Facebook Twitter You Tube Google Plus Flipboard
Lunedì 20.11.2017 ore 20.03
Sei qui: Home | Aemilia. Il pentito Valerio: la 'ndrangheta a Reggio, droga e omicidi
2 Commenti
  • Aumenta dimensione testo
  • Diminuisci dimensione testo
  • Invia articolo
  • Stampa articolo

Aemilia. Il pentito Valerio: la 'ndrangheta a Reggio, droga e omicidi


Giovedì 28 settembre

E' ripreso stamane il processo Aemilia. In aula depone il pentito di 'ndrangheta Antonio Valerio che parla delle famiglie mafiose e dei loro traffici tra Reggio Emilia e Cutro. Svela trame sullo spaccio della droga, omicidi, come quello di Vasapollo e tentate uccisioni.
Molti omicidi consumati tra Reggio Emilia e Cutro per il predominio dei clan della ‘ndrangheta, furono pianificati a Reggio Emilia.
 

E' ciò che sostiene il pentito Antonio Valerio, il quale precisa anche che le trame criminali venivano ordite nel suo appartamento di via Samoggia 91, in città, dove negli anni Novanta il collaboratore di giustizia era confinato ai domiciliari.
Dalla sua abitazione, dice Valerio, transitavano personaggi come Nicolino Grande Aracri e Raffaele Dragone. Valerio ha parlato anche di un traffico di stupefacenti che gli veniva recapitato direttamente da Cutro.
Il pentito, che ha spiegato di aver raggiunto nell’organizzazione il grado, piuttosto elevato, di quartino.



E ha raccontato di tre omicidi commessi a Cutro: quello di un affiliato minore, tale  Ponghino, che faceva la spia alle Forze dell’ordine e altri due che davano fastidio alla cosca. Poi Valerio è entrato nel dettaglio dei due omicidi del ’92, che sconvolsero la comunità di Reggio Emilia dove furono commessi, entrambi su mandato furono commissionati dall’allora capo di Cutro Beppe Ciampà, che li pagò con circa 70-80 milioni, sempre a detta di Valerio.
Il primo delitto fu quello di Nicola Vasapollo, ucciso nella sua abitazione di Pieve Modolena, perché “si stava allargando troppo” e perché aveva commesso lo sgarro di uccidere un uomo a Cutro senza chiedere il consenso al clan.
Nell’autunno del 1992 fu invece ucciso a Brescello (nella Bassa reggiana) Giuseppe Ruggiero. Un omicidio che fece scalpore anche per le modalita’ scelte dai killer, che bussarono alla sua porta travestiti da carabinieri.

Mercoledì 27 settembre

La deposizione fiume del pentito Antonio Valerio al processo Aemilia. Il collaboratore di giustizia racconta quarant’anni di ‘ndrangheta nel Reggiano. La deposizione dura per ore e riscrive gran parte della storia criminale a Reggio Emilia.



Il pentito Antonio Valerio nel suo racconto ha spiegato che la mafia a Reggio Emilia ha iniziato ad attecchire dalla metà degli anni Ottanta..
Il collaboratore di giustizia, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia, un ex uomo di fiducia del clan di Nicolino Sarcone, quest'ultimo presunto referente del boss Nicolino Grande Aracri, ha spiegato come siano stati "i figli di Lucente e Dragone a dare inizio a Reggio Emilia a una cosca autonoma".


 
Il pentito ha inoltre rivelato episodi inediti che gli inquirenti dovranno necessariamente approfondire, come quando a Montecchio Emilia, lui stesso, e Paolo Bellini, la primula nera, era il 1989, davanti alla sala da ballo il Piccolo Redas, attentarono alla vita di Nino D'Angelo (solo un omonimo del cantante napoletano), un siciliano domiciliato nelle provincia reggiana. "Gli sparai alla tempia, ma il proiettile è andato verso la mandibola... Allora sparai altri due colpi. Poi quando ho fatto per finirlo. E' intervenuto Bellini che aveva visto della gente: vai-vai".
Antonio Valerio ha anche ricostruito l'omicidio di suo padre, Gino Valerio, nel luglio del 1977, a Cutro, da parte di Rosario Ruggero, detto "Tre dita", che poi subirà la vendetta. 


Antonio Valerio, all'inizio della deposizione fiume, si è detto colpevole, ammettendo di fare parte dell'associazione mafiosa della 'ndrangheta contestata dai giudici. Poi ha parlato delle prime mosse della 'ndrangheta nel Reggiano, facendo riferimento all'arrivo al confino nel cuore dell'Emilia del boss Antonio Dragone, spedito qui in soggiorno obbligato.


Ultimo aggiornamento: 29/09/17

30/09/17 h. 14.48
Fausto Poli dice:

Credo che la cosa piu' feroce sia l'opinione di certi reggiani:

"mo an fat propria bein. Chi gna snin fa !"

Che significa in parola povere: chi ne ha aprofittato ha fatto proprio bene.

28/09/17 h. 17.37
libero dice:

RICORDATE IL TORMENTONE DELL'ESTATE SULLE SPIAGGE: VALERIO...O
SI RIPROPONE A REGGIO IN QUESTO AUTUNNO:
VALERIO...O

Esprimi il tuo commento