Facebook Twitter You Tube Google Plus Flipboard
Lunedì 24.07.2017 ore 20.37
Sei qui: Home | La bomba di Bikini
0 Commenti
  • Aumenta dimensione testo
  • Diminuisci dimensione testo
  • Invia articolo
  • Stampa articolo
Fabrizio Montanari

La bomba di Bikini


di Fabrizio Montanari

Oggi che la corsa al riarmo nucleare sembra ripresa e minaccia la pace del mondo, è bene ricordare quanto accadde oltre settanta anni fa nel lontano Oceano Pacifico a seguito di numerosi esperimenti nucleari americani.

Se le bombe sganciate sul Giappone con lo scopo di far terminare la Seconda guerra mondiale provocarono migliaia di morti e la distruzione totale di due città, quelle fatte esplodere nemmeno un anno dopo nell’Oceano Pacifico ebbero conseguenze devastanti, oltre che sull’uomo, anche sull’ecosistema di quelle regioni.



Tra sperimentazioni di nuovi ordigni nucleari, incidenti intercorsi a diverse centrali atomiche e a politiche aggressive di alcuni paesi (Corea del Nord e Iran), sembra proprio che l’estremo oriente del pianeta sia destinato ad avere il triste primato della follia atomica perpetrata dall’uomo.

Tutto cominciò, o per meglio dire ricominciò, nell’estate del 1946, quando gli Stati Uniti – anche per contrastare il riarmo dell’Urss – nell’ambito dell’operazione Crossroads fecero esplodere la loro quarta bomba atomica, dalla potenza di 23 kilotoni.

Solo gli scienziati del Progetto Manhattan, spaventati dall’inferno provocato dalle loro invenzioni sulle città giapponesi, si opposero invano a quel disegno. Non furono però ascoltati e le gerarchie militari riuscirono a convincere il Congresso degli Stati Uniti a varare il piano predisposto. Lo scopo dell’operazione era quello di sperimentare gli effetti delle esplosioni sulle navi, ma soprattutto il grado di precisione sul bersaglio designato se il loro lancio fosse avvenuto da una nave militare piuttosto che da un aereo. La rivalità esistente tra marina militare e aviazione rivelò tutta la sua pericolosità.

Si giunse così al fatidico giorno. Le esplosioni avvennero in pieno Oceano Pacifico, più precisamente sull’atollo di Bikini, nel protettorato statunitense delle Isole Marshall. Lo scenario era da sogno: il sole splendeva come sempre su un mare azzurro e calmo. Tutti i 167 abitanti, per sicurezza, furono evacuati su altri atolli con la promessa di farvi presto ritorno.



Come oggi purtroppo sappiamo, le cose non andarono proprio così. Gli sfollati si trovarono sballottati su varie isole deserte dell’arcipelago. Privi di tutto, anche del cibo e dell’acqua, molti di quegli sfortunati, oltre a non sfuggire alle radiazioni, morirono di stenti. Il tempo d’esplosione fu calcolato in 30 secondi: 42mila uomini assistettero all’evento a circa 10 miglia di distanza.

L’avvenimento venne seguito radiofonicamente in tutto il mondo, suscitando apprensione e paura. Per diversi giorni i giornali non parlarono d’altro e il filmato realizzato andò a ruba. Si trattò un vero e proprio avvenimento mediatico, che esaltò l’immagine e la potenza militare statunitense in tutto l’Occidente.

I test sottomarini lasciarono un cratere di diametro superiore ai due chilometri e una profondità di circa 76 metri. Sulla bomba i soldati americani avevano scritto “Gilda”, in onore dell’attrice Rita Hayworth, che da quel giorno fu definita “l’Atomica”.

Gli effetti della bomba coinvolsero un’area di circa venti chilometri, ma i venti dispersero i fumi in tutto l’Oceano Pacifico. Le conseguenze si rivelarono disastrose: molti soldati e civili che si trovavano nella zona morirono di cancro e di leucemia nel giro di pochi anni. A causa della radioattività, centinaia di pescatori giapponesi subirono gravissimi danni alla pelle e agli occhi. Gli stessi pesci risultarono fortemente radioattivi e, per sicurezza, furono sepolti.

Dopo una pausa di circa otto anni, gli esperimenti ripresero per terminare nel 1958. Complessivamente si contarono 67 esperimenti nucleari. La bomba più potente, la famosa bomba H, venne sganciata il primo marzo del 1954. I danni provocati all’ambiente si rivelarono tali che solo nel 1997 l’atollo fu dichiarato nuovamente abitabile, anche se ancora oggi risulta disabitato.

Per addolcire l’immagine della bomba e per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle tragiche conseguenze prodotte sull’ambiente e sugli esseri viventi, fu lanciato un costume da bagno ridottissimo, in due pezzi, che ancora oggi si chiama “bikini”. Da allora a esplodere non furono più le bombe nucleari ma i corpi di giovani e avvenenti donne. La prima indossatrice fu una ballerina diciannovenne del Casino de Paris.


  • Condividi:
  • Aggiungi a Del.icio.us
  • Aggiungi a Technorati
  • OKNotizie
Esprimi il tuo commento