23. Sono stato a Milano a tenere una lezione a un corso di scrittura residenziale. C'era caldo anche lì.
22. Sono stato alla festa di Sel a Biasola. Ho ascoltato le quattro ragazze dei Disco Inferno. Brave.
21.
20. Sono stato alla presentazione dei Libri d'Autore di Corrado Costa al primo piano della Saletta delle esposizioni. C'era un caldo da svenire.
19. A Cavriago, davanti al Multiplo, quest’inverno c'era stata un'altra giornata dedicata a Corrado, l'inaugurazione dello spostamento della scultura di Pompili dedicata a Costa, Il sognatore sognato, c'era freddissimo. Alla Panizzi invece c'era caldissimo. Sono sempre presentazioni a temperature estreme quelle che hanno a che fare con Corrado Costa. Sono sicuro che non sia un caso. Alle 21 e 30 di venerdì scorso, poi, sempre alla Panizzi, questa volta nel Cortile, c'è stata la messa in scena di alcune poesie di The complete film da parte della compagnia teatrale Koinè. Strepitosi. Perfetti. La serata si è conclusa con la lettura de Il fiume, con il pubblico della poesia a sfilare per via Farini e poi girare attorno a piazza Prampolini come marziani con la gente seduta ai tavolini che guardava.
18.
17. Il venerdì prima c'è stata invece nei chiostri della Panizzi la lettura dei ragazzi e delle ragazze di Baobab. Mentre li ascoltavo, ho pensato: “Mi piacerebbe che Ildo Cigarini leggesse le poesie di Linda Motti. E anche i racconti di Roberto Leoni”.
16.
15. Insomma, restare o sfollare? A voi l'ardua sentenza, se potete permettervi di scegliere.
14.
13. Certo, senza più europei di calcio, l'estate si fa dura...
12. Però c'è il Tour. Sono belle le immagini della natura, al Tour.
11.
10. Primavera del ‘46. Termina la guerra anche sull’Appennino, mio nonno un giorno torna a casa dal mercato di Roteglia con una bicicletta nuova da uomo. Si chiamava Efrem. E' il primo abitante di Levizzano di Baiso a possedere una bicicletta.
9. La Taurus nuova è bella, robusta. Ha la borsa di cuoio sulla ruota posteriore. I freni a bacchetta. La sella grossa, nera. Il campanello. Il borsellino dei ricambi e delle pezze dietro. Le pedivelle con i gommini grossi. I ferri per smontare le ruote. La catena scintillante. Il rocchetto unico davanti e dietro.
8. A casa gli battono tutti le mani. Efrem fa provare la bicicletta al padre, ai fratelli. Spiega che ora può andare e tornare più in fretta dai mercati e guadagnare tempo, perché nei campi c’è sempre lavoro da fare. Poi la ripone in casa, appoggiandola all’altiera del letto matrimoniale. Lì, dopo la morte prematura della moglie, dormono due bambini: Gisberto, nato nel ‘38, mio padre, e Baldo, due anni più vecchio di lui.
7. La madre, figlia di un mugnaio di Carpineti, è morta di tubercolosi. Quando mio padre non aveva ancora tre anni. Nonostante gli sforzi per ricordarla, mio padre in vita sua non hai mai avuto nessun ricordo di sua madre da viva. Una domenica nonno Efrem porta i due figli all’ospedale di Scandiano. Una sola volta. Per andarla a trovare. Poi la ragazza muore. Di quella visita, per tutta la sua vita, mio padre ricorderà solo una bici giocattolo rossa, a molla, ricevuta in regalo.
6.
5. A diciotto anni Efrem è diventato fattore della grande casa colonica. E' un giovane contadino sveglio e pieno di voglia di lavorare. Non ha paura di informarsi, di chiedere quando non capisce. Gestisce la cassa comune. Entrate, uscite. E’ rapido nella contabilità, onesto, preciso. Chi ha bisogno di soldi, chiede a lui. Efrem rende conto a tutti compilando un grande libro mastro. Ha fatto solo la terza elementare, ma riesce a trovare il volume di una botte. Sa scrivere, fare i conti. Va dall'avvocato. Ai mercati, alle fiere. Da Levizzano di Baiso a Roteglia, a Cerredolo dei Coppi, da Sassuolo a Reggio Emilia, a Modena. A piedi nei paesi più vicini, in corriera in quelli più lontani. Compra il cuoio da dare al calzolaio che passa da casa per fare le scarpe. La stoffa per il sarto. Le attrezzature per la cantina e la falegnameria. Compra zucchero, arance, carne da brodo. Al ritorno dai mercati scende dalla Taurus e ha sempre noccioline americane per i due figli.
4.
3. Ogni sera mio padre si addormenta sognando di salire sulla Taurus. Suo padre, nonno Efrem, ogni tanto porta i figli sulla canna, ma lui sogna di salirci sopra da solo. Subito ci sale in camera, da fermo. Si aggrappa con le mani all'altiera del letto, sale sulla sella e rimane fermo così. Poi diventa più intraprendente.
2.
1. La domenica, quando gli altri vanno a messa, dice che vuole dormire ancora, andrà a messa più tardi. Appena è solo in casa mio padre scende dal letto, trascina la bici fuori di casa. Non riesce a salire sulla sella, è ancora troppo piccolo, allora si infila sotto la canna, aggrappato al manubrio. E' un bambino, per lui la Taurus è enorme. In qualche modo pedala, mantiene l’equilibrio. Dai viottoli sterrati passa all’unico pezzo di strada asfaltato della borgata. Pedala sghembo.