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Domenica 17.12.2017 ore 18.42
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Morto Jerome Bruner, un amico di Reggio


E' morto Jerome Bruner, intellettuale e psicologo statunitense, profondo conoscitore e sostenitore del metodo educativo delle scuole di Reggio Emilia. Jerome Bruner si è spento a 100 anni. Professore di lungo corso alla New York University, aveva ricevuto dall’Università di Modena e Reggio la laurea ad honorem in Scienze della formazione.



Mentre Reggio gli aveva conferito la cittadinanza onoraria nel 1997. Il legame di Jerome Bruner con Reggio rimase sempre acceso e vivo negli anni, tanto che il professore amava trascorrere lunghi periodi in Emilia.

Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, sulla scomparsa del professore Jerome Bruner, ha ricordato: "Reggio Emilia ha perso un grande amico!
Nel pomeriggio di ieri si è spento negli Stati Uniti il professor Jerom Bruner,  avrebbe tra pochi mesi compiuto 101 anni.
Bruner è stato uno dei più conosciuti e influenti psicologi americani del secolo scorso, una figura fondamentale della cosidetta “rivoluzione cognitiva”; docente presso le maggiori Università del mondo dalla Harvard University, a Oxford, alla New York University, di cui era professore emerito.
Con la sua morte il mondo perde il protagonista di “una leggenda intellettuale, che è difficile ricomprendere con le parole di ciascuno di noi”, come lo ebbe a definire Umberto Eco, in occasione del conferimento della laurea ad honorem da parte dell'Università di Bologna.
 
Con la sua morte la nostra città perde anche un amico carissimo, oltre che un proprio illustre cittadino: infatti, il Sindaco e il Consiglio Comunale di Reggio Emilia gli conferirono, nel 1997, la cittadinanza onoraria, mentre pochi anno dopo l'Ateneo di Modena e Reggio Emilia volle riconoscergli la Laurea ad Honorem.
Come Sindaco, ho avuto modo di comprendere quanto grande e forte fosse il suo legame con la nostra città: basti pensare che, dal 1995 fino al 2008, il professore Bruner è tornato sempre a Reggio Emilia ogni anno, perché – come lui stesso affermava, con la modestia tipica dei grandi – voleva imparare dalla nostra città, leader nel campo dell'educazione.
 
Bruner è stato quindi un protagonista attento e partecipe delle vicende della nostra comunità: ha da subito e da sempre apprezzato e condiviso il Reggio Approach, la scuola come luogo di promozione culturale incessante, in cui i bambini e gli studenti fossero protagonisti attivi e primari dei loro processi di apprendimento.
Al contempo, il professor Bruner ha sempre sottolineato quanto la formazione personale e culturale di ogni persona – fin da bambino -  dovesse avvalersi di una progettualità educativa, che non poteva essere radicata soltanto nell'ambiente scolastico, ma doveva entrare in un processo osmotico con la comunità locale, creando un legame biunivoco e costante con la realtà circostante.
In questo e per questo Bruner è stato e sarà sempre un cittadino reggiano!
 
Siamo infinitamente grati al professor Bruner per la sua amicizia, per la sua capacità e competenza, per la sua profondità di pensiero, per la sua “allegrezza” che trasmetteva a tutti coloro che lo hanno conosciuto. 
Ci stringiamo alla moglie prof. Eleanor Fox e ai figli, ai quali vanno le più sentite e profonde condoglianze da parte di tutta l'Amministrazione Comunale, di tutti coloro che operano nelle scuole della nostra città e  dell'intera comunità reggiana".
 
 In merito alla scomparsa del professor Jerome Bruner, intellettuale e psicologo statunitense, spentosi nella giornata di ieri, 5 giugno, il rettore Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia professorf Angelo Andrisano ha affermato: “L’Ateneo si unisce alla commozione del mondo accademico e culturale per la morte all’età di 100 anni di Jerome Bruner. La sua lezione, sviluppatasi attraverso spunti ed analisi che dalla seconda metà del secolo scorso sono ovunque oggetto di studio e di approfondimento tra gli psicologi ed i pedagogisti, ne ha fatto uno dei pensatori moderni più ascoltati ed influenti, un maestro, una vera e propria autorità nel suo campo”. 
 


Ultimo aggiornamento: 06/06/16

13/11/17 h. 8.15
Giuseppe carpinone dice:

Bruner è stato l'Einstein della pedagogia

08/06/16 h. 0.23
Pietro Boccia dice:

Jerome S. Bruner e il superamento dell?attivismo
Negli anni Sessanta del Novecento si sente il bisogno, negli Stati Uniti, di superare la concezione della pedagogia attivistica. Jerome S. Bruner assume il compito di offrire, superando l?educazione sociale, alle nuove generazioni una formazione, basata sul potenziamento dell?intelligenza e sull?arricchimento della conoscenza. Egli ha, tra l?altro, scritto: Il pensiero, strategie e categorie (1956); Dopo Dewey. Il processo di apprendimento nelle due culture (1961); Il conoscere. Saggi per la mano sinistra (1962); Verso una teoria dell?istruzione (1966); Studi sullo sviluppo cognitivo (1966); Il significato dell?educazione (1971); La ricerca del significato (1990).
Bruner ritiene necessario superare l?attivismo pedagogico perché non è più sufficiente basare l?insegnamento sull?esperienza e sulla socializzazione, ma è indispensabile che il programma di ogni disciplina (concezione strutturalista) sia finalizzato a comprendere in modo approfondito i principi costitutivi della struttura della disciplina stessa. ?La struttura di ogni campo del sapere ? ha scritto J. S. Bruner in Verso una teoria dell?istruzione ? può essere caratterizzata secondo tre criteri, ciascuno dei quali influisce sulla capacità da parte del discente di dominare un determinato campo: il modo in cui viene rappresentata, la sua economia e la sua effettiva efficacia. Modo, economia ed efficacia variano in relazione alle diverse età, al diverso ?stile? dei discenti e alle diverse materie. Ogni campo del conoscere (ovvero ogni problema all?interno di tale campo) può essere rappresentato in tre modi: mediante un insieme di azioni atte al raggiungimento di un certo risultato (rappresentazione attiva); attraverso un insieme di immagini riassuntive o di grafici che rappresentano un concetto senza definirlo completamente (rappresentazione iconica); tramite un insieme di proposizioni simboliche o logiche derivate da un sistema simbolico governato da regole o leggi per la formazione o la trasformazione di proposizioni (rappresentazione simbolica)?. Per Bruner, pertanto, le forme di rappresentazione sono tre. La prima si basa sull?azione; la seconda sull?immagine e la terza sul linguaggio. Il curricolo didattico deve avvalersi, utilizzando di volta in volta quella più adeguata a comunicare le conoscenze all?educando, di diverse forme di rappresentazione. La scuola deve, al contrario, favorire, senza privilegiarne alcuna, contemporaneamente tutte e tre i tipi (attiva, iconica e simbolica) di rappresentazione.
Le categorie mentali, che, per Bruner, costituiscono le strutture della mente umana, devono riprodurre le strategie cognitive con cui un soggetto possa comprendere il mondo reale. Questo deve essere colto attraverso tutti quei fattori stimolanti, che, espandendosi in rapporto ai bisogni del momento e alle conoscenze pregresse, producono cultura. Il libro di Bruner, che, negli anni Sessanta, ha influenzato l?opinione pubblica americana e soprattutto gli operatori scolastici, è The Process of Education (Il processo educativo dopo Dewey). La concezione, che in esso, si ha del bambino, come risolutore di problemi, pur andando contro la cultura dominante, ha molto successo. Nel 1981, Bruner rivolge l?interesse al pensiero narrativo, interpretato come opportunità per organizzare l?esperienza in maniera diversa rispetto all?atteggiamento logico-matematico. Il pensiero narrativo non si oppone a quello scientifico. Narrando e raccontando è, infatti, possibile dare uniformità, senso e significato all?esperienza.
Nel libro Acts of Meaning (La ricerca del significato), egli ha, nel 1990, affermato che ?la rivoluzione cognitiva, com?era stata originariamente concepita, comportava la possibilità che la psicologia cooperasse con l?antropologia, la linguistica, la filosofia e la storia, e anche con le discipline giuridiche?. La prospettiva psicologica e culturale nell?educazione diventa, per Bruner, centrale nel libro The Culture of Education (La cultura dell?educazione). La tesi del libro ?è che la cultura plasma la mente, ci fornisce l?insieme degli attrezzi mediante i quali costruiamo non solo il nostro mondo, ma la nostra concezione di noi stessi e delle nostre capacità?. Tale tendenza suppone che l?attività della mente umana sia sempre dinamica e mai statica. Un soggetto non percepisce, quindi, la realtà in maniera oggettiva, ma secondo le sue strutture mentali, in continua trasformazione, la colgono. Ciò che, invece, esce dalla visione, di cui il soggetto fa esperienza, non ha valore cognitivo e non produce apprendimento.
Tratto da Pietro Boccia, Manuale del Dirigente scolastico, Maggioli editore 2015

07/06/16 h. 20.28
Teresa dice:

Ho sostenuto il concorso magistrale, ormai 40 anni fa, portando i suoi libri...

07/06/16 h. 16.32
Antonio Vita dice:

Un grande della Psicologia e della Pedagogia. A lui devo molto.... Comprensione e amore per lo sviluppo psicologico del soggetto umano, specialmente dalla nascita ai 7 anni di vita, quelli più importanti e fondamentali per la formazione del soggetto adulto. A lui devo i dialoghi amichevoli con Piaget e la confutazione di molte ipotesi di questo grande nostro studioso ginevrino. Le loro controversie accademiche erano alla base della loro lunga amicizia. A loro debbo il mio libro di psicologia "Da zero a sei anni", edito dalla E.I.T. di Teramo nel 1973 in prima edizione, e nel 1976 in seconda edizione.
Negli Stati Uniti, Jerome Bruner seguì e ne fu il notaio psicopedagogico, della Conferenza di Woods Hole i cui temi condussero alla riformulazione della Pedagogia di John Dewey e fu propedeutica per un nuovo tipo di scuola che fu alla base della nuova era, cioè nella seconda metà del secolo scorso. Le sue opere furono pubblicate in Italia dalla Casa Editrice di Roma Armando Armando, un coraggioso editore che fece conoscere agli italiani le opere dei migliori psicologi e pedagogisti britannici, russi, e americani. Bruner ebbe riconoscimenti in Italia, negli Stati Uniti e in tutta Europa. Fu insignito di titoli accademici e divenne molto noto specialmente in Emilia dove lui soggiornò pure. I suoi cent'anni di vita furono importantissimi anche per noi, non soltanto perché attraverso le sue opere ci formammo, ma perché da lui in poi si modificarono molto sia le scuole statunitensi, sia quelle italiane. Fu una silenziosa marcia verso le novità che prese il pensiero di molti docenti di allora, studiosi di borgata e di paesi, attraverso i quali si avviò una riforma delle scuole Materne, delle Scuole Elementari e di Scuola Media, una rivoluzione scolastica che se fosse stata presa in maggiore considerazione dai Governi italiani di allora, avrebbe portato a ben altri grandi risultati. Ci insegnò a questo punto, che le rivoluzioni si fanno dal basso. Poi se sono saggi, i politici prendono e fanno proprie sia le ricerche che le sperimentazioni. Non furono molto saggi.
Grazie Prof. Bruner per le novità che ci hai fatto conoscere. e grazie anche per i lunghi dialoghi e diatribe con Piaget. Siete stati due colossi della Psicologia del secondo dopo guerra. Purtroppo, oggi, ce ne verrebbero altri due come Voi, per mettere un po' di ordine nella psico-pedagogia del nostro tempo. E per vedere risorgere una scuola che così non viene a unificare le idee imperanti, non c'è nessuno che riesce a contenere e a ordinare le grandi scoperte di oggi. La scuola non è un'industria, ma un laboratorio di ricerca e di studio che può dare novità e impulso per notevoli progressi e rinnovamenti.

06/06/16 h. 19.27
Ha scritto qualcosa di strano anche qui il FANFARONE DE LUCIONE dice:

Onore e rispetto per il filosofo intellettuale che ha illuminato anche Reggio Emilia.E' morto anche Bonanno, non siamo sulla stessa linea e nemmeno alla medesima statura, ci mancherebbe. Però passatemi un ludibrio e mesto compatimento al seminormal obesoidis fallocratissimus Darios fancassos che nel suo ozio perpetuo fatto di sparate a cazzen come quella con il Vescovo, non ha trovato di meglio che criticare il morto Bonanno sul cadavere caldo del medesimo che lascia due figli e la moglie ferita gravemente in ospedale. Capitasse a te domani razza di minus-tauro pervenuto consigliori figghio di consigliori "regghieeeno" si fa per dire, cutrigno de origgine condrollada. Non ti rimpiangerà nessuno perché non sei nessuno ameboide paramecio, lombricoide. Va a laurer imbambi bambasoun cajaun.

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