con facilità.
Cosa significa dire "il problema non era essere minoranza o maggioranza, ma vedere come si sarebbe espressa l'Assemblea nazionale".
L'assemblea nazionale del PD non è un gioco di simulazione. Se l'assemblea avesse votato si sarebbe letta con chiarezza una maggioranza e una minoranza. Non solo. Un documento approvato dall'assemblea a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso, ha, come conseguenza, l'impegno del PD alla sua trasformazione in legge. Ergo, sarebbe stata, soprattutto per la componente cattolica, ma non solo, una forzatura talmente grave e lacerante da mettere a rischio l'esistenza stessa del PD come incontro strategico fra quelli che ho chiamato "laici-socialisti e laici-cattolici".
Non si può giocare con queste cose, tanto meno improvvisare, com'è accaduto all'assemblea. Queste sono scelte che si fanno quando si è raggiunto un'adeguata convinzione da parte di tutti. Altrimenti, si dà vita all'ennesimo partitino, duro, puro e politicamente insignificante.
@Claghi però più che sul contenuto, le osservazioni di Giulia mi sembrano riguardino i modi con i quali si è tenuta l'assemblea, e l'inaccettabile paura che ha dimostrato di avere, l'attuale classe dirigente nel non far votare...il problema non era essere minoranza o maggioranza, ma vedere come si sarebbe espressa l'Assemblea nazionale. Invece niente di tutto questo è successo, così come continuano a non esprimersi circoli, iscritti ed elettori su questo e su altri temi importanti, cosa tra l'altro prevista anche dallo Statuto. E dire che uno dei cavalli di battaglia di Bersani quando si candidò alla segreteria, era la ricostruzione di un Partito strutturato in contrapposizione col suo predecessore. Oggi mi chiedo: è veramente democratico questo partito?...
Cara Giulia, hai fatto un intervento davvero interessante, ricco di considerazioni importanti, ma c'è un punto di cui forse non hai tenuto conto e al quale va assegnato un peso, ahimè di rilievo.
Lasciamo perdere la questione dei 3 mandati o dei 15 anni più le deroghe. Hai ragione. Sono espedienti per conservare un posto di rilievo ai leader nazionali (versione cattiva)oppure, per non privare il partito di leader di riferimento nazionalmente conosciuti (versione buona). Ognuno scelga da che parte stare e si voti seriamente.
Sulla questione dei matrimoni gay e in genere dei diritti civili che lambiscono precetti o "pregiudizi" religiosi, le cose sono più delicate di quanto le fai e,sono politicamente pericolose per un partito che ambisce al governo dell'Italia.
La prudenza su questi temi, non è data dalla possibilità d'inimicarsi Casini, o qualche altro alleato di centro-destra, ma quello d'inimicarsi una parte dello stesso Partito Democratico.
La Bindi non esprime soltanto una convinzione personale, ma è la rappresentante, insieme a tanti altri dirigenti del PD di un'ampia parte dell'elettorato cattolico che, complessivamente, preferisce guardare verso sinistra piuttosto che verso destra.
Uno strappo su questi temi, a forza di voti di maggioranza ex DS non soltanto creerebbe un fossato con larga parte dell'elettorato cattolico, ma segnerebbe la fine del Partito Democratico come incontro di due culture, quella laica-socialista e quella laica-cattolica.
Se questo dovesse accadere, il moncone di sinistra del Partito Democratico, insieme a tutti i possibili alleati di sinistra non andrebbe, in termini elettorali, da nessuna parte e lascierebbe campo libero ai vecchi e ai nuovi avversari.
Poi, sono d'accordo con Te e con il direttore Fangaraggi che la società e le convinzioni politiche degli italiani sono cambiate e stanno cambiando molto rapidamente.
Però, il PD, per quanto ancora difettoso e fragile, è un partito nazionale che per il suo ruolo e la sua affidabilità costituisce un punto di riferimento importante.
In questi anni, le continue incertezza hanno fatto venir voglia a tanti di rovesciare il tavolo e andare alla conta, ma ancora sono convinto che, su questi temi, sarebbe un errore.
In ogni caso trovo le cose che dici molto promettenti.
bella domanda!
La Giulia Morini dove lavora?
cambiamo i grulli che stanno nel pd solo perchè gli hanno dato un posto in comune e in provincia:
così ricominciamo da zero senza lacci e laccetti e conventicole di muti prezzolati.
Così riapriamo un fase di politica sana, libera da proci e puttane!
no siamo alla frutta -- diteci come volete cambiare così decideremo come salvarci almeno noi
Rottamare Bersani, rottamare D'Alema, rottamare la Bindi, rottamare Franceschini, rottamare Letta, rottamare Fioroni, rottamare Rutelli, ah no, quello se ne é già andato...
Grandissima Giulia, sabato è veramente stato il giorno del non ritorno...ora però bisogna andare fino in fondo e se necessario (e secondo me lo sarà), rompere con i padri...
voterò sinistra alle politiche
INVECE
alle comunali GRILLO TUTTA LA VITA:
i PD li mandiamo a casa!
Traditori della sx e mangiapane a tradimento!
hai ragione. Quindi per lo stesso motivo non bisogna sicuramente votare PD. Giusto?
Effetavamente Giulia con questo resoconto ha fatto un buon servizio ai simpatizzanti pd (anche se nel pd non si è simpatizzanti ma lo si vota solo col naso turato contro la 'bestia' Berlusconi)
INVECE
La Stella D'andrea che prima faceva un gran casino poi una volta messa al nazionale in quota margherita ma con l'aiuto di una zia Ds, riferisce solo al cerchio magico e gli altri non li CAGA PIU!
Beh, nemmeno votando 5stelle sai cosa voti, dato che fino a tre giorni fa Grillo usava su questa questione dei diritti agli omosessuali un tiepidissimo forse... Poi ha sentito l'odore della carogna da sbranare e da bravo sciacallo quale è ha affondato i canini... A fare così si finisce a far proclami stile Di Pietro che corre sempre dove soffia il vento.
voto 5 stelle.
Almeno so cosa voto. Voi continuate pure a chiacchierare. Lo fareste anche in caso di vittoria dopo le elezioni. Senza decidere mai nulla. Il risultato è che ci si sposta sempre più a destra, dai fioroni e bindi di turno.
Grazie Giulia per il tuo resoconto appassionato. Credo che davvero sia giunto il momento di esprimere ciò che il PD pensa dei temi spinosi che hanno diviso nel passato e nel presente la sinistra. Io non ritengo che sia solo una questione di cattolici o non cattolici. Molte persone che ufficialmente si dichiarano a favore delle unioni e dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, raccontano barzellette sessiste ed inorridirebbero se un loro figlio/a fosse omosessuale. La strada è ancora in salita e compito dei Partiti è tracciare il solco. Per usare una metafora come piace a Bersani, per me il mio Partito deve essere l'apripista dei Diritti Civili. Se abbiamo il coraggio delle nostre idee sapremo che abbiamo fatto una lotta giusta. Restare a tavolino a contare le possibilità di avere più o meno voti a secondo delle nostre dichiarazioni d'intenti ci farà forse perdere alcuni voti di certo perderemo la faccia.
che temperamento !! brava Giulia
Bel resoconto giornalistico con annotazioni personali sull'Assemblea PD. Il PD non si emanciperà mai da vecchi schemi e la ricercà del cerchiobottismo sarà la sua fine, purtroppo.
sia la maggioranza che l'opposizione, sia l'odio verso B che l'alleanza con B nella stessa maggioranza, sia le coppie gay che gli omofobi, sia il lavoro che l'abolizione dell'art 18, condividiamo tutto, facciamo tutti come Remo: l'importante è stare uniti, per fare cosa, non si sa.
Mò andev a c.gh.r tot quant. Col cavolo che vi voto. Buffoni.
Condivido la scelta della direzione e le rimostranze dell'opposizione interna. Condivido tutti i commenti; in ognuno c'è verità. L'IMPORTANTE E' STARE UNITI. Lottare per le proprie convinzioni ma valutare/accettare le decisioni della maggioranza; se no non si va da nessuna parte. Non pretendiamo di risolvere di risolvere tutto e subito.
la "strategia", gli strateghi sono stati e sono la peggior disgrazia della sinistra italiana da almeno una decina di anni, non ne hanno azzeccata una, salvo salvare sempre e regolarmente il loro culo da qualsiasi disfatta
Leggo per la millesima volta che il Pd potrebbe, dovrebbe, ecc. ecc. E per la millesima volta penso che no, non è vero che il Pd potrebbe, dovrebbe, ecc ecc. Vale, in questo caso, sulle coppie omosessuali, sui diritti civili, ma vale anche su parecchi altri temi: alzi la mano chi pensa che il Pd sarebbe mai potuto nascere se si fosse dato posizioni nette. Chi contesta ora Rosi Bindi dimentica troppo facilmente che nel Pd "delle origini" c'era addirittura la Binetti, altro che Rosi Bindi. E se il Pd le posizioni nette volesse darsele ora, magari a colpi di maggioranza, cesserebbe naturalmente di esistere, perchè nei patti tra i soci fondatori c'era altro. Questa è la verità storica, inutile fare finta di non conoscerla. Se, invece, si ritiene che sia venuto il momento di ripensare criticamente il progetto Pd e di porre mano a una ri-fondazione della sinistra italiana in senso socialista europeo, bisogna avere la schiettezza di dirlo esplicitamente e soprattutto di farlo. Altrimenti è inutile lamentarsi per il fatto che il Pd è una anomalia all'interno della sinistra europea (che infatti, non per caso,si richiama al socialismo democratico).
Ti ringrazio per la cronaca dei lavori dell'Assemblea. Volevo venire ma sono sempre senza soldi perciò ho incominciato a risparmiare. L' Italia dei cittadini lavoratori è lontano dai convegni politici. Io li ho frequentati spesso ma come te mi travolge la rabbia e la delusione quando non è possibile compiere progressi utili per l'umana convivenza ponendo le basi per leggi più moderne per le unioni omosessuali
in un momento che vede una dilagante omofobia pur non essendo gay capisco le loro richieste. Non posso giudicare non avendo visto il testo votato e gli emendamenti ma in un paese cattolico certe posizioni estreme si pagano con calo di voti, un apertura mi sembra ci sia stata non diffidiamo, è il Parlamento che decide.
Il dibattito sui gay assomiglia, pensateci, a quello sui tre mandati o 15 anni. Come già notato sopra basta cambiare qualche virgola e cambia tutto, la sostanza come la forma. Un partito che non Riesce a Decidere sui diritti civili semplicemente non ha una visione di società e non ha quindi nulla. Qual e politicamente la differenza tra Berlusconi che dice di ispirarsi ai valori cristiani per chiudere a oni progresso civile in questo paese e fioroni?
Se pensate in un paese latino e clericale come l'Italia di battere la destra con un programma che vede giganteggiare la questione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso, STATE PRENDENDO UN GRANDE ABBAGLIO! A destra fanno i cappelletti ogni volta che diciamo la parola GAY. Ma la strategia non fa più parte dell'intelletto sinistrese.
Il Pd mi ricorda terribilmente e tristemente una canzone degli Stones del 1964: si intitolava "Out of time". Il rispetto umano per chi ancora ci crede ma dimostra equilibrio e intelligenza mi impedisce di andare oltre, cosa di cui oggettivamente avrei voglia.
E' tanto che voto a sinistra,ma se andassimo a votare adesso, io e tanti altri (sempre di sinistra)annulleremmo il voto, xche' questa classe politica ci ha stufato, non fa' altro che i propri benefici, senza portare giovamenti x nessuno,solo tasse e privazioni di tutti i generi,pensioni sempre piu' lontane, mentre loro non si cavano niente ,giovani mandateli a casa tutti, se andiamo avanti con questi l'Italia non si salva
Non si può dire che i dirigenti nazionali del Partito Democratico siano degli sprovveduti o gente che non sa far di conto.
Lo statuto del PD dice che "non è ricandidabile per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati". Ovviamente con "opportune" deroghe ben specifiche che però non possono essere superiori al 10% degli ultimi eletti.
Sabato all'Assemblea Nazionale del partito è stato approvato un ordine del giorno che trasforma i tre mandati in quindici anni.
In effetti una legislatura dura di norma 5 anni. Cinque per tre fa quindici. Sembrerebbe una modifica innocua, ma conti alla mano, non lo è.
Con la regola dei quindici anni nella lista degli incandidabili ci sono circa 32 tra deputati e senatori. Gente come Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Franco Marini, Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Giuseppe Fioroni, Livia Turco, Enzo Bianco, Giovanna Melandri, Marco Follini.
Incandidabili (anche ad eventuali primarie di collegio) ma "derogabili" tutti. Infatti gli eletti nel 2008 tra Camera e Senato del Partito Democratico sono stati in totale 309. Con il 10% di deroghe, ipoteticamente si salvano tutti.
Con la regola dei "tre mandati" invece i conti cambiano. Visto che la legislatura del 2006 si è conclusa dopo soli due anni, sarebbero finiti nella lista degli incandidabili altri 53 tra deputati e senatori (per un totale di 85)
Qualche nome ? Pierluigi Bersani (segretario), Enrico Letta (vicesegretario) Dario Franceschini (capogruppo alla Camera), Marina Sereni (vicepresidente Pd), Luigi Zanda (vicepresidente Pd senato), Nicola La Torre.
Con i quindici anni insomma non tocca scegliere chi lasciare a casa dopo lustri di onorato servizio.
E i conti alla fine tornano.
Mi sono alzato dalla scrivania dopo aver letto e sto applaudendo. Grazie Giulia. E grazie a chi con te ha sostenuto "con rabbia e con amore" in quell'occasione ed in altre posizioni che guardano avanti, sia per il partito che per il paese; posizioni che guardano la luna e non il dito, sostenute da chi non ha paura del confronto democratico. Se hai paura di votare su questioni anche spinose, complesse, significa che sei un pò malato. E siccome io come te e tanti altri teniamo alla buona salute e alla cura del malato, non si può accusare la minoranza (minoranza negli organi...) di reputare prioritari temi che il segretario, sbagliando nel caso, ha liquidato come "beghe interne". Buon lavoro e in bocca al lupo per le prossime occasioni.
Grazie
come "siamo solo all'inizio"? Forse tu Giulia. Noi ne abbiamo viste tante... i PACS, poi i DICO... tutto nel cesso per colpa delle vestre divisioni.
Scrivi "il Pd sarebbe passato alla storia come l'unico partito della sinistra europea contrario all'equiparazione tra coppie etero e omosessuali". Bene, quegli ordini del giorno o quel che sono non sono passati. Siete l'unico partito contrario all'equiparazione. Una sola cosa: voi non siete nella sinistra europea. Neanche in quella italiana. Quindi tu forse sarai "solo all'inizio". Gli elettori no. Sono già alla fine. Troppe volte vi hanno votato turandosi il naso.
Un altro accenno:
"possibilità di valutare ?deroghe? (ai 10 anni) per il 10% degli attuali parlamentari".
Andate avanti così. A mai più rivederci.









