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Giovedì 21.09.2017 ore 07.15
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Francesco Rossi

Il ritorno di Mika


di Francesco Rossi

Il cofanetto della prima stagione di “Fargo” scartato. Il dvd numero 1 pronto per essere inserito nel lettore. Cuffie per non svegliare nessuno pronte: l’ora è tarda. Fuori piove. Tutto perfetto. Metto il cellulare in modalità vibrazione. Una notifica: Mika ha forzato il blocco, è entrato in Ucraina e si dirige verso Leopoli. Sovviene un dubbio amletico, contemporaneo come l’uomo del neolitico: “Fargo” o “Mika”? Alla fine scelgo la serie live, la seconda. Spengo la tv e sul mio divano a elle due per tre mi metto comodo.
 
Il primo pensiero è: cioè, noi ci arrovelliamo in discussioni infinite sui confini chiusi e aperti, sui migranti legali, clandestini, economici, umanitari, sui muri alti, bassi o inesistenti, sullo ius soli e sullo ius culturae a chi la cittadinanza l’ha già, non ce l’ha e la dovrebbe avere, sulla sicurezza e i controlli, su Schengen e i confini esterni ed interni dell’area, poi un bel giorno arriva lui, “Mika” Saakashvili. Di professione fa l’ex presidente della Georgia e dice di voler entrare in Ucraina dalla Polonia, senza documenti. Raduna un po’ di sostenitori, forza il blocco ed entra.

 
Andiamo indietro. Nelle prima stagione Mika aveva partecipato alla cosiddetta “rivoluzione delle rose”, diventando poi presidente della Georgia per ben due mandati. Nella seconda stagione, visti i meriti di russofobia e l’allegato scontro armato con la Russia in Ossezia del Sud, Mika ottiene da Kiev l’incarico di governatore della regione di Odessa, a maggioranza russofona. Ottiene anche la cittadinanza ucraina e perde quella georgiana. Nella terza stagione il nostro eroe, entrato in conflitto di potere con il presidente ucraino Petro (Poroshenko), si dimette. Conseguenza: perde pure la cittadinanza ucraina. Promette ai suoi elettori georgiani di ritornare a correre nella politica del paese natale. Nel frattempo però è ricercato proprio in Georgia per abuso di potere e violenze. A Tbilisi e dintorni, chissà perché, non lo si vede più in giro.
 
Lo ritroviamo invece sul confine polacco, e arriviamo così all’ultima stagione, quella dove Mika vuole rientrare in Ucraina, le autorità di Kiev non vogliono ma lui, provando prima in treno, poi in pullman, infine a piedi, riesce a passare. La puntata dell’attraversamento del confine, nel suo surrealismo, è forse la migliore della serie. Succede veramente di tutto: un allarme bomba, sostenitori di Mika camuffati da guardie di frontiera ucraine, l’immancabile Femen che spunta a seno scoperto non si sa bene da dove, giornalisti stipati come sardine dentro autobus insieme a ignari viaggiatori che non capiscono più nulla. Come tutti, del resto. I fratelli Coen si esalterebbero. 

 
Poi all’improvviso nell’ultima scena (oltre all’apertura di una procedura d’inchiesta a carico di Mika) si presenta lei: Yulia. L’attrice famosa, quella bionda, di fianco al protagonista mentre pronuncia il discorso finale, l’apparizione che trasforma la quarta stagione da bella a memorabile. Yulia (Tymoshenko) sta chiamando “burattini” i governanti di Kiev e soprattutto è prima nei sondaggi con quasi due punti percentuali in più di Petro. Il 2019 è lontano, ma in Ucraina non si sa mai. Mika potrebbe darle la spinta decisiva. Yulia ha bisogno di Mika. E Mika ha bisogno di Yulia, così come aveva bisogno di oltrepassare il confine per sopravvivere politicamente. 


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12/09/17 h. 19.11
Gianni Vattani dice:

L'Ucraina...un paese mai esistito storicamente...chiaramente e ovviamente alla deriva. Nessuna sorpresa. Bravo come sempre Rossi, bel pezzo!

12/09/17 h. 12.28
gonzaga dice:

Grandissimo Francesco Rossi

12/09/17 h. 12.05
Europa, batti un colpo... dice:

L'ennesimo pazzo furioso al libro paga di USA e del suo cagnolino da compagnia UE per muovere guerra alla Russia.

E noi, resi beoti da Hollywook e associate serie televisive d'oltreoceano, che ne pagheremo le conseguenze.

Nel mentre, i satolli di junk-food, si divertono a sparare con le armi da fuovo al ciclone Irma. E se ne vantano pure.

Si sono bevuti il cervello con la cannuccia.

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