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Officine Reggiane, ecco l'archivio storico


Ogni due anni le Officine Reggiane tornano a fare sentire prepotentemente la loro presenza in città. Sabato 18 novembre, alle ore 17 nello Spazio Gerra a Reggio Emilia (piazza XXV Aprile 2) si inaugura la mostra 'Officine Reggiane/Archivio storico-capitolo 2', nuova importante tappa della restituzione pubblica del lavoro di ordinamento archivistico e di valorizzazione del fondo delle ex Officine Reggiane, svolto negli ultimi due anni.

 
La mostra 'Officine Reggiane/Archivio storico-capitolo 2', è stata presentata questa mattina nel corso della conferenza stampa che si è svolta allo Spazio Gerra  alla presenza di Luca Vecchi Sindaco di Reggio Emilia, Azio Sezzi gruppo Iren S.p.A, Luca Torri  Amministratore delegato Società di Trasformazione Urbana Reggiane S.p.A, Giordano Gasparini Direttore Area servizi alla persona Comune di Reggio Emilia. 
L'assessore a educazione e conoscenza Raffaella Curioni con le artiste Calori & Maillard ha presentato il video del progetto Energia potenziale a cura di Daniele De Luigi, realizzato nell’ambito del progetto Panorami Contemporanei e Luoghi in trasformazione. Residenze di Fotografia in Italia 2017.
 
“Bisogna avere la consapevolezza di come la città sta cambiando - ha dichiarato il sindaco Luca Vecchi -. La seconda parte della mostra sull'archivio delle Reggiane è una bellissima operazione culturale, una bellissima mostra. Fin dall'inizio del mandato abbiamo sempre considerato la volontà di realizzare un grande lavoro culturale sulla valorizzazione di questo archivio lungo 2.5 km, affinché uscisse dalle grigie stanze e potesse diventare elemento di conoscenza e di condivisione, anche di recupero, di un senso di appartenenza per la città. Questo non è un archivio come tanti altri, ma è un archivio che attraversa la storia e l'anima profonda di una città e di una comunità. Quindi considero la valorizzazione dell'archivio delle Officine Reggiane non solo un'operazione culturale ma anche un'operazione democratica, di grande trasparenza, di grande relazione con la comunità”.

 
“Mi preme fare tre considerazioni che riguardano la mostra- ha aggiunto Vecchi -.La prima concerne la sezione dedicata alla produzione degli aeroplani che ci restituisce la dimensione e la consapevolezza di ciò che erano le Reggiane nella progettazione di aerei e la loro portata di grande impresa internazionale e sovranazionale. Questa città ha sempre avuto una forte proiezione internazionale a partire dall'economia, dalla cultura, dalla solidarietà, dall'educazione a seconda delle situazioni e dei momenti storici. La valorizzazione dell'archivio delle Reggiane ci aiuta anche a recuperare e a ridare ulteriore valore a questo grado di consapevolezza e di significato. Le Reggiane in qualche modo hanno parlato al mondo partendo da Reggio Emilia e anche grazie anche al suo nome.  Nell' anima profonda della storia di una comunità c'è sempre stata la voglia di guardare ai problemi di casa nostra con uno sguardo costantemente rivolto al mondo e la storia delle Reggiane io credo che ci dica questo. 
La seconda considerazione è intimamente connessa con la storia della città perché questa mostra mette al centro le persone. Dato che siamo la città delle persone non c'è niente di più coerente di tutto questo: mettere al centro la storia, le biografie, le famiglie e i protagonisti noti e meno noti di una vicenda lavorativa, industriale che di fatto attraversa le storie di quasi tutte le famiglie reggiane direttamente o indirettamente. Infine la mostra si compone anche di tutta una serie di eventi che per alcuni mesi parleranno alla città e la coinvolgeranno”.
 
“L'ultima considerazione - ha aggiunto il sindaco – è sul Parco Innovazione e su una rappresentanza di soggetti (STU ed IREN) che hanno contribuito anche alla realizzazione del progetto sul recupero dell'area delle ex Reggiane. Il modo stesso in cui la città sta ripensando la rigenerazione dell'area delle ex Reggiane, non attraverso un'operazione urbanistica fine a se stessa, ma attraverso un' operazione che ha al centro il tema dell'innovazione, della ricerca, della qualità del lavoro è, io credo, il modo migliore per rendere giustizia e fare onore a quella lunga storia che questa mostra racconta per tanti versi. E lo si fa costruendo una progettazione ed una riqualificazione che guarda al futuro, che guarda alla qualità di un modello economico, di un modello di sviluppo che mette al centro la ricerca e l'innovazione e non semplicemente una trasformazione fine a se stessa. Credo che questo sia il modo migliore per rimanere coerenti con il fatto che quell'area non c'era soltanto una fabbrica, ma c'era il cuore della città. Nel graduale percorso i trasformazione delle ex Reggiane e dell'imminente avvio del Parco dell'Innovazione, l'archivio che stiamo catalogando e valorizzando in questi anni, troverà definitiva collocazione in una struttura coerentemente inserita all'interno dell'area delle ex Reggiane”.
 
“Una grande impresa come Iren - ha dichiarato Azio Sezzi per Iren - deve sviluppare il suo business, deve pensarsi in avanti, deve cercare l'efficienza perché sul mercato è quotata in Borsa. Contemporaneamente non deve dimenticare il suo carattere originario, la sua “distintività” imprenditoriale: questo è il legame e la relazione con il suo territorio e con le sue comunità. L'impegno a sostegno del progetto di riordino e di valorizzazione dell'archivio delle ex Reggiane è un'azione di responsabilità sociale che Iren sviluppa in questo particolare territorio. Oltre a ciò l'archivio delle Reggiane va visto all'interno di un progetto più ampio che riguarda l'area e le zone limitrofe alla zona delle ex Officine Aeronautiche. Attraverso Iren Rinnovabili poi partecipiamo ad un impegno di natura urbanistica: anche grazie a ReMida abbiamo maturato l'idea, insieme al sistema di Reggio Children, di trasformare questo centro del riuso (ReMida) in una sorta di centro dell'economia circolare. Aggiungo anche il recente protocollo di intesa firmato da Comune, Regione e Iren che dovrebbe vedere lo sviluppo di una accademy con risvolto ambientale all'interno di questa grande iniziativa di riqualificazione.

 
Quindi l'archivio diventa una sorta di operazione di rigenerazione culturale, accanto alla rigenerazione fisica e materiale del luogo, nel tentativo di dare attualità e contemporaneità alla memoria storica della più grande fabbrica che ci sia mai stata a Reggio Emilia, che contava 13mila dipendenti producendo le tecnologie più raffinate: quelle dell'ingegneria aeronautica in una dimensione internazionale. Altro che provincia contadina! Sarebbe interessante far rivivere quel clima di innovazione e di effervescenza sviluppando per la prossima edizione una sorta di albero genealogico che illustri quante imprese ed imprenditori si sono sviluppati partendo dalle Officine Reggiane. 
Dove c'è innovazione c'è Iren che in questo caso agisce come elemento di supporto, di promozione dell'innovazione, ma contemporaneamente anche come soggetto beneficiario di questo clima e di questa formazione all'innovazione. Si crea così un circolo virtuoso con le proprie radici e la propria memoria in grado di saldare il legame attuale e di svilupparlo in una prospettiva futura”.
 
“Vorrei iniziare il mio intervento - ha dichiarato Luca Torri amministratore delegato Società di Trasformazione Urbana Reggiane S.p.A. - ricordando il nome della società che rappresento: si chiama  infatti Conoscenza, Innovazione, Creatività e Memoria, Società per la Trasformazione Urbana Reggio Emilia. Un nome molto lungo che abbiamo abbreviato in STU Reggiane S.p.A., ma questi sono i quattro elementi che noi consideriamo fondamentali per lo sviluppo di questo progetto. 
Il nome del sito in cui il progetto si inserisce è il Parco dell'Innovazione. L'innovazione si esprime in tanti modi; il primo, uno dei più importanti, è il recupero, partire dalla nostra storia. Per questo motivo vogliamo ospitare l' archivio delle Reggiane all'interno del Parco dell'Innovazione, e pensiamo che questa sia un' operazione straordinaria. Talmente straordinaria che la consideriamo paritaria rispetto agli altri eventi. È tanto importante l' innovazione quanto lo è il recupero della memoria. In questo senso abbiamo recuperato anche forme d'arte contemporanee nate nel momento in cui le Officine Reggiane chiusero i battenti. Per noi avere l'archivio delle Officine Reggiane all'interno del Parco dell'Innovazione significa completare quel processo di innovazione che parte dalla nostra storia per trovare un futuro legato alle radici della nostra città”.
 
“La cosa che colpisce nel corso del lavoro di ordinamento - ha sottolineato Giordano Gasparini, direttore Area servizi alla persona del Comune di Reggio Emilia - sono i numeri di questo archivio. Oltre 2.500 metri di lunghezza, oltre 10mila disegni e  progetti aeronautici, più di 24mila immagini sulla vita dell’azienda, migliaia di fascicoli personali e oltre 22.000 documenti ora digitalizzati. È possibile affrontare un' impresa di questo tipo solo mettendo in campo una rete di soggetti che ormai da anni lavorano quotidianamente per fare in modo che questo archivio venga completamente salvato, riorganizzato e valorizzato. Un ringraziamento spetta alle diverse realtà che collaborano e al comitato scientifico composto da Elisabetta Arioti, Michele Bellelli, Giordano Gasparini, Ingrid Germani, Luigi Grasselli, Mauro Maggiorani, Adriano Riatti, Nando Rinaldi, Azio Sezzi, Massimo Storchi, Stefano Vitali”. “Questa - ha specificato Gasparini illustrando il percorso espositivo - è una mostra sull'archivio delle Reggiane, azienda che ha sempre avuto un grande impatto sulla città. È importante per noi, ogni due anni, creare un momento di restituzione perché chi visita la mostra possa capire il lavoro di catalogazione, di restauro e di digitalizzazione che stiamo facendo e che confluirà nell'importante progetto del Parco dell'Innovazione”. Dopo il capitolo 1 due anni fa, oggi restituiamo la seconda parte del lavoro, in modo emozionale. Al piano terra è presente tutta la storia della produzione aeronautica, uno dei momenti più importanti dell'azienda. Al primo piano si presentano le forti relazioni internazionali che ha avuto l'azienda, dal primo documento trovato risalente al 1933 che testimonia un lavoro fatto in Uruguay per arrivare fino agli anni Ottanta. Le Officine Reggiane hanno lavorato in tutto il mondo. Ci sono immagini molto suggestive di faldoni dedicati a Siria, Egitto, Tanzania, Cile, che danno l' idea di come le Reggiane abbiano avuto un forte impatto internazionale, grazie alla loro capacità di proporre prodotti innovativi. Poi vi sono fotografie e immagini, in parte restaurate e in parte riordinate. Un'altra parte richiama i temi del personale. Si ricostruisce la vita e la storia delle persone, con particolare riguardo per le storie di alcuni personaggi come Camillo Battisti - figlio di Cesare Battisti - ingegnere che per lungo tempo ha lavorato alle Reggiane, ma anche quella di alcuni sindacalisti protagonisti dell'occupazione del 1950-51, di alcuni martiri delle Reggiane e di Ettore Guidetti, un operaio deportato. La cosa interessante per i visitatori è che potranno prendere in mano i documenti originali delle cartelle degli anni Venti fino agli anni Sessanta. Grazie alla collaborazione con l' Università degli studi di Modena e Reggio inoltre sono stati riordinati e digitalizzati i filmati che si possono vedere e che diventeranno anch'essi parte integrante dell'Archivio delle Reggiane. 
Ma il lavoro  sull' Archivio non si ferma qui. I due impegni futuri saranno una mostra conclusiva il Capitolo 3 grazie ancora una volta alla collaborazione di Iren, che fornisce un sostegno non solo economico, ma anche di idee e di confronti, e la realizzazione della nuova sede dell'Archivio delle Reggiane all'interno del Parco dell'Innovazione”
 
Infine l'assessore a educazione e conoscenza del Comune di Reggio Emilia Raffaella Curioni presentando il progetto  sulle Officine Reggiane Energia Potenziale, a cura di Daniele De Luigi, delle fotografe Calori & Maillard, ha dichiarato: “Reggio Emilia cogliendo la sfida delle più innovative politiche nazionali ed europee, investe sulla creatività e in particolare sui giovani talenti come leva dello sviluppo locale, per creare opportunità di formazione e lavoro, di inclusione sociale e rigenerazione urbana. In questa direzione abbiamo partecipato al progetto “Panorami contemporanei. Residenze di fotografia in Italia”, la prima indagine fotografica sul territorio nazionale e sui luoghi in trasformazione nelle città italiane, promossa dal Ministero - dunque a committenza pubblica - e affidata a giovani artisti. Siamo stati scelti per rappresentare il Nord (insieme a Perugia e Bari) con una residenza artistica dedicata alle ex Officine Reggiane, luogo emblematico e strategico nel percorso di costruzione della Reggio Emilia futura”. “Un progetto con esposizione delle fotografie diffusa in città - aggiunge l'assessore - che ci sta particolarmente a cuore perché Reggio Emilia con il festival Fotografia europea è punto di riferimento, non solo in Italia, nel campo della fotografia. Abbiamo voluto inserire il lavoro svolto durante la residenza dalle artiste Calori&Maillard  sull'area delle Ex Officine Reggiane, curato da Daniele De Luigi, all'interno del più ampio progetto di studio e valorizzazione degli Archivi delle Officine Reggiane che la nostra Amministrazione porta avanti da anni”.
 
La mostra è progettata per accompagnare il visitatore in un percorso in cui i documenti originali aprono spiragli e porte su una memoria storica apparentemente lontana ma in realtà molto vicina e tangibile. Ai fogli di carta ingiallita, scritti a macchina e colorati dal blu della carta carbone, si sovrappongono le narrazioni di padri e nonni che hanno legato un pezzo della loro vita alla grande fabbrica in un allestimento che, riprendendo le modalità espositive del primo capitolo (il labirinto, la randomicità e il frammento quali figure dell'archivio stesso) mira ad attivare la memoria individuale del visitatore e a trasportarlo in un viaggio nella storia recente collettiva di una comunità.
2.500 metri di lunghezza, oltre 10mila disegni di progetti aeronautici, più di 24mila immagini sulla vita dell’azienda e migliaia di fascicoli personali: queste cifre danno un’idea dell’immenso patrimonio che l’Archivio storico delle Officine Reggiane sta progressivamente rivelando a quanti, sin dal 2011, sono impegnati nella complessa attività di salvaguardia, recupero e valorizzazione del prezioso fondo acquisito dal Comune di Reggio Emilia. 
 
Il lavoro di recupero e restauro dei documenti dell’Archivio storico ha consentito di rendere protagonista la componente forse più suggestiva e affascinante della storia delle Reggiane, quella della produzione aeronautica, che, concentrata in pochi anni, ha generato il momento di massima espansione industriale. Il volo quindi e gli aerei sono i primi protagonisti di questa seconda mostra dell'Archivio storico, in particolare il gigantesco “transaereo” per voli intercontinentali, progettato ma mai realizzato, e il motore completamente restaurato di un modello RE 2002 è collocato nella stanza centrale da dove, azionato da un sistema a sensori, racconta con la propria voce le sue caratteristiche.
L’esposizione tratta inoltre in maniera approfondita un altro importante aspetto delle Reggiane, l’espansione del commercio a livello intercontinentale; come, quanto ma soprattutto in quanti paesi del mondo sono finiti i prodotti e i progetti nati a Reggio, dove già dalla prima metà del secolo scorso arrivavano a Reggio commesse di lavoro da mezzo mondo. Lettere, telegrammi, raccomandate, interminabili spostamenti in treno o via mare, documenti di viaggio e di commercio trovano collocazione in questa sezione.
 
Ma non è possibile parlare di un’industria tanto attiva senza concentrarsi, come già avvenuto nella prima edizione, sul racconto delle persone che hanno contribuito a crearla. Alcune significative biografie sono state ricostruite grazie alle documentazioni estratte dalle “Cartelle personale”, in cui agli andamenti aziendali e professionali si intrecciano con le vite private e gli avvenimenti storici e sociali dell'epoca. Così è possibile leggere attraverso le biografie del collaudatore di aerei conte Pietro Scapinelli l'epopea bellica del volo; attraverso quella di Domenica Secchi, Gino Menozzi e Armando Grisendi il tragico momento dell'eccidio del '43 o le deportazioni di operai come Ettore Guidetti, di ripercorrere tramite la cartella personale dell'ingegner Camillo Battisti, figlio di Cesare Battisti, l'idea di ripresa e rinnovamento del primo dopoguerra. E poi le lotte operaie dei primi anni '50 attraverso i documenti e le biografie di attivisti quali Simone Brega e Livio Montanari.
Altre sezioni di mostra pongono in primo piano l'ampia documentazione fotografica, che dalle prime lastre in vetro arriva alle riproduzioni di fine 900 e alle immagini filmate appena restaurate, con oltre 7000 metri di girato che l'azienda utilizzava per descrivere la propria operatività sia dal punto di vista tecnico e ingegneristico che da quello della promozione. 
 
In forma di video sono ospitati due progetti Voci da Santa Croce, che si occupano di raccontare il quartiere di Santa Croce oggi, a cura del collettivo Reggian*, nato nel 2016 grazie ad un workshop di Spazio Gerra sulla rigenerazione urbana, e della compagnia Pietribiasi/Tedeschi ( 20 gennaio ore 17 Spazio Gerra). 
Inoltre Fosco Grisendi ha realizzato ad hoc per la mostra, A New World, opera nella quale l'artista reggiano interpreta con l'estetica che lo caratterizza, fatta di colori sgargianti e forme stilizzate su fondo nero, la vasta produzione delle Reggiane e la sua espansione nel mondo, lasciando sottintendere quanto quel mondo ormai passato fosse un tempo innovativo e all'avanguardia. 
 
Le architetture storicizzate dei capannoni delle Officine Meccaniche Reggiane sono anche lo sfondo per l’apparizione di due figure bizzarre ed enigmatiche che agiscono nel paesaggio ed esplorano le interazioni tra produzione e potere. Sono le immagini di Letizia Calori e Violette Maillard, in arte Calori & Maillard, che nel progetto Energia Potenziale, a cura di Daniele De Luigi, raccontano questi antichi e nuovi spazi della città di Reggio Emilia a livello metaforico, di valore, e di storia occupando gli spazi pubblicitari dei viali della circonvallazione e del quartiere Santa Croce, e il portico di Piazza Casotti fino al 3 dicembre. Un video, a cura della casa di produzione cinematografica DIAVIVA, presente nello Spazio Gerra, durante tutto il periodo di apertura della mostra illustra le diverse fasi del progetto. L’intervento di queste giovani artiste della fotografia internazionale si svolge nell’ambito del progetto Panorami Contemporanei e Luoghi in trasformazione. Residenze di Fotografia in Italia 2017, promosso da MiBACT ‐ Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane e GAI in collaborazione con i Comuni di Bari, Perugia e Reggio Emilia con lo Spazio Gerra. 
Il percorso espositivo non propone solo una testimonianza di quanto è avvenuto in quell’area industriale, ma fornisce anche una visione del futuro, attraverso il Parco Innovazione, progetto di riqualificazione attuato dalla Società di trasformazione urbana Reggiane per restituire alla zona nord della città, attualizzandolo, il valore fortemente innovativo che le Officine Reggiane hanno lasciato in eredità. In esposizione il plastico delle infrastrutture in corso di realizzazione, e materiali video che documentano i lavori.
 
Accompagna infatti la mostra - aperta fino al 18 marzo - una serie di incontri, conferenze, visite guidate, laboratori per bambini e studenti, e spettacoli, in cui storici, docenti universitari, amministratori, artisti, protagonisti del mondo della fotografia, studiosi di volo e di progettazione si confrontano con il pubblico intorno ai temi proposti dall'esposizione coinvolgendo la città e toccando tutti i luoghi significativi della storia delle Officine Reggiane : dal Parco innovazione, al Tecnopolo, dall'Aero Club e all'Università. 
Sono tantissimi gli appuntamenti. Solo per citarne alcuni venerdì 1 dicembre, alle ore 18 allo Spazio Gerra si svolge la presentazione di “Energia potenziale” di Calori & Maillard e del magazine “Remixing Cities” n. 2. con le artiste, il curatore Daniele De Luigi, l'assessore a educazione e conoscenza del Comune di Reggio Emilia Raffaella Curioni e i rappresentanti degli Enti promotori del progetto nazionale Residenze di Fotografia in Italia 2017 - Panorami Contemporanei e Luoghi in Trasformazione. 
 
Sabato 2 dicembre, dalle ore 10 alle 13 Parco Innovazione sono in programma le visite guidate ai cantieri e all'ex Capannone 19 delle Officine Reggiane, ora Tecnopolo, dove sarà possibile toccare con mano le trasformazioni in atto nell'intera area (prenotazione obbligatoria via mail a michele.bellelli@isotreco.re.it). Allo Spazio Gerra alle ore 17 Massimo Storchi (Polo Archivistico) e Alessandra Fontanesi (Istoreco) intervengono su RE2002: un aereo in guerra fra Italia e Francia. Mentre nel nuovo anno sabato 13 gennaio, alle ore 17 si svolge un incontro dedicato alla Salvaguardia dell'Archivio Storico delle Officine Reggiane e gli interventi di recupero del Parco Innovazione con Alex Pratissoli (Assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Reggio Emilia), Luca Torri (Amministratore delegato di STU Reggiane), Giordano Gasparini (Direttore della Biblioteca Panizzi), Ettore Rocchi (Vicepresidente di IREN) e un rappresentante della Soprintendenza Archivistica per l'Emilia Romagna
Sabato 17 febbraio allo ore 11 inaugura anche al terzo piano di Spazio Gerra un nuovo capitolo di Its Maker, esposizione curata dagli studenti del corso di specializzazione “Tecnico in sistemi meccatronici” promosso dalla Fondazione ITS Maker, in collaborazione con le aziende del settore.
 
In corrispondenza della mostra è in uscita il volume Officine Reggiane. Archivio Storico, pubblicato da Compagnia Editrice Aliberti (160 pag, 22 €) e curato da Stefania Carretti e Giovanni Guidotti, che raccoglie numerose immagini d'archivio, disegni tecnici e i testi di coloro che in questi anni hanno lavorato alla salvaguardia e alla valorizzazione dell'Archivio storico delle Officine Reggiane. Testi di: Michele Bellelli, Stefania Carretti, Daniele De Luigi, Giordano Gasparini, Ingrid Germani, Luigi Grasselli, Giovanni Guidotti, Lorenzo Immovilli, Giulia Lambertini, Mauro Maggiorani, Franca Manzini, Adriano Riatti, Ettore Rocchi, Giulio Santagata, Elisa Savignano, Azio Sezzi, Massimo Storchi, Luca Vecchi.
 
La valorizzazione dell'Archivio Storico delle Officine Reggiane è resa possibile dal contributo di Iren. Tutte le iniziative in programma sono promosse da Comune di Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, Istoreco, Spazio Gerra, STU-Società di Trasformazione Urbana “Reggiane”, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ICAR-Istituto Centrale per gli Archivi, Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell'Emilia Romagna, Iren Rinnovabili; in collaborazione con Regione Emilia Romagna, CGIL, Fondazione ITS Maker, GAVS – Gruppo Amici Velivoli Storici, Aero Club e Aeroporto “Ferdinando Bonazzi” Città del Tricolore; partner tecnico DSV S.p.A (ex SAIMA Avandero). Si ringraziano inoltre il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni di Trento, il MUSE Museo delle Scienze di Trento, il Club per l'Unesco di Reggio Emilia, la Collezione Salsapariglia e l'Istituto Nobile.
 
Il recupero dell’archivio delle ex Officine Reggiane e le attività in programma
Il progetto di salvaguardia, recupero e valorizzazione dell'Archivio storico delle Officine Reggiane nasce dall'esigenza, in seguito all’abbandono dell'intera area di via Agosti nel 2011, di salvaguardare dal degrado il prezioso patrimonio documentale depositato nella “ex palazzina direzionale”, dove si trovava la parte dell’archivio più antica (dichiarata nel 2010 di particolare interesse storico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali).
Dopo l'acquisizione da parte del Comune di tutti i nuclei documentali, tra il 2011 e il 2013, sono iniziate sotto la direzione della Soprintendenza archivistica regionale le complesse operazioni di recupero, con il trasferimento delle sezioni del fondo in diverse sedi: nel Polo archivistico cittadino, gestito da Istoreco, quelle di notevole pregio (libri sociali, presidenza, disegni, foto, ecc.), nei magazzini comunali i fascicoli del personale e il settore commerciale e la parte restante nel deposito di Morimondo (MI) grazie alla collaborazione della Direzione generale per gli archivi.
 
La prima mostra “Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione” si è tenuta tra ottobre e dicembre 2013, nel Tecnopolo, poi è seguita la mostra “Officine Reggiane/Archivio storico-Capitolo I” nello Spazio Gerra (dicembre 2015-febbraio 2016), proposta per fornire alla città una visione del lavoro svolto, in particolare sulla documentazione legata alla produzione industriale e al personale. Il successo dell'iniziativa e l'interesse della città sono stati confermati dagli oltre 11.000 visitatori.
Sulla base di una convenzione stipulata nel 2015 da Comune, Iren, Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Emilia Romagna, Istituto centrale per gli archivi di Roma, Università degli Studi di Modena e Reggio, Istoreco, e grazie ad un finanziamento pluriennale di Iren, è stato avviato un programma di interventi finalizzato al completamento del progetto e alla riunificazione di tutti i materiali in un'unica sede, da realizzare nella storica area industriale. Sempre nel 2015 è stato istituito un Comitato scientifico per coordinare le attività e fornire lo specifico supporto conoscitivo, di carattere storico e archivistico, in funzione del completamento dei lavori.
 
Altre attività avviate quest'anno riguardano l’archivio virtuale della Mediateca dell’Ateneo reggiano e il suo futuro trasferimento al Polo archivistico comunale, l'assegnazione di due premi per studenti laureati nello scorso anno accademico con tesi di ricerca sulle nostre officine meccaniche e il recupero digitale del “Fondo Reggiane”, costituito da materiali audiovisivi su pellicole e nastri. Di tutto questo si trova testimonianza nella mostra dello Spazio Gerra, “Officine Reggiane/Archivio Storico–Capitolo 2”, che riprende e sviluppa temi trattati nel precedente “Capitolo 1” offrendo una sintesi del lavoro compiuto. 
 
Il Polo archivistico del Comune di Reggio Emilia. Il Polo Archivistico reggiano, con sede nel nell'ex Convento di San Domenico (via Dante Alighieri), è gestito da Istoreco ed ha iniziato la sua attività il 2 maggio 2002, con una disponibilità di deposito su 3.300 metri lineari.
Il Polo, la cui attività è incentrata sulla salvaguardia e valorizzazione delle fonti documentarie a partire dal Novecento, mette a disposizione del pubblico (studiosi, studenti, cittadini) le proprie dotazioni, che oltre agli importanti materiali delle Officine Reggiane sono composte, tra gli altri, dagli archivi storici di Comune e Provincia di Reggio, Azienda di promozione turistica, ACT, Cassa di Risparmio, cooperative, organizzazioni politiche, sindacali e femminili, combattenti e reduci di guerra.
 
La produzione aeronautica. Il lavoro di recupero e restauro dei documenti dell’Archivio storico ha consentito di rendere protagonista la componente forse più suggestiva e affascinante della storia delle Reggiane, quella della produzione aeronautica. Ad essa sarà dedicato un ampio spazio espositivo che ospiterà, tra gli altri materiali, un motore originale completamente restaurato dell'aereo RE 2002 conservato al Museo dell'Aeronautica “Gianni Caproni” di Trento. Questa sezione della mostra documenterà anche il lavoro svolto sulla parte dell'Archivio storico legata ai “Disegni di aeroplani”, attualmente conservata nel Polo archivistico comunale, che è sempre stata oggetto di particolare curiosità e attenzione da parte dei ricercatori per il rilievo sia nazionale, sia internazionale assunto dal settore aeronautico militare. La serie di materiali che costituisce una preziosa testimonianza di quell’attività è stata custodita per oltre 70 anni in 18 grandi contenitori (casse e scatoloni), nei depositi sotterranei dell’azienda. La quasi totalità dei disegni che si sono salvati è su lucidi dell'epoca, relativi ai progetti dei caccia RE 2000, 2001, 2002, 2003 e 2006, prodotti tra il 1938 e il 1943, di un aereo da bombardamento S 79 k (1939-1943) e del motore PXI bis (1941). In totale sono stati censiti 10.387 lucidi, raccolti in 1.602 rotoli.
 
Una azienda internazionale. L’esposizione affronta inoltre in maniera approfondita un altro importante aspetto delle Reggiane: l’espansione del commercio a livello internazionale. Già dalla prima metà del Novecento arrivano a Reggio commesse di lavoro da mezzo mondo, e una notevole quantità di lettere, telegrammi, raccomandate, documenti di viaggio e di commercio ne offrono un'ampia testimonianza. Nel primo dopoguerra le officine di via Agosti iniziano a produrre molini e laterizi, entrando nell'importante mercato delle macchine agricole, inizialmente in Italia, poi all'estero. Seguono le produzioni ferroviarie, dalle locomotive a vapore, elettriche, diesel, alle carrozze passeggeri, merci, vagoni letto e tram, che rimangono per quasi 80 anni la più redditizia attività, con esportazioni in Grecia, Angola, Brasile, Iran, Australia, Spagna, Eritrea, Somalia, mentre nella seconda metà degli anni '30 inizia la costruzione di velivoli della serie RE. Il modello RE 2000, prodotto nel 1939, è l'aereo di maggiore successo, utilizzato sia in patria che all'estero: l'aviazione svedese acquista una sessantina di esemplari e l'Ungheria acquista persino la licenza di produzione. Anche la Luftwaffe tedesca impiega i caccia Reggiane, in particolare il RE 2002, prendendo pure in consegna alcuni RE 2005, i migliori velivoli realizzati dalle Officine. Alla fine degli anni '40, nel periodo della “guerra fredda”, le Reggiane hanno rapporti commerciali in entrambe le sfere d'influenza, quella occidentale e quella dell'est: materiale ferroviario viene acquistato nel territorio occupato dagli anglo-americani, poi diventato Germania Ovest, mentre nel 1949 è raggiunto un accordo per la fornitura di escavatori a Mosca. Negli anni '50 è la NATO a ricorrere nuovamente alle Reggiane per forniture militari, poi distribuite in diversi Paesi, quali Norvegia, Grecia, Turchia e gli stessi Stati Uniti.
Dal 1960, dopo la procedura di fallimento, le produzioni si concentrano su grandi impianti industriali come zuccherifici, dissalatori e attrezzature portuali: grazie ad essi il marchio si diffonde nel mondo, con gru portuali in Russia, Ucraina, Francia), Stati Uniti, Iran e Venezuela, mentre zuccherifici e dissalatori vengono realizzati in Pakistan, Iraq, Iran, Grecia, Algeria e Haiti).
 
Cartelle Personale. La sezione Personale ha una consistenza di circa 200 metri lineari ed estremi cronologici che vanno dal 1919 al 2007 e si compone di documenti integri, minuziosamente redatti, nei quali gli andamenti aziendali e professionali s'intrecciano con vite private e vicende nazionali. Risulta difficile quantificare esattamente il numero dei lavoratori delle Reggiane, poiché varia a seconda delle situazioni storiche. Il maggiore incremento si registra tra le due guerre mondiali: nel 1916 i 1.200 dipendenti di due anni prima salgono a 6.000, di cui 1.200 donne, mentre nel 1935 i 3.700 lavoratori aumentano, fra il 1940 e il '42, a ben 11.000. I periodi successivi ad entrambi i conflitti registrano invece un calo, dovuto alla cessazione delle commesse militari. Il crollo si verifica alla fine della seconda guerra mondiale: nel 1945 i dipendenti sono più che dimezzati e nel 1952, quando le Nuove Reggiane aprono dopo la liquidazione della vecchia azienda, ne rimangono 700.
I documenti sul Personale (dai semplici operai ai dirigenti), insieme ad altri di tipo amministrativo, tecnico e pubblicitario, compongono un patrimonio ricco di informazioni sulle modalità di sviluppo delle Reggiane.
Tra i fascicoli selezionati per la mostra ve ne sono alcuni emblematici, che possono aiutare a comprendere meglio, attraverso le notizie sulla vita di singole persone, alcuni aspetti della storia delle Reggiane e della città. L'ingegnere Camillo Battisti (Trento, 1910), giunge alle Reggiane dalla Piaggio di Pontedera negli anni '30 e viene assunto come progettista del settore avio. La sua storia professionale ed umana si collega alla storia d'Italia poiché Camillo è figlio di Cesare Battisti, eroe irredentista della prima guerra mondiale. Il fratello Luigi entrerà invece a far parte dell'Assemblea Costituente.
 
Pietro Scapinelli (Vicenza, 1904) inizia la carriera appena ventenne, su aerei da ricognizione e bombardamento. Nel 1928 è già istruttore di volo e dopo aver partecipato alla guerra di Spagna arriva alle Reggiane nel 1940, con il grado di ufficiale e l'incarico di collaudatore. Il 14 marzo 1941, ai comandi di uno dei nuovi velivoli prodotti, perde il controllo e si schianta al suolo. Ettore Guidetti (1908) risulta assunto nell'azienda come operaio specializzato. Sposato e padre di due figlie, nell'agosto 1944 viene selezionato per essere inviato in Germania a lavorare per conto della Luftwaffe. Muore nel campo di concentramento di Buchenwald nel febbraio 1945. Simone Brega nel '34, a soli 14 anni, lavora alle Reggiane, insieme al padre Giovanni, seguito poco dopo dal fratello Pierino. Mantenendo fede alla tradizione antifascista della famiglia entra nella Resistenza nel giugno del '44. Fra il 1949 e il 1951 diventa uno dei protagonisti della vita nel quartiere del Cairo e alle Reggiane, durante il periodo dell'occupazione. Dopo il fallimento dell'azienda cerca lavoro all'estero, sempre come operaio e mantenendo le proprie convinzioni politicche. Rientra in Italia negli anni '60. Domenica Secchi, 32 anni, all'ottavo mese di gravidanza, il 28 luglio 1943 è insieme a migliaia di lavoratori delle Reggiane che in corteo scioperano contro la guerra chiedendo la pace. Quando un plotone di militari inizia a sparare i manifestanti vengono presi dal panico e Domenica cerca invano rifugio in un portone e viene colpita al ventre, morendo insieme al bambino che porta con sé. Ora, vicino alla stazione ferroviaria, tra i capannoni abbandonati, c'è un monumento dedicato a quei caduti con il motto scandito allora: “Non vogliamo lavorare per la guerra!”.
 
Documentazione fotografica. Un'altra sezione espositiva è dedicata alla ricca documentazione fotografica, raccolta tra il 1937 e il 1981. Oltre 21.000 fotografie, ora collocate all'interno del Polo archivistico comunale, sono state salvate dalla distruzione cui erano destinate dopo la chiusura dell’azienda. A questo fondo storico si è recentemente aggiunta una raccolta di circa 3.000 negativi su lastra di vetro appartenuta a Renato Losi, professionista di cui l’azienda si avvalse soprattutto tra gli anni '40 e '50. Tra le migliaia di immagini, contenute in 65 cassetti di legno, si possono trovare quelle degli impianti per zuccherifici, miniere e mulini costruiti in Italia e all'estero; aerei, macchine, locomotori e vagoni per treni merci e trasporto passeggeri; gru, laminatoi ed escavatori; fusione, tornitura e pulitura dei pezzi necessari alla costruzione di macchine da lavoro e motori; progetti, test di funzionamento e prodotti finiti dei famosi aerei della serie “RE”.
 
Archivio digitale. All'inizio del Duemila l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe) ha avviato, presso la Mediateca della Biblioteca universitaria cittadina, un progetto per la realizzazione e la consultazione di un archivio virtuale per documentare la straordinaria stagione delle Officine Reggiane, vera struttura “politecnica” di ricerca applicata e di sviluppo industriale del territorio. Promuovendo un percorso di raccolta e valorizzazione di varie fonti (manuali, fotografie, filmati d’epoca, progetti etc…) e un coinvolgimento di studiosi e appassionati si è progressivamente formato un ricchissimo Archivio digitale, che attualmente contiene oltre 22.400 documenti catalogati e consultabili.
L'obiettivo finale è quello di unire questi materiali a quelli informatizzati e più significativi dell’Archivio storico delle Reggiane, realizzando un unico “patrimonio digitale” in grado di documentare, in modo completo e organico, un secolo di attività dell'azienda.
 
Sezione GAVS di Reggio Emilia. Per conservare le memorie degli arei costruiti in Italia negli ultimi cento anni e dei protagonisti delle grandi imprese ad essi legati è stato fondato, nel 1983, il primo Gruppo Amici Velivoli Storici (GAVS), che oggi conta centinaia di soci e sette sezioni (Roma, Torino, Genova, Milano, Vicenza e Trento) alle quali si è recentemente unita quella di Reggio Emilia. Il Gavs (www.gavs.it), individuata quale più importante organizzazione nazionale del settore, approvando la costituzione di una sua sezione nella nostra città ha dunque riconosciuto l'impegno di alcuni reggiani che, in questi anni, si sono adoperati per mantenere e rendere fruibili le testimonianze delle nostre storie aeronautiche, e in particolare delle Reggiane. Per questo motivo la sezione locale del Gruppo ha offerto la consulenza scientifica per la sezione aeronautica della mostra dedicata alla storia delle Officine Reggiane
 
L’Aero Club di Reggio Emilia e le Officine Reggiane. La scelta dell'Aero Club di Reggio Emilia di ospitare, in occasione di questa mostra, alcune conferenze dedicate a temi specifici del settore aeronautico assume un particolare significato non solo rispetto alla tradizione delle Officine Reggiane, che costruirono la pista per collaudare i velivoli dove si trova attualmente l'aeroporto intitolato al pilota reggiano Ferdinando Bonazzi (uno degli organizzatori insieme a D’Annunzio del famoso volo su Vienna nell'agosto 1918), ma anche alla storia dell'Aero Club, che nel 70esimo anniversario della propria fondazione intende ricordare il proprio costante impegno sia nella formazione e promozione delle discipline di volo, sia nel mantenimento e sviluppo della struttura aeroportuale.
 
La ditta Saima e le Reggiane. In occasione della mostra dedicata alle Officine Reggiane la ditta Saima Avandero DSV, in virtù della storia che la lega a questa storica fabbrica, ha ritenuto opportuno offrire un proprio contributo, effettuando il trasporto gratuito del motore per aeroplano esposto allo Spazio Gerra. Fondata nei primi anni dell'Ottocento l'azienda, che opera nel campo dei servizi e dei trasporti, apre un proprio ufficio a Reggio nel maggio 1947, con attività legate alle esigenze di consegna dei prodotti delle Officine Reggiane, divenendo negli anni a seguire partner di riferimento. Quando nel 1992 nasce la Fantuzzi Reggiane, la collaborazione prosegue, in particolare verso l'estero e i mercati emergenti, come il Far East e la Cina. Le attività continuano, sebbene in tono minore, anche dopo l'acquisizione della Fantuzzi Reggiane, nel 2008, da parte di Terex.
 
 
 


Ultimo aggiornamento: 17/11/17

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