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Martedì 27.06.2017 ore 21.08
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Strage Bologna, scontro tra familiari e procura


Allo stato attuale, non si può dire che la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna fu ordinata da mandanti esterni ai neofascisti dei Nar, e non sono emersi "elementi concreti per fondare l'ipotesi di un finanziamento indirizzato alla commissione della strage, proveniente da Licio Gelli, Umberto Ortolani e Mario Ortolani".



Questo scrivono, nella loro richiesta di archiviazione per quanto riguarda il filone di indagine sui presunti mandanti e finanziatori della strage, i pm bolognesi Massimiliano Serpi, Enrico Cieri, Antonello Gustapane e Antonella Scandellari, che hanno firmato la richiesta insieme al procuratore capo Giuseppe Amato. In particolare, per la procura "non appare sostenibile in giudizio" che Gelli, capo della Loggia P2 scomparso il 15 dicembre 2015, Umberto Ortolani (altro esponente di spicco della P2, morto nel 2002), e suo figlio Mario abbiano "finanziato la collaborazione all'esecuzione della strage, e del correlato progetto di rivolgimento istituzionale violento" di elementi facenti capo all'organizzazione paramilitare clandestina Gladio. Non si può neanche affermare, secondo i magistrati, che i tre abbiano "assicurato lo sfruttamento mediatico della strage per favorire il progetto politico che perseguivano". Conclusioni a cui la procura è giunta anche in seguito agli accertamenti della Digos e del Ros di Bologna sul cosiddetto 'documento Bologna' trovato addosso a Gelli al momento del suo arresto, nel 1982.  Secondo l'associazione dei familiari delle vittime della strage, il documento, in cui era indicata la movimentazione di circa 15 milioni di dollari, sarebbe la prova del finanziamento della strage. Di diverso avviso i pm bolognesi, secondo cui anche dagli ultimi accertamenti di Digos e Ros non emerge, come già  indicato nel 1987 dalla Guardia di finanza di Milano, "alcun elemento che riconduca la destinazione delle somme, direttamente o indirettamente", ai Nar di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (condannati come esecutori della strage), e Gilberto Cavallini.
 
Associazione vittime. "La ricerca dei mandanti della strage del 2 agosto 1980 è un dovere da parte di ogni pezzo dello Stato democratico. Noi stiamo dando un contribuito con le nostre analisi, i Pm di Bologna ritengono che non siano sufficienti: vedremo se hanno davvero valutato complessivamente e approfonditamente i diversi capitoli della nostra ricostruzione - dal depistaggio preventivo di Affatigato, al ruolo di Gelli nel colpo di Stato atteso per il 1981, di cui egli stesso parla più volte. Da una prima lettura, la richiesta di archiviazione appare come un documento molto frettoloso che non si sofferma su aspetti importanti e arriva a definire Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e la loro banda degli 'spontaneisti', ignorando le tante acquisizioni che raccontano ben di più".  Lo afferma Paolo Bolognesi, deputato del Pd e Presidente dell'Associazione vittime del 2 agosto 1980, che ha presentato l'esposto archiviato nei giorni scorsi. Bolognesi aggiunge: "Le conclusioni dei Pm sono una acrobazia, realizzata by-passando elementi investigativi seri. Al di là di queste valutazioni, è comunque certo che nessuno può mettere una pietra tombale sull' inchiesta: noi questo lo rifiutiamo e lo riteniamo un sostegno strisciante verso quegli apparati impegnati tutt'oggi a non dire la verità". Bolognesi conclude: "Guarderemo meglio le carte, ci avvaliamo della collaborazione di persone in gamba e molto competenti, insieme valuteremo il da farsi".
 


Ultimo aggiornamento: 10/03/17

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