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Lunedì 20.05.2013 ore 11.29
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Elisa Righi

Gioielli d'Oriente


di Elisa Righi

SHANGHAI - Torno a respirare. La cappa di umidità, calore e afa che avvolge Hong Kong non mi ha seguita. E nemmeno la fastidiosa sensazione di inquinare i polmoni a ogni boccata d’aria.

Shanghai è la metropoli più popolosa del mondo, ma la qualità dell’aria che si respira è indubbiamente superiore a quella di tante altre grandi città asiatiche. Qui si vivono le quattro stagioni. Qui, mi sento più vicina a casa.

Del resto ho un debole per questo posto. Shanghai non è solo la capitale finanziaria della Repubblica Popolare Cinese, è il centro nevralgico del commercio e dell’industria, l’affascinante capitale mondana attraversata da un fiume che impietoso divide il nuovo – Pudong - dal vecchio – Puxi - e che è riuscita a preservare parte del suo verde, nei parchi così come per le vie.



La pioggia che scende da due giorni senza tregua la rende più verde e più bella. Più fresca.

Lascio quel che sto facendo in hotel per abbandonarmi a questa giornata uggiosa. Col mio ombrellino da due soldi rimediato al Family Mart, più capace di lavare che non di riparare, decido di andarmene al Renmin Guangchang, il Parco del Popolo, adiacente all’omonima piazza da cui prendono il via i 5 km d’isteria commerciale della strada Nanjing, a Ovest del fiume Huangpu nella zona di Puxi.

Il parco, uno dei luoghi preferiti dai cittadini, ospita il museo di Shanghai, il museo di Urbanistica e il Moca Shanghai - il Museo di Arte Contemporanea – le cui costruzioni pulite si sfidano in bellezza e modernità. Mi fermo davanti all’edificio tutto vetri del Moca.

A dirla tutta la decisione di venire al Renmin Guangchang non è stata dettata dal caso. Una ragazza di Shanghai mi aveva parlato della retrospettiva Timeless Beauty ospitata al Moca fino al 15 luglio. In mostra 370 pezzi storici della maison orafa francese Van Cleef & Arpels.



Una volta vista la mostra è impossibile non parlarne.

La maison Van Cleef & Arpels nasce nel 1906 dal sodalizio lavorativo e amoroso tra Estelle Arpels, figlia di un commerciante di pietre dure, e Alfred Van Cleef, figlio di un mediatore nelle compravendite di diamanti. I due installano la loro boutique in Place Vendôme, culla parigina dell’alta moda, e da inizio secolo le loro creazioni adornano i corpi di alcune tra le donne più in vista sulla scena mondiale.

Patrocinata dall'ex primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin, l’esibizione non lascia nulla al caso: tutto è studiato per far sì che l’occhio del visitatore non si stacchi da pietre e gioielli. Questi ultimi sono posti all’interno di gigantesche gocce trasparenti sistemate sui rami di un tronco che si snoda per tutta la sala in un turbinio caleidoscopico di forme e di colori. Ci si trova così in un’atmosfera sospesa, una sorta di sogno in cui il protagonista indiscusso è l’Oriente.



La mostra si suddivide in quattro aree tematiche - esotismo, natura, eleganza e femminilità – ciascuna delle quali spiega sapientemente l’idea che sta alla base di ogni creazione, il percorso che ha portato alla scelta del motivo e infine delle pietre che la compongono.

Pagode, dragoni, chimere; gioielli d’ispirazione egizia, hindu, cinese, giapponese e persiana: la fascinazione per l’Oriente e l’Estremo Oriente influenza tutta la produzione della maison dagli anni Venti in avanti. Una poesia che si traduce in anelli, collane, bracciali, pochette art déco tempestate di diamanti e bauletti che riprendono i disegni di antiche ceramiche e delle sete più preziose quando non riproducono direttamente piccoli templi buddisti o motivi calligrafici cinesi.

Nella sezione natura la Cina la fa da padrone. Una spilla ruba la mia attenzione per più di dieci minuti: Mystery Set Chrysanthemum, 1937. Il crisantemo, per la prima volta coltivato in Cina e per secoli sconosciuto in Europa, è esaltato da un vortice di rubini e diamanti in una riproduzione talmente fedele da solleticare l’olfatto.

Di nuovo nel parco, tra le rane che saltellano, respiro il profumo dell’osmanto.

C’è voluto un secolo perché l’amore della Maison Van Cleef & Arpels per l’Oriente fosse corrisposto e celebrato in una mostra. Oltre L’arte della guerra la Cina insegna quella, meravigliosa, della pazienza.

[Foto di Michael Jochner]


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