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Domenica 30.04.2017 ore 22.33
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Lorella Braglia

Il discorso di DiCaprio


di Lorella Braglia

Dopo la marcia globale per il clima del 29 novembre scorso, Leonardo DiCaprio pronunciò un discorso di tre minuti e mezzo alle Nazioni Unite, in occasione del summit sul clima.

Un discorso semplice, elementare. Diceva: quella sul clima è un’emergenza globale, immediata. Se non riusciamo a trovare soluzioni in corsa, il nostro futuro, come comunità umana, è incerto. Fino a ora tutti abbiamo finto che il problema non fosse così urgente, che non fosse così ampio.

Ora è chiaro che non è semplicemente un problema, ora è cambiata la prospettiva. Nessuno può più fingere. La comunità scientifica lo sa, l’industria e i governi lo sanno, il corpo militare degli Stati Uniti lo sa, tanto da portare il capo del Comando della Marina del Pacifico, Samuel Locklear, ad affermare che i cambiamenti climatici sono la nostra unica, principale minaccia per la sicurezza.

Poi è arrivata la notte degli Oscar, DiCaprio ha vinto la statuetta come miglior attore con Revenant e, nel discorso di ringraziamento, ha parlato di nuovo dell’emergenza clima, dicendo che il nostro pianeta non va dato per scontato e che dobbiamo smettere di rinviare le decisioni.

Nessuno sembra averci fatto molto caso. È stato trattato con sufficienza, soprattutto qui, in Italia: il solito vip di turno che tira fuori un’altra volta la menata ambientalista del clima.

Che DiCaprio risulti più o meno gradito, il suo messaggio è talmente imponente che ignorarlo è impossibile, e chi ne sia il latore risulta irrilevante.

Constatare l’accalorato interesse per faccende insignificanti, come le grane politiche locali o nazionali, e l’annoiata indifferenza per questioni decisive come la tutela delle nostre necessità primarie presenti e future, suscita sconforto.

È la vita stessa sul nostro pianeta che dovrà cambiare e trovare soluzioni di adattamento, e molte specie viventi si estingueranno. E noi, noi che dipendiamo da tutte le altre specie per ogni aspetto e bisogno della nostra vita, noi siamo a rischio più di tutti.

E siamo anche probabilmente responsabili di quello che sta succedendo. O forse no, forse sarebbe successo lo stesso, ma che importanza ha? La realtà che abbiamo intorno impone in entrambi i casi di unire gli sforzi e tentare soluzioni subito. Sapere di chi è la colpa non è una priorità. Adottare d’urgenza tutte le misure possibili invece lo è.

Il cambio di paradigma fondamentale è comprendere che agire ci riguarda in prima persona, nelle scelte quotidiane della vita normale.

Il punto di svolta è imparare a porci domande che per snobismo intellettuale ci sembrano ingenue: ”Cosa posso fare io, adesso, per il nostro pianeta? È più utile che mi stiri la camicia o che indossi a cuor leggero una maglietta sgualcita? Prendo l’auto e vado un weekend al mare o risparmio il viaggio e quel tempo lo dedico a imparare come si coltiva un orto sul balcone?".


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09/03/16 h. 19.06
chris dice:

hahaha diciamo che son più belli i commenti del testo e del discorso del bell'attore che per le verità che ha detto difficilmente sarà il nuovo sankara

04/03/16 h. 11.23
Olindo Cervi dice:

Sarebbe un discorso troppo lungo da fare qui, ma ourtroppo, tutte le disgrazie del mondo moderno sono legate al maledetto PIL e al fatto che al centro del mondo (o della terra) non ci sono le persone, ma ci sono soldi. Ormai è stato "finanziarizzato" tutto, il "cibo" è stato trasformato in "merce" e i luoghi di cura delle persone come gli ospedali sono stati trasformati in SPA che "erogano delle prestazioni sanitarie". Il PIL viene generato dalle fabbriche di armi e dall'anno scorso anche dal traffico di droga e dalla prostituzione. In base a questo indicatore bombardato da giornali e televisioni 24 ore su 24, se fai prostituire tua figlia e fai drogare tuo figlio contribuisci alla crescita del paese. Purtroppo la lotta al clima contribuisce poco al PIL e danneggia i grandi usurai che governano il mondo. Sta nascendo un mercato di certificati verdi in base al quale chi paga ha diritto di inquinare pagando i poveri che non inquinano. Quindi si sta cercando di "finanziarizzare" anche questo. Chi può mettere fine a questo schifo ? Solo la politica. Ma fino a quando la gente continuerà a votare fantocci che fanno gli interessi di questi miliardari non si risolverà nulla e si continueranno a fare conferenze sul clima. Fino a quando non si sostituirà il PIL con un parametro che misura la felicità, la cultura e la consapevolezza delle persone, non si risolverà nulla. Le piccole azioni giornaliere servono moltissimo, ma il vero cancro del sistema è questo ed è per questo che bisogna lottare.

04/03/16 h. 10.00
Cara Braglia dice:

ha centrato il problema nel cuore delle sue righe dove dice che in Italia, come in America, è stato trattato con sufficienza e che qua ci accaloriamo per emerite minchiate. Abbiamo fatto dei nostri torturatori della disinformazione dei veri e propri guru che sono ormai dentro il nostro cervello: ci hanno abituato così tanto a rassegnarci al peggio per coprire gli impresentabili che ormai è scontato ragionare così, cioè da ostaggi e da perdenti. E infatti l'Italia è marginalizzata come mai dal dopoguerra nello scenario economico e culturale del mondo. Me ne accorgo tutti i giorni da servizi che aziende storiche smettono di fornire per noi, mentre li rafforzano per altri paesi che prima erano influenti tanto quanto noi. Pertanto godiamo questo ruolo di marginalità che ci impedisce di portare i nostri danni altrove, speriamo che siano i Di Caprio della situazione a smuovere qualcosa laddove si puote ciò che si vuole.

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