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Giovedì 21.09.2017 ore 07.15
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Sboronate mediopadane


Nei primi anni Novanta, Max Mara trasferì la propria sede in un'area della proprietà della famiglia, a ridosso dell'autostrada del Sole, circa 700 metri a Nord del casello di Mancasale.
 
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Confermando un impegno informale del sindaco Benassi (monocolore Pci, 1976-1987) il Comune ottenne lo spostamento dello svincolo autostradale per collocarlo esattamente dinanzi alla nuova sede della maison fondata da Achille Maramotti.

 
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Qualche anno più tardi, durante il primo governo Prodi, Reggio Emilia ottenne a sorpresa l'assegnazione di una fermata dell'Alta Velocità ferroviaria, nel frattempo in costruzione, definita per ragioni di buonsenso politico (e non fare arrabbiare troppo i vicini) "Fermata Mediopadana".

 
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Una sola fermata sulla linea Milano-Roma del treno a 300 kmh, e per di più a Reggio Emilia? Sì. Qualcuno, a Parma, se ne lamentò. Ma non abbastanza.

 
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Maramotti padre, uno tra gli uomini più ricchi e influenti d'Italia, abituato a trattare con le alte sfere senza doversi preoccupare troppo del giardino di casa, ritenne che la nuova sede del gruppo dovesse stupire i visitatori ed essere comunque all'altezza del suo grande e fortunato disegno imprenditoriale. Sindaci, parlamentari e i pochissimi che ebbero l'onore di un invito ad personam al Castello di Albinea non si permisero mai di fiatare. Gli anni Sessanta - quello dei picchetti a Max Mara - erano morti e sepolti. Così come non era più un problema il particolare cui Achille volle mai venire meno, ossia il riconoscimento del contratto nazionale di lavoro ai suoi dipendenti.

 
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Il Pci controllava Reggio, ma non eravamo nell'epoca dei soviet. Con Prodi, Maramotti era amico fin da ragazzo per le comuni origini democristiane.
 
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Cosicché, quando Antonella Spaggiari si sentì fare dal grande imprenditore (e collezionista d'arte di livello mondiale) il nome di Santiago Calatrava, non ebbe bisogno di consultare un'enciclopedia. Il via libera era già scontato, quale che fosse la proposta, autorevolmente sponsorizzata da Prodi.

 
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Si trattava di pagare il conto. Non a buon mercato. I ponti (tre, mica uno, per collegare San Prospero Strinati con i campi adiacenti l'area di Mancasale) servivano per rendere la sede Max Mara semplicemente bellissima, soprattutto la notte.
 
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Sono pochi i reggiani che in tutti questi anni se ne siano resi conto, ma la prospettiva da cui quei ponti sono disegnati parte dalla sede e osserva la città, non viceversa. Ne deriva una spettacolare sinfonia architettonica, un paesaggio notturno di suggestione assoluta, qualcosa che lascia a bocca aperta buyers e manager di tutto il mondo i quali non sanno nulla di Reggio Emilia, ma sanno bene cosa sia Max Mara.

 
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La Tav prevedeva indennizzi per l'impatto ambientale. Erano parecchi soldi. Circa 80 milioni di euro vennero dirottati nella costruzione prima dei ponti e poi della stazione. Eravamo sul finire degli anni Novanta: monocolore spaggiariano in Comune, industriali felici come pasque, fior di convegni sulla sovrumana fortuna caduta sulle nostre teste a spigoli: Calatrava viene a Reggio, evviva!
 
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Non vi fu alcuna discussione politica. Consiglio comunale? Partiti? Opposizione? Zero di zero. Di quanto stesse accadendo nel giubilo generale si accorsero pochissimi. I giornali? Macché, anzi, evviva evviva. Ma qualcuno che spiegasse come era andata la storia? Solo un piccolo neonato sito web di informazione raccontava come andassero le cose, compresa la visita il pulmino degli amministratori e dei capi dell'allora Confindustria locale per consegnare all'archistar in Svizzera (tutt'altro che tonto, il genio di Valencia) l'assegnino circolare pari a 7,2 milioni di euro - cui dovettero essere aggiunti circa 300mila euro per i diritti di esposizione del plastico.
 
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Sono trascorsi quasi vent'anni e Mauro Severi, manager e architetto, presidente pro tempore degli industriali di oggi (il mandato scade l'anno prossimo, ma girano voci che non verrà rinnovato), ha avuto l'ottima pensata di richiamare Calatrava per spiegare ai reggioemiliani con la testa quadra che fare dell'Area Nord.

 
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Assisteremo tra pochi giorni al nuovo rito di massa dell'establishment locale, in processione a capo chino di fronte a un indiscusso fuoriclasse del disegno architettonico - e tuttavia anch'egli umano, sottoponibile a critiche, osservazioni, opposizioni: non nella persona, ma nell'opera.
 
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Ovunque vada e realizzi progetti, Calatrava è contestato. Ovunque, fuorché qui. Reggio Emilia ha una lunga tradizione conformista di matrice tribale. Arriva il mostro sacro da fuori e lo adoriamo, un po' come accadde in certe tribù di nativi di fronte alla visione dell'uomo bianco.
 
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Prima di essere accompagnato alla porta dai (pochi) industriali sopravvissuti allo sfascio del sistema economico italiano, Severi vuole lasciare in eredità il ritorno del campione valenciano e indicare la strada da seguire a politici e amministratori del futuro.
 
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Che facciamo in quell'area Nord? Di mezzo ci sono le mani forti di chi possiede le aree, Maramotti e Coop Alleanza. Non più di un anno fa, l'attuale sindaco Luca Vecchi rifiutò la proposta indecente di un fondo a maggioranza araba per realizzare a ridosso della Mediopadana un bel non-luogo commerciale delle dimensioni del Fidenza Village. Ringraziamo il cielo che al suo posto non ci fossero una Spaggiari o un Malagoli.

 
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Ma gli appetiti restano e la goccia scende copiosa. Calatrava dirà che attorno alle sue stazioni sono nate nei decenni importanti sovrastrutture legate alla formazione. Con Severi, lancerà la proposta di costruire a Nord della stazione un Politecnico per formare ingegneri e professionisti della meccatronica di cui le nostre aziende hanno tanto bisogno.
 
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Sarebbe utile ricordare che un Politecnico a quaranta minuti di treno c'è già, sta a Milano, ha fama mondiale e 50mila iscritti. Ma sarebbe sempre meglio del villaggio outlet.
 
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Previsione: giornata di fuffa al 90%, tanti abbracci, disponibilità di Calatrava a stendere il masterplan dell'area Nord come si faceva una volta (ricordate Campos Venuti? Forse no, siete troppo giovani) con sconto sulla parcella.
 
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Pare peraltro che un masterplan già ci sia, o sia in gestazione. In Comune al posto che fu di Malagoli siede un ragazzetto cui non manca l'attenzione all'emergenza ambientale. Fosse da solo, il caro Pratissoli, verrebbe sganasciato in pochi secondi dal primo speculatore mattonaro di passaggio. Ma i vari Vecchi, Delrio, lo stesso Prodi (che mette sempre il dito nelle faccende di casa) sanno che il passato non può tornare - e che, qualora si ripresentasse nelle stesse forme, assumerebbe i tratti della farsa.

 
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Gli industriali di Reggio hanno perso da qualche tempo il diritto al vezzo del divino alzato. Qualcuno potrebbe ricordare loro l'elenco dei cadaveri imprenditoriali disseminati tra la via Emilia e il Po negli ultimi dieci anni. Men che meno la cooperazione, la quale non ha ancora finito di contare le vittime.
 
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C'è un mondo che si muove in fretta, ma è un mondo completamente cambiato e che va molto veloce. La presente rubrica dubita che tra promotori e invitati a quel tavolo possano scaturire idee in grado di attraversare il ventunesimo secolo.
 
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Previsione? Lingue esposte per l'archistar, sboronata classica di Severi, chiusura prudente del sindaco Prudencio che in questi casi, per non sbagliare, dice e non dice - e rinvia.

 


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12/09/17 h. 18.14
nessuno è mai capace dice:

solo i vegani sono capaci di pensieri?

07/09/17 h. 21.23
Fausto Poli dice:

Sono sempre stato un profondo sostenitore del Fangareggi pensiero.

Se fossi titolare di una testata giornalistica, dopo tale articolo, l'avrei assunto.

Ma ho letto tanti articoli di Fangareggi, Volpe dal pensiero democratico, che avrebbe senz'altro un posto anche a Repubblica.

l'articolo e' la fotografia, la perfetta sintesi di quello che e' successo e succedera' ancora.

Purtroppo, l'abbondanza tributaria della provincia di Reggio non consente di organizzare al meglio l'edificazione e la riqualificazione in tempi brevi, la realizzazione della tanto attesa via emilia bis, la tangenziale di Sassuolo. Ci vorrebbe una piccola rivolta.

Certamente questo articolo sul cartaceo avrebbe avuto una piu' alta visibilita'. comunque grazie ancora per le Sue illuminazioni. Che i ponti fossero legati all'impero Maramottiano ? Ma che cavolo, non lo avrei certo intuito da solo.
Certamente l'articolo mi ha insegnato ancora di piu' che informarsi e' sempre la cosa migliore da fare. Certamente Lei avra' avuto delle entrature piu' "approfondite". Buona notte.

05/09/17 h. 22.01
Dino Angelini dice:

Nicola, spero che la tua previsione non si avveri!

05/09/17 h. 14.21
a-ha dice:

veramente fior di architetti reggiani e no hanno scritto e riscritto contro calatrava e i suoi cavalcavia, ma non sono mai stati presi sul serio da nessuno e men che meno da giornali e giornalisti...

05/09/17 h. 13.56
per fortuna dice:

siede un ragazzetto cui non manca l'attenzione all'emergenza ambientale.
E ce ne fossero

05/09/17 h. 12.54
Area No(rd) dice:

Pregiatissimo articolo, che speriamo venga letto in tempo da tutti i diretti interessati. Un po' come avveniva molti anni fa a Cupertino, si spera sempre che i vari "rumors" della stampa vengano (piacevolmente) smentiti da idee rivoluzionarie.

Ma questo non avverrà e assieme all'architetto spagnolo ciò che Cala sarà la mia palpebra.

05/09/17 h. 12.40
Janos Boka dice:

Direttore, mi meraviglio! Fra i fasti del bel tempo andato, perché non citare le opere della duchessa Crudelia? Come dimenticare la porcilaia di Canossa, acquistata a prezzi stracciati e fatta saltare con la dinamite? Con i ponti di Calatrava e senza la porcilaia ecco servita la Bella Provincia

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