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Matteo Donelli

La Spergola del Papa


di Matteo Donelli

Nel 1842 il signor Antonio Claudio De Valery, bibliotecario del re di Francia, nella guida redatta per i viaggiatori francesi citava il “vin blanc sucrè de Scandiano”. Prima ancora del consorzio del Lambrusco, i vini dei colli di Scandiano e di Canossa trovarono la loro tutela nella Società enologica scandianese, che era attiva già dal 1873.



Vitigno autoctono, conosciuto da pochi eletti, confuso con il più famoso Savignon Blanc e voluto dai più come uva da taglio. Bianca Capello, granduchessa di Toscana, lo amava per la sua innata dolcezza e l’effervescenza ancestrale. “Alata” per gli scandianesi: perché ogni grappolo presenta un grappolo più piccolo, al quale è collegato per mezzo di un pedicello che lo fa sembrare, appunto, una piccola ala.

Terreni ricchi di struttura, di minerali e di gesso, poveri d’acqua ma ricchi di sostanza. Non c’è altro vitigno al mondo che riesca a sopportare la siccità come la Spergola. Lo sa bene Giorgio Monzali, figlio di contadini e cresciuto nelle vigne di famiglia a Iano. Sette ettari comprati 10 anni fa grazie a tanti sacrifici di tutto il suo nucleo familiare. Il profumo lieve ma persistente, caratterizzato da delicati sentori floreali. Leggero e fresco con spiccata sapidità e un’acidità sostenuta.



Un anno di duro lavoro a curare come dei figli quei vitigni che sembra si sentano a casa loro solo sulle pendenti colline reggiane, per arrivare a trasmettere in un bicchiere di vino dal colore paglierino i profumi unici di quella terra.

Ne ha prese tante di porte in faccia Giorgio Monzali. Dalle cantine, dai contadini e dalle istituzioni. Porte chiuse. Nessuno disposto ad approfondire l’idea folle di creare un brand unico della Spergola. Far collaborare i concorrenti produttori di Spergola e smetterla di farsi la guerra commerciale. Fare sistema tra cantine e istituzioni comunali, difendere le peculiarità di ottenere dal vitigno Spergola tipologie di spumanti Brut metodo classico o metodo Charmat o Spergola fermo.



Dare una chiara dignità a quel bianco di Scandiano che addirittura Matilde di Canossa aveva già reso famoso grazie all’utilizzo come “omaggio speciale” a papa Gregorio VII e ad altri importanti signori italiani del tempo, grandi estimatori di tale vino emiliano.

La Compagnia della Spergola, oggi, racchiude più di otto importanti cantine reggiane e ha l’obiettivo di creare un marchio di qualità, oltre al sostentamento della produzione della viticoltura locale. Il gioco di squadra lo sta portando avanti proprio Giorgio Monzali, l'uomo che ha saputo farsi aprire quelle “porte” a forza di trasmettere il suo amore infinito per la sua terra e per quelle vigne che, come dice lui, sono super resistenti e non si ammalano mai solo nelle sue terre scandianesi.



Un’avventura che Monzali sta portando avanti da diversi anni con quel fervore di uomo ferito dal passato (suo nonno ha sempre dovuto lavorare la terra di altri senza mai riuscire ad avere la possibilità economica di diventare indipendente) ma allo stesso orgoglioso e fiducioso di voler far conoscere a livello mondiale una peculiarità reggiana che, a detta di esperti sommelier, non ha nulla da invidiare al più famoso Prosecco.

Ci sono voluti tanti secoli per ritrovare quell’amore e quell'orgoglio di “Matilde di Canossa” incarnati nell’uomo Monzali per promuovere l’unicità della Spergola. Uomo duro, forte e fiero come questa vigna, capace di riuscire a mettere d’accordo e unire da sempre acerrimi concorrenti di cantina.


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30/11/17 h. 23.18
Lelio dice:

Grazie Matteo,
Un bel articolo che ha saputo riassumere l?assoluta tipicità della Spergola evidenziandone le sue ?nobili? origini.
Naturalmente siamo solo all? inizio di un percorso che deve vedere tutti coesi: dai produttori alle amministrazioni ai divulgatori tra i quali lasciami dire l?Associazione Italiana Sommelier delegazione di Reggio Emilia ha svolto finora un ruolo trainante di assoluto valore.

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