
I consiglieri regionali del Pdl Fabio Filippi e Galeazzo Bignami chiedono che il governatore Vasco Errani discuta della questione Terremerse, che lo vede indagato per falso ideologico, anche davanti al popolo del Pd, ad esempio in occasione della Festa nazionale del partito a Reggio.
Per i berlusconiani, la manifestazione al Campovolo è il luogo giusto per un confronto con l'opinione pubblica. "Tra l'altro, da una settimana la difesa di Errani campeggia sul sito della Regione, senza che all'opposizione possa avere spazio per esprimere la propria posizione - sostiene Bignami - Ricordo che ogni consigliere è rappresentativo della comunità regionale, il sito della Regione non può diventare una Pravda dei poveri".

"Il Pd, in occasione della festa nazionale dei democratici a Reggio, ha deciso di ballare da solo, di parlare guardandosi allo specchio, allo scopo di sentirsi dare sempre e comunque ragione. Il Pd ha deciso di invitare alla festa nazionale dei democratici solo politici accondiscendenti ed ossequiosi - scrive Filippi in una nota - Il Pd teme infatti il confronto con gli avversari, con coloro che non condividono la sua politica, in quanto teme, per assenza di argomenti e di idee, di fare brutta figura di fronte ai suoi militanti ed ai suoi elettori. I post comunisti non sono cambiati affatto: perseverano nel demonizzare gli avversari e nel considerare come alleati solo quelli che Vladimir Lenin ebbe a definire 'utili idioti'".
"Il Pd ha, infatti, deciso di escludere, dai dibattiti che si terranno in occasione della festa nazionale dei democratici, tutti i principali esponenti del Pdl, tranne Raffaele Fitto, anche se entrambi i partiti fanno parte della maggioranza che sostiene l’attuale governo Monti - prosegue Filippi - Chi non conosce bene i post-comunisti potrebbe meravigliarsi dell’atteggiamento contraddittorio assunto dal Pd in questa circostanza: in realtà ciò rappresenta l’ennesima prova che quel partito non ama la libertà di pensiero e rifugge dal confronto democratico delle idee; un partito bravo solo ad attribuirsi meriti non suoi e ad addossare le proprie colpe agli avversari politici".
"Alla festa nazionale del Pd si è dunque scelto di bandire il dissenso, di escludere il contraddittorio, di far parlare solo i fedeli alla linea e gli amici “fidati”: non si esclude nemmeno che sia stata organizzata una claque per applausi a comando - sottolinea Filippi - Quelli che si svolgeranno all’interno della festa nazionale dei democratici saranno dunque dibattiti pro-forma, monocorde e noiosi, in perfetto stile sovietico; fra gli invitati non è previsto nemmeno il loro ex amico-compagno Romano Prodi. Il confronto delle idee è sempre utile in politica, ma poiché il Pd di idee ne ha poche e molto confuse, ha preferito l’autarchia e l’isolamento".