Mutti, avvalendosi del supporto scientifico del Wwf e dell’Università della Tuscia (Viterbo), è la prima azienda in Italia ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito. Uno studio importante considerato che a livello globale il 70-80% dell’acqua viene utilizzato per scopi agricoli e che la fornitura d’acqua richiesta dalla continua crescita della popolazione ha raggiunto la soglia critica in molte regioni.“Abbiamo ormai raggiunto i 7 miliardi di popolazione mondiale, e le pressioni che esercitiamo su tutte le risorse del pianeta sono assolutamente insostenibili – ha spiegato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - Ecco perché diventa sempre più importante attivare meccanismi che consenta a individui, istituzioni e imprese di ridurre significativamente la propria impronta sui sistemi naturali. Per questo il Wwf ha avviato un percorso di trasformazione dei mercati che accompagna le imprese che esercitano inevitabili pressioni sulle risorse a ridurle in maniera significativa.”
“Mutti rappresenta un caso virtuoso essendo una delle prime aziende al mondo a quantificare, con la metodologia ufficiale del Water Footprint Network, un target di riduzione concreto, misurabile e sfidante – ha dichiarato Stuart Orr, responsabile Freshwater del Wwf Internazionale – Si tratta di un progetto innovativo che ha permesso di identificare soluzioni a maggiore efficienza, coinvolgendo attivamente la filiera agricola in percorsi virtuosi per l’ambiente”.
Il progetto si basa su un effettivo calcolo dell’impronta idrica dell’intera filiera e ha preso in esame la quantità di acqua immagazzinata in ogni prodotto Mutti. L'analisi ha permesso alla società di individuare un obiettivo di riduzione delle emissioni dirette del 19% entro il 2015, attraverso l’incremento e la promozione di fotovoltaico, biomasse, efficienza energetica, energy management. Mutti, inoltre, si è impegnata ad agire per ridurre le due principali componenti dell’impronta idrica e a promuovere l’analisi del terreno per l’elaborazione di adeguati piani di concimazione su 200 campi. La riduzione dell’impronta idrica del 3% potrà infatti essere ottenuta riducendo dell’11,5% l’acqua per l’irrigazione, riducendo del 30% i fertilizzanti a base di fosforo, azoto e potassio oppure combinando le due precedenti misure.









