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Giovedì 30.03.2017 ore 20.33
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L'Emiliano


Coop Alleanza 3.0 ha portato a termine, almeno per ora, la fusione in un’unica società degli asset televisivi e web in Emilia-Romagna. Il colosso della grande distribuzione ha creato TRMedia nella quale sono confluite Telereggio, Trc Modena e Bologna, i canali televisivi corrispondenti e una fitta rete di piccoli siti web locali. La società è presieduta da Edwin Ferrari, già responsabile della comunicazione in Coop Nord Est e, in precedenza, a capo dell’Arci di Reggio Emilia.



Per i telespettatori emiliani non cambierà molto, nel senso che le testate manterranno la denominazione originaria e non sembrano previsti né nuovi innesti a livello di produzione né sconvolgimenti di palinsesti consolidati. Con la nuova società sarà certamente più agevole procedere in economie di scala con collaborazioni più intense sia tra le redazioni, sia nella raccolta pubblicitaria (segmento in crisi in tutta Italia).



I numeri generali di ascolto verranno così accorpati anche al fine di mettere le carte in regola per i finanziamenti statali, voce di entrata fondamentale per tutte le emittenti territoriali sopravvissute alla grande crisi dell’editoria tradizionale. Con il crollo della divisione media dell’unico concorrente regionale, appartenente al gruppo Spallanzani, Coop Alleanza 3.0 acquisisce così di fatto una condizione di monopolio territoriale nella filiera tv. Più complicato sarà esportare le stesse logiche nel segmento dei nuovi media, territorio nel quale prevale una certa anarchia, e nelle accelerazioni continue del sempre più diffuso ecosistema social. Alla nuova società vanno gli auguri di 24Emilia.

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L’informazione mantiene ovviamente un’attenzione privilegiata da parte della politica anche locale stanti i tempestosi rivolgimenti in corso nello scenario nazionale. Il Pd, forza di riferimento quasi ovunque in regione, è scosso dalle recenti batoste subite anche in Emilia (amministrative, referendum) e più di tutto teme che l’ondata populista già fortissima nel Mezzogiorno e in alcune aree del Centro e nel Nord possa estendersi anche nelle tradizionali roccaforti al di sopra della linea gotica. Un consolidamento del presidio televisivo controllato dalla cooperazione è visto certamente con favore, sebbene nel mondo pidino non manchino né divisioni, né distinguo, né aspri scontri interni.

http://www.24emilia.com/immagini/Bologna/pdbologna_25novembre_drapporosso.jpg

Sul fronte della carta stampata, il settore che maggiormente ha sofferto l’avvento dell’internet, sembrano confermate le voci secondo cui aprirà a Reggio un quarto quotidiano, anch’esso vicino al Pd, il cui promotore è il commercialista ex assessore Francesco Notari.



L’operazione sarebbe benedetta dal ministro Delrio e vista con qualche sospetto dal sindaco Vecchi, alle cui orecchie sono giunti i rumors circa le pretese dell’area renziana in vista delle elezioni comunali del 2019. Difficile ipotizzare ampie tirature per l’eventuale neonato cartaceo. Il direttore designato sarebbe Diego Oneda, mantovano di origine, già a Prima Pagina e, in precedenza, addetto stampa al Comune di Scandiano. Il giornale si chiamerà L’Emiliano e proverà ad avere una diffusione regionale coprendo le province di Reggio, Modena e Bologna.

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L’Emiliano confida di poter andare in edicola accoppiato alla Stampa, che pure ha disdetto tutti i gemellaggi con le testate locali in seguito alle verifiche dell’Antitrust sull’operazione di fusione della neonata società Itedi che ha raggruppato Repubblica, la stessa Stampa, il Secolo XIX e i giornali locali della Finegil (Gazzetta di Reggio compresa, la cui campagna contro Notari sulla vicenda della mancata pubblicazione della dichiarazione dei redditi ha fatto sospettare molti di un’ostilità correlata ai progetti editoriali). Se ne potrebbe parlare in primavera, ma il “panino” con lo storico quotidiano torinese resta un’incognita. Più probabile un’uscita “single”, con un taglio più di opinione che di cronaca, e la speranza di diventare da subito il terzo quotidiano reggiano alle spese della Voce di Reggio, che pare navighi in cattive acque già a pochi mesi dalla comparsa in edicola.

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Certo: pensare di vendere un quotidiano di carta ai tempi odierni, e per di più in una posizione politica inevitabilmente governativa, sembra impresa da far tremare i polsi. In realtà, come in ogni azienda, si tratta di rendere compatibili gli obiettivi con l’equilibrio dei conti. E la politica può anche aiutare. Poiché siamo in Italia, paese non esattamente brillante in materia di trasparenza nelle relazioni tra pubblico e privato, la sussistenza dei fondi all’editoria (tv e carta, non web, a proposito di innovazione, e siamo nel 2017) può agevolare chi sappia muovere le pedine più efficaci. Anche se quel fondo per l’editoria è sempre più striminzito.

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Sul fronte politico si segnala il rinnovato attivismo di Matteo Renzi dopo la sberla referendaria. Nella nuova segreteria con delega all’organizzazione potrebbe essere chiamato Andrea Rossi, già sindaco di Casalgrande, oggi sottosegretario alla presidenza della giunta regionale occupata dal modenese Stefano Bonaccini. Di Rossi, Renzi apprezza il pragmatismo e la capacità di muoversi ad alta velocità: la festa dell’Unità di Villalunga, dalla dimensione localistica che aveva, nel giro di pochi anni sotto la guida di Rossi si è trasformata in uno dei pochi format pidini in grado di coinvolgere (e di incassare) una vasta fetta dei territori del Modenese e del Reggiano. Organizzare il Pd balcanizzato in tutta Italia, peraltro, sarebbe impresa assai più complicata.



La politica attende tuttavia il pronunciamento della Corte costituzionale per capire in quale direzione muoversi. Renzi vorrebbe votare a giugno, ma i paletti di Mattarella sono chiari: la nuova legge elettorale deve essere in grado di armonizzare la rappresentanza parlamentare sia alla Camera sia al Senato.


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