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Sabato 24.06.2017 ore 17.40
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Roberta Giallo, tra Marche ed Emilia nel segno di Dalla


di Elisa Alloro

Ha il cuore diviso tra le Marche e l’Emilia; la voce che sa di luna piena, limpida e soave, ma anche appassionata e penetrante. Roberta Giallo, acuta e perspicace, non chiede di meglio al destino. Come nella sua “Amor Amor”, contenuta nel nuovo album “L’Oscurità di Guillaume”, disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming.



Un concept album, Roberta, che racconta di una storia d’amore travagliata. È la tua?
Sì, è una storia che ho vissuto diversi anni fa; ho portato un pezzo di vita vero dentro a questo disco.

Non posso chiederti in quale pezzo ti rivedi di più, perché con questo disco intraprendi un viaggio interiore che ripercorre un capitolo preciso della tua vita, quindi tutti i pezzi fanno parte di questa storia precisa. Ce la racconti? Soprattutto, la situazione adesso è migliorata?
Di solito mi sbottono solo nei live. Aspetto che venga a crearsi con il pubblico il giusto livello d’intimità. Comunque si è conclusa. Conclusa nel dubbio.

Ha un nesso con "L’Oscurità di Guillaume". Cosa significa esattamente?
Guillaume è lui. Un ragazzo francese, a cui ho cambiato il nome per rispetto, che ho conosciuto davvero, un giorno qualsiasi di molti anni fa, a Bologna. Abbiamo iniziato a scriverci, dapprima raramente e poi sempre più frequentemente, quasi in maniera ossessiva. Ci siamo innamorati e hanno cominciato a succedersi episodi molto strani nella nostra vita; ma la cosa più assurda è che la storia sia finita nel mistero. Che l’identità della persona che ho amato sia avvolta nel mistero.



Quindi, archiviato Guillaume, ultimamente cosa ti ha fatto “morire di frontale”? L’innamoramento facile che canti è spesso una malattia inguaribile e fa vivere in perenne sofferenza: ci si nutre di picchi, si respira a onde sinusoidali. 
Già! Io sono sempre stata soggetta a questo tipo di amori, alla ricerca di grandi scossoni. Probabilmente non ho mai saputo vivere l’amore se non cercando storie che mi scuotessero davvero. Finivo sempre schiacciata sotto il peso di questi innamoramenti ossessivi.

“Amore muoio di frontale” racconta esattamente come nasce l’amore con lui; un vero e proprio colpo di fulmine, frontale come una portellata. Sai quegli amori che ti fanno stare male dopo un solo sguardo? Ecco, grazie al cielo negli ultimi tempi non mi ammalo più così.



Ti sei buttato sullo shopping compulsivo, sul cibo?

No, semplicemente su una relazione completa e stabile. Poi sono presa dal lavoro e la musica occupa tutto quel territorio che prima mi rubava questa travagliata vita sentimentale.

Hai presentato il tuo nuovo progetto a Bologna ed è stato accolto con grande entusiasmo e travolgente calore. Il prossimo sabato sarai a Milano, allo Zio Live Club, e di certo non per la prima volta. Sei entusiasta di tornare a suonare in questa piazza: cosa ti aspetti?

Trovo sempre molto snob parlare di popolarità, ma alla fine ammetto che sia cresciuta anche quella. So già di persone che arriveranno, felici di risentirmi dal vivo e di un pubblico che attende di sconoscermi e che spero di sedurre.

A proposito, perché hai scelto di muoverti dalle Marche verso Bologna? Cosa ti ha “chiamata”?

Ho sempre avuto il mito di questa città perché entrambi i miei genitori hanno studiato a Bologna, e nei loro racconti c’era questa città magica e vitale, accogliente, costruttiva, ricca di giovani. E devo dire che la città non mi ha delusa, anzi, mi ha rapita subito; poi mi ha fatto conoscere gente e instaurare relazioni affettive e lavorative che, per forza di cose, mi hanno incastrata qui.

È una città magica e strategica, vicino a tutto: la città giusta per me che vengo da un paesino, perché ha la vivacità e l’esuberanza che amo, ma anche la dimensione che permette di vivere un po’ rilassati.



Tutte le canzoni sono state scritte e composte da te, ad eccezione dei brani “Amore Amor” e “Gu'”, in cui hai scritto la musica insieme a un altro talentuoso personaggio emiliano, Mauro Malavasi, che ha anche arrangiato e suonato l’intero album. Come è nato il vostro incontro?

L’idea di creare un concept album su questa storia è stata partorita insieme. Quando Mauro seppe di questa storia d’amore travagliata rimase affascinato sia dalla trama che dalle canzoni. Iniziammo a realizzare anche uno spettacolo teatrale, al quale poi collaborò anche Lucio Dalla; un progetto che è rimasto inedito, perché dopo la morte di Lucio bloccammo tutto.

E difatti negli anni hai cantato e collaborato con grandi artisti, hai aperto i concerti di Sting, Carmen Consoli, Edoardo Bennato, Alex Britti, ma ti avrei chiesto proprio una battuta speciale su una collaborazione tra tutte, quella con Lucio Dalla. 

Ho conosciuto Lucio tramite Mauro e grazie a questo disco che finalmente ha preso forma. Affascinato dal modo di scrivere e dalla voce, entrò nel progetto e decise di aiutarci anche alla messa in scena dello spettacolo.

Devo dire che mi ha coinvolta in tante cose dal momento in cui mi ha conosciuta: dalla realizzazione del video della canzone "La leggenda del prode Radames", del suo ultimo disco "Questo è amore", alla colonna sonora del film “Il cuore grande delle ragazze” di Pupi Avati.

E questo album è dedicato a Lucio Dalla, deve esserlo, anche per dimostrargli la mia gratitudine. Alla commemorazione per celebrare l’anniversario della morte di Lucio, “A casa di Lucio” appunto, un appuntamento sempre più importante, ma soprattutto toccante, ho eseguito un suo brano e finalmente ho potuto completare questo disegno rimasto incompiuto, lasciando il disco fisico nella sua casa.

Un gesto che gli dovevo, perché questo disco è veramente legato a lui. C’è un brano che di chiama “Oz” che gli dedico: per me simbolicamente Lucio è Oz, perché era il mago, in grado di far scattare quell’alchimia, di infondere quell’energia unica, tra le persone.



Si può essere più cose contemporaneamente e tu sei cantautrice, autrice, performer teatrale, pittrice, scrittrice: cosa non sei mai riuscita a diventare nella vita che avresti tanto voluto provare ad essere?

Da piccola volevo fare il notaio e guadagnare una barca di soldi! Ma aldilà delle battute e dei risultati, tutto quello che volevo fare l’ho sempre fatto. Anche filosofia, che per tanti non porta a niente, sono felice di averla fatta.

La mia prima vocazione è quella di cantautrice, tutto il resto mi è nato intorno; tutte le altre abilità hanno completato il quadro. Parlavo dei risultati perché la cosa più frustrante a volte è proprio questa. Ad esempio, mi piacerebbe avere più popolarità, perché con la popolarità lavori meglio, ti esprimi meglio e con migliori mezzi; ma non si può fare tutto e già faccio tanto, anzi, dovrei imparare a togliere.

Con Samuele Bersani hai lavorato al disco "Nuvola numero nove" come corista, hai duettato nel singolo “La fortuna che abbiamo” – che Samuele sta portando in tour adesso, dopo un anno di paura e pausa, a causa di una corda vocale lesionata. Con lui duetti e sei autrice anche del brano inedito "Voce al bene", ma non è contenuta in questo disco. Come mai?

Sì, ho fatto i cori di quel disco, lui le chiama "macchie sonore". Ho collaborato ancora come coro al singolo e poi sì, ho scritto questo brano inedito e duettato con lui, solo che ahimè è rimasto inedito. Ma spero che prima o poi esca, anche perché lui sarebbe contento uscisse.

L’anno scorso interpreti la versione integrale de “La canzone di Orlando”, scritta dal poeta Roberto Roversi e Lucio Dalla, nello spettacolo teatrale “Roberto Roversi - Una voce r/esistenziale”; lavori al disco e, in un quarto d’ora di riposo, inventi la rassegna sui cantautori intitolata “Martedì in Giallo”, che è andata avanti al Bravo Caffè di Bologna.

Sì, è temporaneamente in pausa, proprio perché non ho avuto molto respiro, ma riprenderà presto. Sono una cantautrice e volevo fare qualcosa per i cantautori emergenti. Voglio ridare spazio a questa figura e anche svecchiarla. È la classe di artisti che oggi risente di più dei vari talent sparsi nell’etere: si inizia come cantautori, ma si smette di esserlo nel momento in cui si raggiunge la popolarità; perché le case discografiche ti fanno cantare più facilmente i pezzi di altri. È insomma il momento degli interpreti.

Se penso ai vari Dalla, appunto, ma anche De Andrè, Carboni, De Gregori: i grandi cantautori italiani, quelli veri, sono sempre meno, non ne esistono quasi più. Bologna, poi, mito e culla dei cantautori italiani, non poteva non dedicare - su un palcoscenico importante come quello del Bravo Caffè – uno spazio ai giovani cantautori di tutta Italia.

Ma tu Roberta, cosa sogni oggi in una “Notte di luna senza stelle”?

In questa canzone la luna è il corpo della persona amata. Una notte d’amore vissuta all’aperto; il suo corpo bianco sotto la luce lunare e nessuna stella, perché gli unici corpi a fare luce nella campagna eravamo noi. Oggi è ancora così. Se guardo la luna è amore totalizzante; vissuto con tutto il corpo, l’anima, la mente.


Ultimo aggiornamento: 13/03/17

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