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Giovedì 30.03.2017 ore 20.35
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Sequestro 223 appartamenti a Lido Pomposa


Dopo il processo scatta il sequestro: la Tenenza della Guardia di Finanza di Comacchio (Ferrara) ha infatti sottoposto a sequestro 223 appartamenti (sugli oltre 350) che fanno parte del complesso residenziale 'Regina Marè a Lido Pomposa, di proprietà di due società immobiliari di Comacchio, per un valore di oltre 20 milioni di euro.


 
L’indagine che si era concentrata sul settore urbanistico - condotta negli ultimi due anni dalle Fiamme gialle - aveva visto lo scorso gennaio la condanna in primo grado, da parte del Tribunale di Ferrara, dei tre imputati (Massimiliano Tomasi, rappresentante legale della società committente dei lavori del Gruppo Tomasi case; Guido Zarattini, progettista del residence, tecnico privato; Antonio Pini, dirigente del Comune di Comacchio tecnico pubblico) alla pena di un anno di arresto e 20.000 euro di ammenda, per la «lottizzazione abusiva» dell’area oggetto dell’intervento edilizio.
 
Nella sentenza di condanna, il giudice Alessandra Testoni aveva anche accolto la richiesta della Procura (pm Ombretta Volta), disponendo il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di una parte degli immobili situati nell’area di oltre 65.000 mq. 
 
Nella sentenza era stato indicato genericamente il sequestro solo degli immobili invenduti, senza quantificarli e specificarli. In seguito alla sentenza ulteriori accertamenti della Finanza hanno permesso di individuare quelli invenduti e indicarli, arrivando a dare un valore ai beni sequestrati che ammonta a oltre 20 milioni di euro. 
La contestazione al processo riguardava il rilascio - da parte del dirigente comunale, Pini, alla società del Gruppo Tomasi, proprietaria dell’area - di illegittimi permessi a costruire per la realizzazione del complesso residenziale; l'illegittimità si fondava sulla mancata conformità dei permessi a una serie di vincoli: direttive dei piani urbanistici sovraordinati regionali e provinciali riguardanti la tutela delle zone urbanizzate in ambito costiero (il complesso si trova a poche centinaia di metri dalla riva) e al Piano Regolatore del Comune di Comacchio. 
 
Con i titoli autorizzativi contestati, il Piano Urbanistico Esecutivo «Regina Mare» non avrebbe rispettato le previsioni minime di edificazione e il rispetto delle cubature di costruzione rispetto alle aree verdi: in materia di salvaguardia della morfologia litoranea e ciò avrebbe comportato una riduzione di oltre 22.000 mq dell’aree destinate al soddisfacimento della collettività (parchi, percorsi e spazi per la sosta pedonali e ciclabili, zone destinate al tempo libero, ecc.), utilizzati invece per la costruzione dell’intera opera edilizia. 
 
Il processo aveva messo in luce il 'vespaio di normè in materia amministrativa sulle quali è nata la contesa giudiziaria: tra piano regionale (Ptpr), piano provinciale (Ptcp) e i Pue comunali (piani urbanistici esecutivi) votati dallo stesso consiglio comunale di Comacchio e poi approvati dalla stessa Provincia di Ferrara: il mancato rispetto avrebbe portato alle violazioni al centro del processo, per cui finanza e procura e poi il tribunale di Ferrara hanno sostenuto e confermato il macroscopico abuso edilizio. 
 
La difesa ha sempre ribadito il rispetto delle norme e ha parlato di colossale abbaglio, perchè tutto in regola, e di una accusa che si basa sulla mera ed erronea interpretazione di norme. I legali dei tre imputati a suo tempo avevano già annunciato appello parlando di «sentenza ingiusta» e assolutamente non aderente alla realtà dei fatti. 
Nella sentenza di condanna, il giudice Alessandra Testoni aveva anche accolto la richiesta della Procura (pm Ombretta Volta), disponendo il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di una parte degli immobili situati nell’area di oltre 65.000 mq. 
 
Nella sentenza era stato indicato genericamente il sequestro solo degli immobili invenduti, senza quantificarli e specificarli. In seguito alla sentenza ulteriori accertamenti della Finanza hanno permesso di individuare quelli invenduti e indicarli, arrivando a dare un valore ai beni sequestrati che ammonta a oltre 20 milioni di euro. 
La contestazione al processo riguardava il rilascio - da parte del dirigente comunale, Pini, alla società del Gruppo Tomasi, proprietaria dell’area - di illegittimi permessi a costruire per la realizzazione del complesso residenziale; l'illegittimità si fondava sulla mancata conformità dei permessi a una serie di vincoli: direttive dei piani urbanistici sovraordinati regionali e provinciali riguardanti la tutela delle zone urbanizzate in ambito costiero (il complesso si trova a poche centinaia di metri dalla riva) e al Piano Regolatore del Comune di Comacchio. 
 
Con i titoli autorizzativi contestati, il Piano Urbanistico Esecutivo «Regina Mare» non avrebbe rispettato le previsioni minime di edificazione e il rispetto delle cubature di costruzione rispetto alle aree verdi: in materia di salvaguardia della morfologia litoranea e ciò avrebbe comportato una riduzione di oltre 22.000 mq dell’aree destinate al soddisfacimento della collettività (parchi, percorsi e spazi per la sosta pedonali e ciclabili, zone destinate al tempo libero, ecc.), utilizzati invece per la costruzione dell’intera opera edilizia. 
 
Il processo aveva messo in luce il 'vespaio di normè in materia amministrativa sulle quali è nata la contesa giudiziaria: tra piano regionale (Ptpr), piano provinciale (Ptcp) e i Pue comunali (piani urbanistici esecutivi) votati dallo stesso consiglio comunale di Comacchio e poi approvati dalla stessa Provincia di Ferrara: il mancato rispetto avrebbe portato alle violazioni al centro del processo, per cui finanza e procura e poi il tribunale di Ferrara hanno sostenuto e confermato il macroscopico abuso edilizio. 
 
La difesa ha sempre ribadito il rispetto delle norme e ha parlato di colossale abbaglio, perchè tutto in regola, e di una accusa che si basa sulla mera ed erronea interpretazione di norme. I legali dei tre imputati a suo tempo avevano già annunciato appello parlando di «sentenza ingiusta» e assolutamente non aderente alla realtà dei fatti.
 


Ultimo aggiornamento: 13/03/17

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