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Domenica 19.05.2013 ore 00.19
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Fabrizio Montanari

Umberto I è assassinato


di Fabrizio Montanari

29 luglio 1900
Il ‘900 italiano si chiude tragicamente: re Umberto I viene assassinato a Monza il 29 luglio da un giovane giunto appositamente dall’America. L’attentatore si chiama Gaetano Bresci, è nato a Ciano (Prato), ha trentun anni e professa idee anarchiche. Da qualche anno (1896) è emigrato negli Stati Uniti (Paterson, New Jersey) per sfuggire alla polizia che vuole arrestarlo. In America frequenta gli ambienti degli italo-americani che in prevalenza sono seguaci delle idee libertarie. Frequenta i loro circoli, partecipa a tutti gli incontri politici che in essi si svolgono e legge i libri e i giornali del movimento che puntualmente arrivano dall’Europa.

Di carattere deciso e insofferente di ogni ingiustizia, quando apprende della repressione attuata a Milano nel 1898 dal generale Bava Beccaris nei confronti della protesta popolare e dell'alta onorificenza che il re gli ha concesso, decide di vendicare le vittime della repressione, colpevoli solo d’aver chiesto la possibilità di comprare il pane per la propria famiglia.

Comprata una rivoltella parte per l’Italia. Bresci viene a sapere che il re e la regina sono soliti trascorrere un periodo di vacanza nella Villa Reale di Monza e decide di raggiungerli. Il 29 luglio i sovrani sono invitati a presenziare alla chiusura di un concorso ginnico locale presso il circolo sportivo “Forti e Liberi”. Al termine della cerimonia, alle ore 22.30, la coppia reale lascia tra gli applausi della folla il padiglione eretto per la premiazione. Bresci, che se ne sta nascosto tra la folla, li aspetta al varco. Come vede il movimento del personale al seguito del re si fa avanti e, mentre la carrozza reale si muove, spara tre colpi.

Il re è colpito a una spalla, al polmone e al cuore. Il cocchiere spinge al galoppo i cavalli, ma il re giunge ormai cadavere a Villa Reale. Umberto I, che è già sfuggito a due attentati (Napoli 1878, Roma 1879), questa volta non può nulla contro la precisione dei colpi inferti.

I carabinieri arrestano immediatamente l’attentatore e riescono a stento a sottrarlo al linciaggio della folla. Dopo il regicidio Gaetano Bresci, che si dichiara unico responsabile dell’accaduto e che è difeso dal famoso avvocato Francesco Saverio Merlino, viene condannato all’ergastolo, ma dopo qualche mese lo si trova impiccato alle grate della sua cella del penitenziario di Santo Stefano (Ventotene). Pochi, specialmente tra i suoi compagni di fede, credono al suicidio. Il gesto di Bresci segna la fine di un’epoca (quella degli attentati) per lasciare il campo a una lotta politica più consapevole, ma anche più incisiva per le sorti del popolo italiano.


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