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Giovedì 19.10.2017 ore 19.59
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Nicola Fangareggi

La vecchiaia, senz'altro


di Nicola Fangareggi

I Teatri di Reggio per me sono la manina di Gigetto Reverberi che muove dal palco di proscenio al tempo dell'orchestra.
 
*
 
Sono Rudolf Nureyev che vola in palcoscenico, e ancora di più lo stesso leggendario Rudì che si presenta all'ingresso di un balletto di un suo maestro ceco in zoccoli e pelliccia di ermellino lunga fino ai piedi, e la cassiera della Bassa che gli dice: "Chi el chilò? Senza biglietto non si entra".

 
*
 
Sono Carla Fracci che incanta il pubblico con la sua interpretazione di Giselle, e una spettatrice all'uscita che commenta con le amiche: "Bein, la Frecci l'è bréva, mo anc la Gisèla!"

 
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Sono Guido Zannoni, marmoreo, che premia Martha Graham arrivata apposta dagli Stati Uniti, a 92 anni, deliziosa e fragile come una statua di porcellana giapponese.
 
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Sono le code di notte davanti al Municipale per aggiudicarsi un abbonamento alle stagioni in buona posizione - e le persone che si davano il cambio.
 
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Sono Roland Petit nascosto in un palco di second'ordine, mentre ammira cinquant'anni dopo averlo composto "Le jeune home et la mort".

 
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Sono Maurizio Pollini e Claudio Abbado che suonano i classici nelle fabbriche occupate in mezzo agli operai.

 
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Sono Pina Bausch che racconta ai reggiani increduli le contraddizioni della Germania del Muro: l'alienazione dell'Ovest e la spersonalizzazione dell'Est,
 
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Sono la perfezione mostruosa del balletto romantico del Kirov, oggi Marinskij, dove comprendi che in questa arte nessuno potrà mai fare meglio dei russi.
 
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Sono le serate e serate trascorse a fingere di provare emozione dinanzi a emerite cialtronerie para-intellettuali spacciate per danza contemporanea.
 
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Sono Roberto Bolle che qui, unica star mondiale italiana, nessuno ha mai invitato.
 
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Sono le ragazze e i ragazzi della prima Aterballetto che faticavano a trovarsi bene in una Reggio fredda, umida, senza divertimenti la sera.
 
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Sono la sala dei Pittori, la più bella sala prove del mondo, che si dovette chiudere per ragioni di sicurezza. Come se, per sicurezza, il Vaticano chiudesse l'accesso alla cupola di San Pietro.
 
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E oggi?
 
*
 
Oggi cerco invano notizia a teatro, di fronte al quale campeggiano disgustose riproduzioni di bancarelle sedicenti francesi, qualcosa di cui un Guido Zannoni si sarebbe vergognato e avrebbe subito chiamato in Comune per farle rimuovere. In una melassa di sotto-generi, di mercatini che non vedi neanche nelle più tristi cittadine ucraine, i soliti pusher e disperati sotto il porticato, un paio di bar gestiti da cinesi, e compulsi la rete per avere qualche notizia dei successori dei grandi che abbiamo alle spalle, e trovi poco poco, se non il nulla, curricula da programmatori ma nessun artista di spicco, nessun nome che ti possa dire come si diceva un tempo "vado a Losanna perché c'è Béjart, a Francoforte per Forsythe, Vado all'Opéra dove è residente Sylvie Guillem.
 
*
 
Dicono siano tempi irripetibili, dicono si tratti di nostalgia. Beh, senz'altro. Provo nostalgia di una Reggio Emilia che azzardò il suo piccolo assalto al cielo della cultura alta, del teatro come luogo di eccellenza di una comunità, provo nostalgia di sentirmi dire in giro per il mondo, "oh, Reggio Emilia" per i nostri Teatri. Ma sarà vecchiaia, senz'altro. Ora governano questi quarantenni e certamente la sanno lunga, molto lunga.
 
 
 
 


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12/09/17 h. 12.14
Poiché v'ha preso stanza, la speranza! dice:

Spero in un nuovo rinascimento per i nostri teatri.

Spero che l'amministrazione pubblica di Reggio capisca il valore PRIMARIO che la cultura ha in tempi bui come questi.

Spero che la bellezza, se non riuscirà proprio a salvare il mondo, possa dare un aiutino a fare tornare vivibile questa nostra martoriata città.

12/09/17 h. 10.12
Teatrante dice:

Su Cantù bene riporre speranze positive, lasciamo perdere le interviste iniziali, si tratta di affermazioni "di cortesia" e di sicuro non trova grandi stimoli da chi lo ha intervistato; dovrebbe essere messo alla prova da chi conosce le istituzioni culturali reggiane e il loro radicamento.
Quanto alla "nostalgia", non è un problema, siamo di generazioni diverse e quindi abbiamo "miti culturali" differenti.
Personalmente la mia prima speranza in questa nuova gestione è non tanto di ritrovare i nomi delle stagioni concertistiche/operistiche o di balletto delle grandi metropoli o di città importanti, ma dalla capacità di scoprire nomi (relativamente) nuovi, disposti loro stessi a scommettere su nuovi palcoscenici per la cultura, senza aver paura anche di attingere dal territorio, ma pretendendo massima qualità (ad es. se venisse invitato RB non sarei certo contento, ma piuttosto sarei impressionato negativamente dalla voglia di scimiottare "il bel tempo che fu")

12/09/17 h. 0.50
Caro teatro dice:

Da frequentatore assiduo dei teatri non posso che essere d'accordo con te....
però non possiamo abbandonarci alla nostalgia...Gherpelli e Vacis vanno dimenticati il più presto possibile
....i quarantenni vanno messi alla prova senza pregiudizi.....
Certo che il Cantù con l'intervista di oggi alla gazza comincia male....di sicuro qualcuno non gli ha spiegato bene la situazione....

11/09/17 h. 23.57
Gonzaga dice:

Sintesi perfetta.

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