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Giovedì 23.05.2013 ore 22.02
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Jacobazzi torna tra le forze dell'ordine con la divisa dei carabinieri


Giovanni Maria Jacobazzi torna nelle forze dell’ordine. La divisa questa volta, per l’ex dirigente della polizia municipale di Parma arrestato per concussione e corruzione, è quella dei carabinieri. La notizia è stata data dallo stesso Jacobazzai con una lunga lettera alla stampa in cui rigetta le accuse nei suoi confronti.

"Dalla fine del mese scorso sono tornato a vestire l'uniforme di ufficiale dell'Arma dei Carabinieri. Con il mio attuale status non potrò più rilasciare interviste a nessun organo d'informazione, se non preventivamente autorizzato. Tengo, però, a ringraziarvi per l'opportunità che mi avete dato di fornire, in questi mesi, anche la mia versione dei fatti (a partire dal tormentone dell'ulivo secolare nella casa di mia madre al mare che esiste solo nelle elucubrazioni di qualcuno) nella tragedia giudiziaria che mi ha travolto.

In un Paese come il nostro, dove vige il processo mediatico, contano solo le indagini preliminari. Il processo (quello vero, in aula), nel contraddittorio delle parti, non interessa a nessuno. Quindi, se nella conferenza stampa svoltasi nella mattinata del 24 giugno 2011, dopo il mio arresto in diretta televisiva, gli Inquirenti affermano - condendo il tutto con pesanti giudizi morali - che sono responsabile di reati gravissimi per un pubblico ufficiale (concussione e corruzione), per la collettività quello è un dato acquisito. Nel circo
mediatico, la conferenza stampa vale più di una sentenza a Sezioni unite della Cassazione!

Ho pure scoperto che, dalla motivazione con cui sono stati premiati i finanzieri che mi hanno arrestato, farei parte di un "pericoloso sodalizio dedito ad attività criminose": praticamente come per i Carabinieri del Ros che hanno catturato Totò Riina...

Ribadisco, fino allo sfinimento, che non ho concusso nè corrotto nessuno. E che, a dispetto di quanto si legge sui giornali, non sono fra i responsabili degli 850 milioni di euro (fonte commissario straodinario, dott. Ciclosi) del debito del Comune di Parma. Anche perché, i soldi contestati nei vari filoni (green money 1 e 2, easy money, spot money e C.) - tutti da dimostrare - ammontano a meno di 500 mila euro (l'accusa - ribadisco totalmente infondata- nei mie confronti è per meno di 5.000 euro). Forse bisognerebbe chiedere conto (anche indagando) a chi ha amministrato la città negli ultimi lustri per sapere che fine hanno fatto gli altri 849.500.000 euro che mancano all'appello. Posizioni apicali - incredibile - neppure lontanamente sfiorate dalle indagini!

Ho deciso, per cercare di far capire le accuse che mi sono mosse, di mettere in rete gli atti dei procedimenti a mio carico pendenti presso la procura di Parma (che mi indaga senza soluzione di continuità dal 2008). Pur non essendo ancora stato celebrato nessun processo, secondo il dott. Ingroia, procuratore aggiunto presso la procura di Palermo, e il dott. Travaglio, vice direttore del quoditiano Il Fatto, trattandosi di atti depositati si possono pubblicare. Però, prima di farlo, attendo il parere di un processual penalista dell'università Statale di Milano. Non vorrei che con grande solerzia mi fosse aperto un altro procedimento penale per rivelazioni di segreto d'ufficio. Gli avvocati costano.

Così, in attesa di potermi difendere in un'aula di giustizia, davanti a Giudici realmente indipendenti e terzi, tutti potranno leggere che non ho concusso il vigile Bergamaschi (ho solo stigmatizzato una incapacità ad esercitare l'attività di comando), non ho mai preso mazzette per dare appalti (tutti affidati nel rispetto delle regole amministrative) o strappato multe a go go (sempre annullate nel rispetto dei principi dell'autotutela e senza che io intascassi un centesimo). E, quindi, non ho dato alcun contributo al baratro dei debiti del Comune di Parma.

Circa i vari gossip che si inseguono sulla mia privata, un vero accanimento morboso, non ritengo di dire nulla. Ricorderò la mia esperienza parmigiana come una diffazione continua.

E non dico nulla su quanto più volte mi è stato domandato e che è stato riportato dagli organi di stampa secondo cui il marito di chi mi ha arrestato aspirava al mio posto; e, addirittura, partecipava alle selezioni mentre io ero in carcere, con la moglie che nel frattempo dava parere contrario alla mia scarcerazione pur essendomi dimesso immediatamente. Se ciò è normale in questo Paese - e mi risulta ci siano varie interrogazioni parlamentari sul punto (oltre ad un esposto presso il Procuratore generale della Corte di Cassazione) - non sono certo io a poterlo stabilire.

Chiedo solo, dopo tutto la massima gogna subita, un minimo di rispetto. Non credo sia difficile. Quando volete, anche in caso di arresti di persone note (avvocati, appartenenti a forze dell'ordine ecc.), sapete usare le "massime cautele": e così non pubblicate alcuna foto, mettete solo le iniziali del nome, ecc. Per me, invece, a distanza di un anno c'è ancora la foto sulla home page del quotidiano on line parma. repubblica dell'arresto sotto casa: e nell'operazione green money (basta che leggiate l'ordinanza che sicuramente avete) ci sono indagati con accuse monetariamente molto ma molto più pesanti di quelle che vengono mosse a me senza che vedano la loro foto in bella vista sul sito. E, anche avendo scritto al direttore Zucconi (sei mesi orsono), non c'è verso di toglierla!

Concludo con un auspicio: ricordate che quello che è successo a me, può succedere a chiunque. Non sappiamo cosa la vita ci prospetta. Quindi, prima di crocifiggere le persone, adoperate prudenza.

Un caro saluto a tutti voi e un augurio, visto che ci siamo, di buone vacanze!"

Giovanni Maria Jacobazzi


Ultimo aggiornamento: 04/07/12

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