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Venerdì 18.08.2017 ore 14.41
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Ilaria Patti

Occidentali's Karma


di Ilaria Patti

Occidentali’s Karma, la canzone di Francesco Gabbani vincitrice del festival di Sanremo, sta risultando più divisiva di quanto potesse sembrare.


 
Il web infatti è schierato tra chi l’ha bollata come la stupida canzonetta pop della scimmia, indegna di competere con artisti dalla carriera pluridecennale, e chi invece la sta glorificando esaltandola addirittura a musica colta, d’avanguardia, associando anche Gabbani ad un giovane Franco Battiato. 
 
A parer mio è una canzone geniale. Ma non tanto per chissà quali significati trascendentali o citazioni filosofiche che si celerebbero dietro un testo che vuole essere impegnato, ma proprio per il contrario: la vera forza di questa canzone è che è brillante, senza volerlo essere. 
 
L’idea era di scherzare sull’attitudine che abbiamo di fingerci sempre più intelligenti, interessanti e interessati di quanto in realtà non siamo. Ad esempio idealizzando le culture orientali, (dal Buddhismo allo yoga al sushi alla meditazione), finendo per “scimmiottarle” (da qua il gioco anche letterale del travestimento) in maniera goffa e non credibile. O ad esempio tatuandoci l’ormai sdoganatissimo “panta rei” pur non avendo mai studiato il greco, od ostinandoci a voler sempre gridare opinioni\mantra\luoghi comuni in loop su ogni argomento anche totalmente sconosciuto per sembrare sempre sul pezzo, o ad ostentare certezze assolute rifiutando inutili dubbi e riflessioni, o ancora mostrando vite glitterate sui social per un’ora di gloria, come soci onorari dei selfisti anonimi. 
 
E intanto l’evoluzione inciampa, involviamo e ci ritroviamo subito scimmie che ballano nude e spensierate, che in fondo non è neanche così male. E continuiamo a sentirci super fighi e à la page quando ormai il personaggio del radical è contemporaneo come l’uomo del neolitico.
 
Ma in tutto ciò nessuna morale, nessun insegnamento, niente significati allegorici o termini aulici e ridondanti, esprime il concetto con la naturalezza e la semplicità di un artista che si vuole solo divertire e fare musica di intrattenimento. Lo fa con stile e freschezza, ha portato creatività ed innovazione in una gara da sempre più incline a testi melodrammatici e retorici da sbrodolamento. 
Gabbani ha mostrato una grande umiltà, sia parlando della sua canzone includendosi sempre nei destinatari della critica e specificando che stesse ironizzando anche su se stesso, sia inchinandosi di fronte alla Mannoia subito dopo la proclamazione, ancora prima di gioire ed esultare, quasi in imbarazzo e a chiederle scusa per il verdetto.
Anche questo fa di lui un artista. Fa di lui un artista l’innovatività del pezzo, il groove, il coinvolgimento del pubblico, l’idea fuori dagli schemi del travestimento e del balletto, la capacità di portare una ventata di modernità e di acume in un contesto decisamente monocorde. 
 
Lascerei perdere Kant con la sua legge morale che si celerebbe nella prima strofa, la filosofia presocratica e l’eterno mutamento, la cultura cinematografica del musical anni ’50, Desmund Morris, il Marxismo, tutte pseudo allusioni che gli sono state affibbiate in maniera francamente forzata. Anzi, eventualmente si è servito di parole evocative proprio per dissacrare chi lo fa a sproposito e per rispondere ai veri o finti intellettualoidi che si parlano addosso, con una mega scimmia nuda e pelosa che balla sul palco dell’Ariston. 
 


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15/02/17 h. 14.34
Manu dice:

Bellissima analisi!!! É proprio cosí e Gabbani é stato un Grande, nella sua umiltà "con coraggio" !

15/02/17 h. 12.07
patrunoanna dice:

commento acuto!!! anche sui giovani!!!

14/02/17 h. 12.30
Scimmia nuda dice:

Ma esistono anche le scimmie vestite?

14/02/17 h. 10.29
Jarno dice:

Ottimo, brava!
In molti campi, dall' informatica alla politica, se si spazzano via le parole che fanno fico si scoprirebbero verità interessanti. Umiltà!

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