Nel 1993, alla vigilia della sua vittoriosa "discesa in campo", c'era l'associazione del buongoverno, i circoli che sarebbero poi confluiti nell'esperienza politica di Forza Italia, c'era un logo nuovo di zecca con l'immancabile richiamo al tricolore italiano, c'era Marcello Dell'Utri a fare da regista dell'operazione e c'era soprattutto l'imprenditore Silvio Berlusconi in rampa di lancio verso il trionfo elettorale e la presidenza del consiglio.
Oggi, nel 2012, a quasi 20 anni di distanza molte cose sono cambiate tranne una: il candidato a palazzo Chigi resta sempre lui, il cavaliere di Arcore. La struttura della nuova "discesa in campo", la seconda dopo il dietro le quinte degli ultimi mesi, pare essere rimasta la stessa ma ha necessitato di alcune modifiche: un nuovo nome ancora da decidere, il restyling del logo, i circoli che non sono più "del buongoverno" ma sono stati ribattezzati “moderati in rivoluzione” e il cambio al vertice dopo le disavventure giudiziarie di Dell'Utri, che hanno richiesto un prudenziale passo indietro del senatore.
Al suo posto l'ex premier è venuto a pescare in Emilia: l'identikit del prossimo regista della campagna elettorale risponde al nome di Gianpiero Samorì, 54enne avvocato modenese iscritto al Pdl che dovrà aiutare il partito a farsi trovare pronto per il dopo-Monti, salvo imprevisti dunque nel 2013. Samorì, già vice di Dell'Utri ai tempi dei "circoli del buongoverno", sarà ora chiamato a guidare i Moderati in Rivoluzione in qualità di presidente.
Il nuovo progetto politico, però, non nasce nello stesso clima di entusiasmo del 1993-1994. Pur disponendo di un piccolo impero in Emilia-Romagna tra assicurazioni, editoria, imprese energetiche e partecipazioni bancarie, la più importante delle quali quella nella Banca popolare dell'Emilia-Romagna, Samorì dovrà infatti fare i conti con diversi fattori di opposizione. Uno di questi è, curiosamente, giudiziario, dato che sulla sua testa pende un'indagine della Procura di Bologna per un presunto accesso abusivo al sistema informatico di Bper che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato finalizzato a trafugare i dati sensibili degli altri soci.
Ma l'ostacolo più importante, senza dubbio, sarà quello politico: da una parte il fardello derivante dall'appoggio di questi mesi al governo Monti da parte del Pdl, che non tutti vedono di buon occhio anche all'interno dello stesso Popolo della Libertà, e dall'altro i dissidi interni alla struttura del partito, che nei mesi scorsi - e particolarmente proprio in Emilia-Romagna, tra Bologna e Modena - hanno portato a spaccature più o meno profonde.
La rottura, in particolare, potrebbe verificarsi nei confronti del gruppo dei cosiddettti "rottamatori", quelli che sponsorizzavano (a questo punto è necessario parlare al passato) il ricorso allo strumento delle primarie anche nel Pdl: è evidente, infatti, che con l'annuncio del ritorno in campo di Berlusconi l'ipotesi di consultazioni interne per il nuovo candidato premier sarà di fatto accantonata, con la stragrande maggioranza del partito (parlamentari in primis) che ha già salutato la "novità" del rientro del Cavaliere con evidente soddisfazione.
“Io dal ‘94 a oggi l’ho sempre votato, ma questa sarebbe la sesta volta e inoltre lui avrebbe 77 anni. Farei fatica a vedermi in una lista guidata da Berlusconi”, ha già fatto sapere Galeazzo Bignami, giovane consigliere regionale del Pdl in Emilia-Romagna. Dichiarazione coraggiosa ma ruolo che non gli permette di trattare più di tanto con i vertici del partito; diverso il discorso invece di Isabella Bertolini, parlamentare modenese e vicepresidente dei deputati del Pdl, che fu tra le prime a manifestare dubbi sulla tenuta del governo poche settimane prima delle dimissioni di Berlusconi e dell'inizio del governo tecnico.
Una convivenza che sarebbe difficile, sotto la Ghirlandina e nel Pdl, quella tra la Bertolini e l'avvocato Samorì, schierato da sempre con l'altra metà azzurra di Modena, quella che si riconosce in Carlo Giovanardi; una differenza di vedute che ben si è notata durante l'ultimo congresso del Pdl nel capoluogo di provincia emiliano e che rischia di riproporsi, "apparato" contro "rinnovamento", anche a livello nazionale rischiando di creare più di un grattacapo al nuovo regista della rinascita berlusconiana.