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Lunedì 24.07.2017 ore 20.39
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Nicola Fangareggi

Ma il derby non serve


di Nicola Fangareggi

Lo stesso Vasco ha parlato di "tempesta perfetta", e ha ragione: è andato tutto bene, anzi benissimo al concerto dei record, e Modena Park si è ritagliato uno spazio di gloria nella hall of fame dei grandi show dal vivo su scala internazionale.

La meraviglia dell'evento si è moltiplicata anche grazie al senso di relax che ha finalmente sciolto le attese, che erano molte e improntate alla preoccupazione. I recenti fatti di Piazza Castello a Torino, i timori generalizzati legati alla sicurezza, la sproporzione tra il numero dei convenuti e le dimensioni viabilistiche della città: la tensione dei preparativi si è dissolta nella grande festa e i disagi - compresi quelli patiti dalle migliaia di persone costrette ad attendere tutta la notte accampate a ridosso della stazione ferroviaria per carenza di treni - non sono stati tali da intaccare il bilancio generale dell'operazione, il cui esito positivo è stato largamente messo in luce (il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha parlato addirittura di un "modello Modena").

Detto questo, Modena Park 2017 è già nella storia proprio per il suo carattere di eccezionalità. Poiché aspettarsene o programmarne altri in futuro significherebbe adottare non il modello Modena ma il modello Reggio Emilia, ossia il progetto di creazione di Arena Campovolo che proprio nei giorni scorsi ha compiuto un passo decisivo verso la sua realizzazione.

La differenza consiste proprio nella volontà di rendere stabile e permanente, seppure a livello stagionale, uno spazio adeguato ai grandi eventi live: cinque, sei, sette spettacoli, da differenti potenzialità di pubblico, la cui gestione non debba minimamente intaccare se non in positivo la vita quotidiana di Reggio Emilia, recando con sé al contrario benefici sul piano dell'incoming.

Mentre pensare a due-tre mega-concerti l'anno al Parco Ferrari non risulta nelle intenzioni dell'amministrazione comunale - Muzzarelli ha ribadito ancora ieri la vocazione ambientale dell'area - Arena Campovolo promette di fare di Reggio Emilia la capitale permanente della cosiddetta Music Valley, potendosi dotare delle preziose esperienze del passato (U2, Ligabue, Italia loves Emilia) per creare un luogo dove la programmazione sia la regola e dove non vi sia bisogno che tutto vada bene grazie a tempeste perfette.

Reggio di stazioni ferroviarie ne ha due, entrambe vicinissime al Campovolo, una delle quali ad alta velocità. Per l'intero bacino del Nord Italia - ma in fondo anche per chi parte da Napoli - arrivare in tempi brevissimi nel luogo dell'evento è possibile proprio grazie alla Mediopadana: 40 minuti da Milano, 20 minuti da Bologna.

La società di gestione del progetto ha in mano una skill eccezionale per l'intera Emilia della musica. Speriamo che sappia usarla al meglio.


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03/07/17 h. 18.02
Adolf dice:

Eh sì ce li vedo proprio i rasta che si fanno le canne, pieni di piercing e dilatatori, in fila alla Mediopadana per salire sul Frecciarossa...

03/07/17 h. 14.49
Remigio dice:

Sperom che en faghen mia la fin dal coperativi!

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