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Giovedì 30.03.2017 ore 20.34
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Majid Valcarenghi

Per una politica bio


di Majid Valcarenghi

Scrivo in un clima politico in cui si parla di referendum e amministrazioni di grandi città: i temi trattati sono tanti, anche quelli posti per il futuro. 

Grande assente dal dibattito, tuttavia, è l'obbiettivo politico di iniziare un percorso di fuoriuscita dall’agricoltura avvelenata dai pesticidi e la progressiva chiusura degli allevamenti intensivi e/o la loro riconversione in allevamenti con criteri biologici.



Questo obiettivo deve coniugarsi però con un forte calo della domanda da parte del mercato sia dei prodotti da agricoltura inquinata che di carne.

I dati statistici parlano di un 20% in meno di acquisto di carni registrato negli ultimi 5 anni e parallelamente un aumento del 30% dell’acquisto di prodotti biologici di vario genere. Sono dati importanti, dai quali si evince che la presa di coscienza per una migliore qualità della vita incomincia a uscire dalle nicchie alternative o dai circuiti privilegiati intaccando anche settori del grande mercato.

Questa è una premessa essenziale perché qualche forza politica prenda in considerazione l’inserimento nel proprio programma di forti incentivi per il biologico e la cessazione degli allevamenti di animali sotto tortura.

Perché questo diventi possibile il calo della domanda di prodotti animali dovrebbe arrivare almeno al 50%, ma siamo sulla buona strada. Potremmo iniziare una campagna di sensibilizzazione su due fronti: quello che parla alla politica, cioè a chi fa le leggi, e quello per far crescere la coscienza del consumatore non vegetariano o vegano, affinché almeno riduca drasticamente il consumo di prodotti animali orientandosi verso il biologico.

Se facessimo nascere un movimento d’opinione che, al di là delle scelte individuali etiche, si ponesse l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini a ridurre drasticamente il consumo di prodotti non biologici e il consumo di carne, a tutela della propria salute, parallelamente diventerebbe possibile ottenere dal legislatore una riforma delle norme che regolamentano agricoltura e allevamenti, a partire nell'immediato dal controllo del rispetto delle norme vigenti.

Non si tratta di imporre il biologico per legge, ma di sensibilizzare l’opinione pubblica da una parte e stimolare la politica ad assumersi la responsabilità di ridurre il danno in termini di salute dei cittadini.

Qualcuno potrà pensare che questo sia troppo poco, che si dovrebbe osare di più: ma dovremmo distinguere il piano legislativo da quello culturale.

Come nostra presa di coscienza individuale, la grande maggioranza di noi diciamo che è più avanti rispetto questo obiettivo. C’è una componente etica, soprattutto rispetto al consumo dei prodotti animali, che fortunatamente è in crescita.

Ma se pensiamo di rivolgerci al grande mercato, e quindi all’uomo e alla donna "della strada", è essenziale individuare quegli obiettivi minimi che possano davvero trovare ascolto da una politica che, anche quando non fosse prigioniera e complice del mercato, deve comunque tener conto dell'aspetto occupazionale.

Se nella controversa riforma costituzionale verrà inserito - come pare - il referendum propositivo, anche questo strumento potrebbe diventare importante; ma nel qui e ora partiamo da noi, attiviamoci sia come associazioni che come individui per far nascere un movimento d'opinione per un mondo bio e per la salvaguardia della salute.

Chiediamo ai politici di stanziare maggiori incentivi per favorire la conversione ai criteri biologici dei terreni e degli allevamenti e, parallelamente, di destinare risorse per un maggior controllo del rispetto delle normative europee, che vengono regolarmente disattese nella pratica - come il dare uno spazio di vita per ogni singolo animale e la possibilità di avere ore d’aria all’aperto.

Si tratta di fuoriuscire dalla concezione del campo di concentramento come fabbrica di carne per passare ai criteri usati nelle carceri moderne per mantenere in vita i carcerati.

Questo significa che, al di là delle nuove normative che dovrebbero essere approvate, esiste già la possibilità di ridurre il tormento di tanti animali allevati sotto tortura.

Le elezioni politiche saranno tra uno o due anni ed è il tempo giusto e necessario per far circolare una petizione che faccia valere la nostra forza, i nostri numeri, per ottenere qualcosa prima delle elezioni.

Non sarà facile perché sono tanti gli interessi in gioco e tante anche le sacche di corruzione che coinvolgono i veterinari e chi dovrebbe controllare gli allevamenti.

In questo potrebbero avere un ruolo importante le formazioni politiche giovani, come il Movimento Cinque Stelle, che non ha interessi o lacciuoli territoriali che possano intralciare nella pratica questo obiettivo.

Ma dopo la trasmissione della puntata di Report che ha documentato gli orrori perpetrati agli animali nello stabilimento emiliano di Amadori, uno dei più grandi produttori di salumi in Italia, qualcosa si è mosso: da un'interrogazione parlamentare del M5S alla Camera a una petizione al ministro della salute sui social network, che abbiamo sottoscritto e rilanciato in rete e che ci auguriamo il ministro prenda seriamente in considerazione.

Ci vuole una volontà politica che ci auguriamo emerga in diverse forze politiche anche trasversali (Vittoria Brambilla, se ci sei batti un colpo!) che metta in discussione le lobby potenti degli allevatori, che naturalmente negano di disattendere la legge.

Per l’agricoltura abbiamo centinaia di piccoli agricoltori di nuova generazione che non aspettano altro che essere aiutati a produrre biologico.Teniamoci in contatto.


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27/06/16 h. 20.54
Pierò Verni dice:

Iniziativa lodevole cui aderisco convintamente. L'ho condivisa sulla mia pagina.

p.v.

24/06/16 h. 19.52
Enrica Stafulli dice:

Articolo ed iniziativa lodevoli ma ai politici se le cose non producono profitti (buoni profitti) difficilmente si ottiene qualche cosa : Banca Etruria , Banca di Vicenza ....I cantieri nautici ....Gli interessi personali del Ministro che cambia ideologia , quello che non sa di essere utilizzato dal compagno con cui nel frattempo ha avuto un figlio ....Sono cose da considerare quando si analizzano questi aspetti.Ripeto il testo e l'iniziativa sono molto alte ...troppo per persone che hanno gli occhi sulle ginocchia ....
Grazie Sig.Valcarenghi .
Enrica Stafulli

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