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Giuseppe Caliceti

Diario Indie Molfettesi 2


di Giuseppe Caliceti

Sia chiaro, non accetto la cittadinanza onoraria di Molfetta.
 
Immigrati molfettesi che ritornano in estate, dall'America, alla città italiana. Non ci sono dubbi: il voto è per Trump. Sostengono che ha il difetto di parlare troppo, ma è l'unico che può far cambiare l'America. Sostengono che Hilary è un/una burattino, è la solita politica, è come votare il Pd in Italia. Cerco di dire qualcosa. Mi si dice che in Europa abbiamo paura perché non lo conosciamo. Mi si dice, addirittura, che Trump è come votare Cinque Stelle. Ah.
 
3. Vincenza Colella scrive: "Mah! Non apprezzo tutta questa ironia mentre la città è sempre più allo sbando, disorientata, ferita dopo aver creduto in Paola e averci riposto.speranze. E poi che cosa ce ne frega della stitichezza di Babel? Può sempre andare a casa sua se l 'aria di.Molfetta non la ispira no?". Rispondo.... Ci provo: ecco, per esempio, se adesso che ha ripreso ad andare di corpo, ci fossero sacchetti per raccogliere la cacca dei cani... O comunque, se qualcuno oltre a me la raccogliesse, quella dei suoi cani, si intende.... Eccola cosa potrebbe c'entrare...
 
4. Rassicuro i parenti: non ho divorziato dalla mia prima moglie. Ne ho solo acquisito una seconda a quattro zampe: Bebèl. 
 
5. I matrimoni e i funerali, per alcuni paesi dell'interno, sono la fabbrica più redditizia. A un funerale lavorano fino a cento persone. Dai giardinieri della masseria sala di ricevimento alle cucine. Ci sono anche esperti che tematizzano il matrimonio e coordinano pistole istallazioni sulle sale e nomi dei tavoli degli invitati.
 
6. Quando giro con il trasportino a tracolla, le ragazze che incrocio mi sorridono. Anzi, sorridono a Bebèl.
 
7. Insomma, la questione è questa: i percocchi o le percocche, esistono in Emilia?
 
8. Auguri agli sposi!
 
9. Concerto di Max Gazè sul lungomare, poi arriva la Nannini; il biglietto della Nannini costa il doppio di quello di Max Gazè.
 
10. Dalla Tesi di Marisol Botticelli, università di Firenze, sul sottoscritto: "Appendice: Intervista a Giuseppe Caliceti del 30 Agosto 2014 
1. Nella sua infanzia, certamente la figura dei suoi genitori, forse anche quella dei suoi nonni, ma principalmente quella di suo padre, che è stato un insegnante, lo ha avvicinato ai libri e in genere al mondo della cultura, ricorda quei suoi momenti autobiografici? 
 
Tra le persone importanti che mi hanno avvicinato alla scrittura, una è senz'altro mio padre. È stato anche esso un insegnante della scuola elementare e su di lui ho due ricordi particolari.
Il primo si riferisce ad una vacanza estiva a Villa Minozzo sull'Appennino reggiano. Durante la notte mi sveglio per andare in bagno e vedo mio padre che sta scrivendo sul retro della copertina della collana "I Quindici", una collana di quindici libri per bambini, simili ad un enciclopedia. Scriveva una favola per me e mio fratello e mi ha stupito che non stesse scrivendo su un foglio, ma su un libro. Non ricordo quale favola fosse, ma solo la mia sensazione di stupore dovuta al fatto che fosse lui lo scrittore e che stesse componendo per me e mio fratello. 
 
L'altro ricordo riguardante mio padre è una frase che mi ripeteva spesso sin da quando ero bambino, ossia: «Di giocattoli io non te li posso comprare tutti, però di libri tu chiedimene uno e io te lo prenderò sempre». 
 
Un'altra persona per me importante, che mi ha avvinato alla scrittura, è Corrado Costa. Lui era un avvocato e anche poeta, faceva parte del 
 
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Gruppo dei Novissimi, scrittori che riprendevano le avanguardie storiche.
Durante gli anni in cui frequentavo l'Istituto Magistrale sono entrato in contatto con lui, ed un giorno mi invitò a casa sua per fargli leggere le mie poesie. Dopo aver letto, ricordo che prese le forbici ed iniziò a tagliarle, verso per verso e rimasi incredulo da questo suo gesto. 
 
Dopo aver tagliato tutti i versi mi disse: «Prova un po' a giocare con queste striscioline, a combinarle, e poi guardiamo se ci salta fuori una poesia ancora più interessante».
Il gruppo dei Novissimi, a cui apparteneva Costa, aveva un approccio surrealista nei confronti della scrittura, credeva in un'idea giocosa della letteratura, ritenendo che lo scrittore dovesse giocare con i suoi versi e con le parole. 
 
Un' altra figura importante nella mia vita, con cui ho avuto rapporti legati alla narrativa, è stata quella di Pier Vittorio Tondelli, scrittore emiliano che ottenne successo grazie al libro Altri libertini. All'interno dell'opera inserì molte parolacce, infatti ebbe una causa per oscenità e Costa divenne il suo avvocato durante il processo. Importante da ricordare fu che il mio primo libro lo feci grazie a Mario Lodi. Lo conobbi in quanto, agli inizi degli anni novanta, venne a svolgere un laboratorio nella Scuola di Calerno, nella quale insegnavo. A Lodi feci leggere i miei primi testi in prosa, visto che avevo sempre scritto solo poesie. I miei primi testi in prosa erano le trascrizioni delle registrazioni dei bambini stranieri che mi raccontavano il loro viaggio di arrivo in Italia. 
 
Lodi sin da subito fu interessato ai miei racconti, e fu lui a propormi di contattare L'Einaudi Ragazzi e l'EL ragazzi. 
 
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Nel 2002 decisi di invitare il maestro a Reggio Emilia e di fare un incontro insieme ai bambini delle scuole della Città. Lodi chiese che i bambini gli scrivessero delle lettere per raccontarsi, alle quali poi lui avrebbe risposto. 
 
Gli arrivarono 400 lettere, così il maestro decise di scrivere un'unica lettera indirizzata a tutti i bambini. Da questa emerge la sua attenzione all'infanzia e al tema dell'emigrazione.
Un altro maestro per me fu Edoardo Sanguineti. Nel 1996 uscì il mio libro Fonderia Italghisa; poco dopo la sua uscita, Sanguineti decise di venire a Reggio Emilia per conoscermi e per visitare la discoteca. Così insieme alle nostre rispettive mogli andammo alla Fonderia per ballare tutti insieme, ci divertimmo, anche per il fatto che il vocalist si chiamava Professore. Con Sanguineti si creò da subito un rapporto di reciproca stima, io rimasi contento dal fatto che volle venire a Reggio Emilia per conoscermi in quanto si era appassionato al testo, al suo linguaggio. 
 
Mi ricordo che per il suo settantesimo compleanno mi invitò insieme a mia moglie a Genova. Partecipammo ad una cena, nella quale recitammo insieme la poesia Poetry Love Game, inserita dentro la raccolta Ad Alta Voce. 
 
2 Mi può esporre la sua collaborazione con la Biblioteca Panizzi, l'esperienza di Baobab/Spazio Giovani Scritture e con il Comune di Reggio Emilia? 
 
Da bambino ho iniziato a suonare il violino, e ho poi continuato per moltissimi anni. 
 
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A quattordici anni iniziai l'Istituto magistrale, non perché nutrissi la passione per l'insegnamento, ma perché con questa scuola mi rimaneva più tempo per dedicarmi allo studio del violino. A diciotto anni, appena finite le magistrali, vinsi subito il concorso per l'insegnamento. 
 
Frequentai l'Università di Lettere, prima a Bologna e successivamente a Parma. Iniziai ad avere un esaurimento, mi ritrovai a fare il maestro la mattina, seguire le lezioni universitarie il pomeriggio e studiare di notte il violino. Dovetti decidere di eliminare qualcosa, così abbandonai la carriera universitaria, per dedicarmi completamente a quella da maestro, anche perché mio padre insistette che continuassi con questa. 
 
Durante gli anni delle superiori ricordo che affrontavo la scuola con superficialità, soprattutto perché eravamo solo 10 maschi su 700 ragazze. Ricordo che andai dalla preside per propormi come fotografo ufficiale delle classi; così insieme ad un mio amico iniziammo a fare le foto. Alla ragazza più carina dicevamo poi di raccogliere tutti i soldi dei compagni, e poi le iniziavamo a fare complimenti dicendole che si meritava un primo piano per la sua bellezza. 
 
Ho sempre affrontato l'Istituto magistrale con poca serietà, la mia vera passione era il violino che mi impegnava anche sei o sette ore al giorno di studio. Con gli anni poi fui costretto ad abbandonare anche il violino per dedicarmi completamente al mio lavoro di maestro. 
 
Inizia questo lavoro molto presto, ricordo infatti che le prime volte la bidella, vista la mia giovane età, mi scambiava per il fratello maggiore degli alunni. 
 
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Con il tempo mi appassionai a questo lavoro e mi iniziò a colpire il rapporto con i bambini. Dei miei primi anni di insegnamento ricordo due eventi.
Il primo fu lo spettacolo teatrale Isabelle e Federico la cui sceneggiatura l'avevo scritta ispirandomi a Nessun luogo è lontano di Bach. Per questo spettacolo feci trasferire tutta la mia classe, compresi i banchi e gli armadi, sul palco del teatro di Sant'Ilario, e condussi un'ora di lezione in diretta davanti al pubblico. 
 
L'altro evento fu "Suonerie" con la regia di Corrado Costa. Questo spettacolo era caratterizzato dal fatto che il gruppo di musicisti eseguiva degli sketch divertenti e faceva delle battute al pubblico. Quando suonavo il violino con Costa iniziammo a fare delle performances di recitazione nelle quali io suonavo e lui recitava le poesie. Erano spettacoli sperimentali con i poeti del tempo, ricordo infatti di aver accompagnato Amalia Rosselli, Adriano Spatola e Nanni Balestrini; ovvero i poeti appartenenti al gruppo dei Novissimi. Ho sempre collaborato con il Comune di Reggio Emilia, che è sempre stato sensibile nei confronti della cultura e della scuola. Quando io sono bambino, sono gli anni in cui a Reggio nasce l'esperienza degli asili più belli del mondo. 
 
Nel 1998 curai per il Comune "Estate in corso", spettacoli che avvenivano solo per il periodo estivo, in cui un poeta doveva legger le proprie poesie ad alta voce. Ricordo che feci leggere anche a degli egiziani i loro testi tradotti. 
 
Nel 1991 iniziai anche a curare "Le voci della Poesia" una rassegna che avveniva nel mese di Luglio, nella quale venivano invitati i poeti italiani a leggere i loro testi. Inizialmente questa rassegna veniva presentata da Costa, con la sua morte io presi il suo posto. 
 
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Per 13 anni mi sono occupato di "Le voci della Poesia" grazie alla quale ho avuto modo di conoscere molti poeti, tra cui: Sanguineti, Bellezza, Bartolucci, Conte, De Angelis; e credo di poter affermare che anche grazie a loro ho avuto una formazione poetica. 
 
Mi sono anche occupato della rassegna "Ricercare", anch'essa collegata al Comune di Reggio Emilia, che aveva un'amministrazione aperta alle novità. Questa nacque dal fatto che il 1993 fu il trentennale della nascita del Gruppo 63, allora io, Ivano Burani, Ivano Barilli e Nanni Balestrini decidemmo di svolgere un convegno rievocativo del gruppo. Proposi di realizzare qualcosa per i giovani scrittori italiani, per fornirgli la possibilità di farsi conoscere. Da questa mia idea nacque "Ricercare", al quale poi aderirono anche Giulio Mozzi e Silvia Ballestra. Grazie a questa rassegna ebbi modo di conoscere scrittori italiani, anche miei coetanei. 
 
Nel 1999 nacque Baobab /Spazio Giovani Scritture; in quanto andai dal Comune dicendo che forniva degli spazi per la musica e la pittura, ma non c'erano invece spazi legati alla letteratura. Proposi allora che la Biblioteca di San Pellegrini Marco Gerra diventasse un luogo nel quale svolgere incontri con gli scrittori, e non più solo un luogo nel quale venivano distribuiti i libri. Cosi nasce questo nuovo progetto volto a far conoscere gli autori contemporanei. 
 
La parola Baobab è legata a più significati, oltre ad essere l'albero e ad essere citato ne libro Il piccolo principe, Baobab era anche il nome di una rivista di poesia sonora di Ivano Burani.
Quest'ultimo è stato un mio amico, un piccole editore di Reggio Emilia, a cui mi sono ispirato per il personaggio di Palmiro nel Busto di Lenin. 
 
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Spatola era un editore di musica ma con la passione per la poesia, per questo creò insieme a Costa la rivista "Baobab".
Grazie a Baobab /Spazio Giovani Scritture per la prima volta in Italia, viene realizzato un laboratorio di scrittura, gratuito, per ragazzi. Permetto ai giovani scrittori di conoscersi e confrontarsi, in quanto ritengo che la scrittura abbia bisogno di confronto e che non sia solo individuale. 
 
Nei laboratori di questo servizio a turno ognuno legge ad alta voce i propri testi e successivamente il gruppo li commenta. Ciò permette che lo scrittore si prenda la responsabilità del proprio scritto e di avere un feedback. Con la lettura ad alta voce può constatare se le sue intenzioni comunicative corrispondono al risultato comunicativo che ha suscitato nel gruppo. 
 
Chiunque scriva avrà poi pubblicato il proprio testo all'interno di una fanzina, in cui vengono pubblicati tutti i racconti o le poesie dei giovani scrittori.
Inoltre Baobab/ Spazio Giovani Scritture promuove alle scuole incontri con alcuni autori. In Italia avvengono molti incontri con gli scrittori, ma questo servizio offre una novità. Prima dell'incontro viene eseguito un corso di aggiornamento al docente sull'autore che andrà ad incontrare, poi gli viene chiesto di fare un corso di scrittura alla sua classe prima dell'incontro. La classe dovrà anche realizzare un libro sull'autore che andrà a far parte delle biblioteche del Comune di Reggio Emilia. Questi libri sono autoprodotti dalle stesse scuole, l'idea vincente di questo servizio è appunto questa, che la biblioteca andrà ad accogliere non solo libri di grandi scrittori, ma anche libri prodotti dalle scuole. Questi ultimi verranno poi catalogati ed inseriti 
 
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come tutti gli altri libri, e potranno essere presi in prestito dagli utenti della biblioteca.
Questa la chiamo io la Biblioteca dei giovani cittadini, in realtà si tratta di alcuni scaffali all'interno di ogni biblioteca della provincia di Reggio. 
 
Questo servizio valorizza il lavoro eseguito dai bambini e responsabilizza i docenti in quanto dovranno svolgere un buon lavoro che gli permetterà di porre all'interno della biblioteca il libro realizzato dalle loro classi. 
 
Ai bambini non interessa se il libro è stato prodotto da uno scrittore famoso, o da una casa editrice famosa, se sono colpiti da un testo lo leggono anche se è stato scritto dai loro coetanei. Grazie a questo servizio esiste la possibilità che i bambini producano libri per altri bambini. 
 
In Italia bambini e ragazzi leggono soprattutto libri di adulti, adulti morti difficilmente vengono letti autori contemporanei. Quando è nato questo servizio ho eseguito un'inchiesta nelle scuole chiedendo ai bambini di scrivere almeno un libro di un autore vivente che avessero letto. Il risultato fu scioccante, il 99% non scrisse nessun nome, emerse solo Micheal Jordan, un giocatore di pallacanestro che stava morendo. 
 
Penso che ciò non sia colpa degli insegnanti, ma del sistema di studi italiano, in cui vengono promossi solo i classici e gli scrittori morti. Credo che questo rapporto tra la letteratura e la necrofilia sia poco proficuo. 
 
Nella tradizione anglosassone, per esempio, prima si invitano i bambini a leggere gli autori contemporanei e successivamente i classici. Questi ai bambini risultano più difficili in quanto sono scritti 
 
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con un linguaggio diverso e trattano di temi poco vicini al mondo attuale.
In Italia, al contrario, vengono prima proposti i classici e semmai solo successivamente autori contemporanei. In questo modo i bambini si allontanano dalla letteratura, ritenendola noiosa. Per questa mia considerazione, ho deciso di avviare questo servizio di Baobab, e sono contento che si sia creata una microeditoria autoprodotta dai singoli bambini. 
 
In questi ultimi anni i laboratori mensili di Baobab avvengono all'Università di Reggio Emilia e Modena, ai quali partecipano anche le studentesse di Scienze della Formazione Primaria, acquistando così dei crediti formativi. 
 
Oltre alle fanzine, i partecipanti ai laboratori di scrittura possono realizzare dei libri e delle antologie, i cui temi o sono scelti da loro o collegati a iniziative del Comune di Reggio. Esempio se il Comune parlerà di un certo argomento, con i corsisti del laboratorio realizzeremo un libro su quell'argomento. 
 
Ogni Giovedì pomeriggio accolgo nella biblioteca i docenti che vorrebbero approfondire un autore contemporaneo. Fornisco loro delle informazioni e li formo in quanto poi andranno a svolgere in classe un lavoro su quell'autore. 
 
Oltre ai docenti vengono anche giovani scrittori che mi illustrano i loro testi. Propongo loro di partecipare ai laboratori di scrittura, che adesso si tengono all'Università, nei quali dovranno leggere i loro racconti ad alta voce e saranno poi commentati dagli altri partecipanti. Tra gli ultimi progetti nati da Baobab, c'è quello delle mostre itineranti. Sono mostre agili che vengono poste in biblioteca e che possono essere smontate facilmente ed esposte in altri luoghi. 
 
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Le mostre didattiche a Reggio Emilia, hanno una lunga tradizione; "I cento linguaggi dei bambini" ne è un esempio. Quest'ultima è stata creata da Loris Malaguzzi, tratta degli asili più belli del mondo, ed è divenuta famosa in tutto il mondo. 
 
L'idea di creare mostre didattiche all'interno di Baobab nasce dalla mia partecipazione al libro Io, io.. e gli altri di Nicoletta Costa, visto che insieme al libro è stata realizzata una mostra esportabile.
Si tratta di una mostra di pochi pannelli, che può essere posta nel computer, salvata in pdf, così che ogni biblioteca la potrà poi stampare e realizzare. 
 
Dopo aver visto questa mostra realizzata da Nicoletta Costa ho deciso di iniziare a realizzarne anch'io. La prima è stata prodotta in forma di libro, e raffigurava i migliori libri autoprodotti dalle scuole.
L'ultima mostra consiste invece in un cartellone che tratta della poesia visiva, di cui io ho scritto l'introduzione, La nostalgia delle parole. Nel cartellone viene mostrata la poesia visiva nelle varie epoche, illustra quella futurista fino a quella dei giorni nostri che è rappresentata dal logo come esempio wikipedia. 
 
Penso che sussista un rapporto tra la poesia visiva e il bambino che inizia la scuola, in quanto all'inizio lui comunica attraverso il disegno, non conosce le lettere. Allo stesso modo gli uomini primitivi, prima ancora di iniziare a scrivere, sapevano solo disegnare. Ritengo che vi siano stati molti scrittori del passato che abbiano mantenuto intatto questo rapporto tra segno e disegno. 
 
Dopo la visita della mostra, vengono invitati i bambini a produrre anch'essi una poesia visiva. 
 
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3 Sarà stato un lettore precoce nell'età infantile. Quali erano i generi e gli autori che amava particolarmente? 
 
Sono stato un lettore abbastanza precoce, anche se ricordo di essere stato soprattutto un buon ascoltatore. Mia madre e mio padre leggevano ad alta voce a me e mio fratello prima di andare a letto. Mio padre mi ha sempre ripetuto che io avrei potuto avere qualsiasi libro desiderassi. 
 
Ci leggevano dei romanzi strappalacrime, tra questi ricordo che c'era uno in cui il protagonista era un bambino che veniva rapito.
Nella mia famiglia esisteva questo rito della lettura ad alta voce, ritengo che sia molto importante e proficuo che un bambino si addormenti con la lettura di un libro. 
 
La pratica della lettura ad alta voce dovrebbe essere usata maggiormente anche nella scuola, sono pochi i docenti che ne fanno uso.
Tra i miei libri preferiti c'era L'isola di Arturo, amavo anche I Quindici che rappresentavano una enciclopedia per bambini. 
 
4 Nella sua attività di scrittore ci sono degli autori che ritiene essere stati dei " maestri" per lei? Cita spesso Corrado Costa ed Edoardo Sanguineti, quali sono i motivi stilistici e tematici per cui si rifà a questi autori? 
 
Costa e Sanguineti non scrivevano per diventare famosi come gli scrittori di oggi, avevano già un lavoro, per loro la scrittura era solo un completamento. Non erano interessati al mondo televisivo, al 
 
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contrario si discostavano dai media, non ritenendoli consoni al loro mondo.
Loro mi hanno insegnato questo approccio alla scrittura, per me esiste prima il mio lavoro di insegnante e successivamente quello di scrittore. Riesco ad essere autonomo su ciò che scrivo solo se non metto la scrittura al primo posto. 
 
Ritengo che esistano due generi di scrittori, quelli che mentre li leggo mi ricordano una voce, come Celine, e quelli che quando li leggo mi ricordano delle immagini. Con il tempo mi sono reso conto di preferire la prima categoria di scrittori. Penso che questa mia attenzione nei confronti dell'oralità, della voce dei bambini sia dovuta alla mia formazione musicale, per questo quando scrivo le parole mi devono rimandare a un suono. 
 
Un tratto distintivo dei testi di Costa è l'ironia, la giocosità con la lingua e con il ruolo dello scrittore. Anche questo mi ha trasmesso il poeta, infatti non mi sento un profeta quando scrivo e quello che scrivo può essere cambiato sempre, è in continuo movimento. 
 
5 La sua attività di scrittore, ma anche quella di poeta è rivolta sia ai bambini che agli adulti. Quale è il suo parere su questo duplice binario di scrittura? 
 
A sette anni ho iniziato a suonare il violino, fu la mia maestra di scuola a dire ai miei genitori di fami cominciare. Quando ero bambino ho partecipato a dei corsi della pedagogista cilena Olivia Concia, svolgeva a Reggio Emilia dei laboratori di didattica e pedagogia musicale. Questo corso mi è stato utile successivamente per approfondire il mio legame tra musica e pedagogia. 
 
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Iniziai ad accompagnare la lettura di poeti con il violino. Il gruppo dei Novissimi svolgeva delle perfomances tra lettura e musica, ed io venni invitato da Costa a parteciparvi.
Anche oggi mi è rimasto questo forte legame tra poesia e musica, penso che la poesia sia ritmo, musica che si sviluppa nel tempo. Questo collegamento si ritrova spesso nei mie libri, come in Enzo Lorenzo in cui alcune canzoni le trasformo in poesie, Bella Ciao diviene Mamma ciao, oppure prendo dei motivi musicali e realizzo delle filastrocche. 
 
Anche nel libro La maga dei semafori esiste un principio musicale, che è quello della variazione, ovvero ripetere sempre la stessa cosa ma in modo diverso. Questa la possiamo vedere nella Storia del Principe azzurro che non riusciva a conoscere delle ragazze, la storia si ripete per tutto il racconto ma sempre con una variazione. 
 
Ritengo la musica e i linguaggi non verbali fondamentali e non solo per i bambini stranieri che non conoscono bene la lingua. Negli anni Settanta ed Ottanta,con lo sviluppo del tempo pieno, la scuola affermò l'importanza delle materie espressive. Oggi invece con la crisi e con i tagli all'istruzione queste discipline sono state quasi completamente eliminate. Al contrario le ritengo formativi per i bambini, educano al silenzio e all'ascolto. Con un gruppo di bambini riesco subito a vedere se è stato fatto un lavoro sull'ascolto, se non è stato fatto si crea subito il caos. 
 
Se due bambini parlano insieme, uno smette solo se il docente ha insegnato loro l'ascolto. Esistono delle tecniche musicali per insegnare a parlare uno alla volta, esempio far suonare degli strumenti prima tutti insieme piano e poi tutti insieme forte, oppure un bambino suona e l'altro inizia solo quando il compagno ha finito. 
 
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All'inizio della mia carriera di insegnamento ho ricoperto il ruolo di esperto di musica, e andavo nelle varie classi dell'istituto a svolgere dei laboratori musicali. 
 
6 La sua attività di scrittore, ma anche di poeta, è rivolta sia ai bambini che agli adulti. Nel mio lavoro di tesi vorrei evidenziare questa eterogeneità del pubblico di lettori al quale si rivolge, a cui corrisponde anche, una complessità di scrittura e di tematiche. Quale è il suo parere su questo duplice binario di scrittura? Pensa che ci debba essere un connotato pedagogico, formativo, nelle opere rivolte ai bambini e agli adolescenti; soprattutto nella società di oggi multietnica in cui il concetto di inclusione significa superare le barriere del razzismo e della diversità? 
 
Ritengo che tutto ciò che scriviamo sia biografico.
Esiste una differenza di generi legata a come ci si esprime piuttosto che alle tematiche che vengono affrontate. Ovviamente faccio delle differenze a secondo del lettore a cui mi rivolgo, visto che il bagaglio di parole che consoce un bambino di sei anni è diverso da quello di un adolescente o di un adulto. Uso le stesse tematiche, sia per i bambini che per gli adulti, curandomi però di utilizzare linguaggi differenti.
Un tema a me caro è quello sull'identità, che può assumere varie forme, l'identità di essere bambino, identità individuale o collettiva. Nel libro Il Busto di Lenin c'è l'identità collettiva che crolla, in quanto si identificava nella statua di Lenin.
Nella storia Cosa c'è che non va il canguro alla fine riesce a scoprire la sua identità individuale, all'inizio tutti gli insegnano come dovrebbe 
 
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camminare, ma alla fine l'animale decide di camminare come è la sua vera natura. Inizia a saltare, questo è un gesto di scoperta di se stesso. Ritengo questo racconto un insegnamento pedagogico, una metafora tra la pedagogia e la natura del bambino. È una metafora dell'andatura del camminare, ognuno alla fine cammina secondo la propria natura, e per questo è importante rispettare l'identità di ciascuno. 
 
Mi capita di aprire i libri e chiedermi a chi l'autore indirizza il racconto; quando io scrivo mi immagino sempre il potenziale lettore. Dopo essermi chiesto chi potrebbe essere il lettore allora riesco a dare un certo linguaggio e un certo stile al libro. Tutto cambia a secondo del destinatario del libro. 
 
Non penso che esistano temi che non possano essere affrontati con i bambini, ormai sono soggetti a molti stimoli, sono già immersi in molte tematiche. Ieri per esempio guardavo la tv con mia figlia e ad un certo punto esclama: «Eh poverina, quella ha due mamme», aveva sentito la notizia di una coppia lesbica aveva avuto una bambina. Ho fatto questo esempio per dimostrare che non esistono più tabù da non poter affrontare con i bambini, ormai bisogna essere pronti a trattare qualsiasi argomento. 
 
7 Come nasce un suo racconto, oppure un libro? Le tematiche che emergono, come ho potuto constatare dalla lettura di alcuni suoi lavori, nascono da problematiche ed emergenze sociali, dunque più da una riflessione sulla realtà che dalla fantasia. Tuttavia la creatività ha un ruolo nella sua scrittura? Le fonti, documentarie dunque, sono probabilmente quelle della cronaca e della sua esperienza di insegnante? 
 
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Una volta Costa mi disse una frase che per me fu un grande insegnamento: «Scrivi come ti pare, qualcosa che ti piace, e poi spera che quello che piace a te piaccia anche agli altri».
Tutti i miei libri sono legati a dei rapporti avuti nella mia vita. Per esempio Il busto di Lenin al rapporto con i pensionati di Cavriago, Suini al rapporto con i miei amici delle discoteche e infine i libri di scuola legati ai miei alunni. 
 
Quando si crea un rapporto intenso con una persona, ho poi bisogno di raccontarlo, di inventarci una storia, a cui ovviamente aggiungo poi delle cose non vere. Il racconto La maga dei semafori è una storia accaduta realmente con mia figlia quando eravamo in macchina ed aspettavamo che il semaforo diventasse verde. 
 
Da esperienze di vita nascono i miei racconti, poi li modifico, come è accaduto per il libro Suini, la cui unica storia vera è quella della festa delle donne.
Quando conosco una persona e mi colpisce la sua voce, subito mi immagino una storia, un libro. Con i libri che nascono dai rapporti con le persone c'è un legame più forte, esistenziale, rispetto a quelli nati solo dalla mia fantasia. C'è un legame affettivo, rappresentano delle tappe della mia vita, per ogni momento importante è nato un libro. 
 
8 Quale è il suo metodo di lavoro; c'è un momento della giornata in cui preferisce scrivere? Scrive più lavori insieme? 
 
Non ritengo di avere un metodo di lavoro ben preciso, ma posso affermare di scrivere più lavori contemporaneamente, anche libri per bambini insieme a quelli per adulti. 
 
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Preferisco scrivere quando sono solo, e questo accade soprattutto la mattina, visto che durante il giorno insegno ed il resto del tempo lo dedico a mia moglie e a mia figlia. Oltre la mattina presto amo scrivere durante il periodo estivo in quanto non lavoro ed ho più tempo a diposizione. 
 
Per un'esigenza personale scrivo quotidianamente, mezz'ora al giorno la dedico alla scrittura, poi quando ho periodi di tempo più lunghi organizzo il materiale in forma di libro. 
 
9 Ha avuto un diario interattivo in internet, cosa pensa dei social network , delle nuove forme di comunicazione e del loro rapporto con i bambini? 
 
Ho una visione positiva dei social network, ritengo siano stati una rivoluzione importantissima, più forte rispetto alla scoperta della tv per la nostra generazione.
Quest'anno insegnavo in una quinta e i miei alunni avevano un gruppo su WhatsApp in cui commentavano le lezioni della mattina. Ne ho parlato con le mie colleghe e ho riflettuto sul fatto che noi docenti ci dovevamo informare e conoscere queste nuovi strumenti. 
 
Mi sono sempre interessato alle nuove tecnologie, la mia prima esperienza è stata Radio, un romanzo interattivo.
Ho poi avuto un diario online, Pubblico/ Privato, dal quale nacque un libro che ebbe molto successo, in quanto prima dell'invenzione dei Blog io feci un proto-Blog. 
 
In passato chi scriveva libri doveva aspettare anche anni prima che gli venisse pubblicato, adesso invece l'autore ha subito un feedback. Attraverso la tecnologia lo scrittore può avere immediatamente una 
 
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riposta dal lettore, e grazie ai suoi commenti migliorare il lavoro. Penso che lo scrivere non sia un'opera individuale ma collettiva anche se le redini sono tenute da una sola persona.
Mi viene in mente Lodi che decise di togliere la tv da casa sua per alcuni anni, in quanto voleva riappropriarsi del tempo. 
 
Mi capita di fare delle inchieste nella mia scuola, e risulta che ci sono famiglie con otto tv in casa. I bambini hanno anche la tv dentro la loro camera, ritengo che ciò sia deleterio, la tv non è una baby-sitter, ma un elettrodomestico pericoloso, per questo ci vuole sempre a fianco un adulto. 
 
Al contrario internet e i social network ritengo che siano più interattivi. Prima di tutto si è riscoperto che con tutte queste chat i bambini sono tornati a scrivere.
Perciò io sono favorevole, ovviamente bisogna educare i bambini a questi nuovi media, svolgere delle pratiche educative e formare gli insegnanti. 
 
Anche nei confronti dell'e-book non sono contrario, ritengo che il libro e la carta abbiano un sapore particolare, ma certe volte esistono dei feticisti dei libri. L'e-book ha dei vantaggi, si possono allargare le pagine ed illuminarle, inoltre i costi sono inferiori rispetto ai libri cartacei. 
 
10 Mi può parlare della sua esperienza come responsabile del progetto per l'integrazione degli alunni stranieri delle scuole del circolo didattico di Sant'Ilario d'Enza? Ha svolto altre esperienze simili? 
 
Ho svolto questa esperienza per tre anni agli inizi degli anni Novanta. 132 
 
Riunivo tutti i bambini stranieri delle varie classi e facevo loro un corso di italiano. Inoltre svolgevo un lavoro collettivo con le classi in cui era presente almeno uno straniero e parlavamo di alcune tematiche come per esempio la religione. 
 
La cosa che mi stupisce è che allora erano presenti pochi bambini stranieri nelle scuole e si svolgevano lo stesso questi progetti, adesso, che il numero di stranieri è moltiplicato non viene fatto nessun investimento per la loro integrazione. A Reggio Emilia sono presenti 160 nazionalità diverse, ed esistono pochi progetti per l'integrazione. Dopo essere stato il responsabile di questo progetto mi sono poi sempre occupato dell'insegnamento di classe. Tuttavia ho sempre mantenuto un'attenzione forte per i bambini stranieri. 
 
Credo che questa mia attenzione nei loro confronti sia collegata a quando mio padre andò ad insegnare al collegio maschile di orfani. Era un maestro di "Casetta", queste erano delle sezioni di un collegio, in cui c'era una famiglia assieme a dei ragazzi orfani. Perciò mi ritrovai con la mia famiglia e 20 fratelli orfani di padre. 
 
Mio padre divenne per questi bambini una figura di riferimento, ciò mi ha provocato delle invidie nei loro confronti in quanto mi ritrovai ad avere altri fratelli illegittimi.
Mio padre era un cattolico evangelico, devoto a Prampolini, che affermò: "Gesù era rivoluzionario, il Cristianesimo è uguale al comunismo". Mi trasmise questa idea della religione, in Emilia esiste questo forte collegamento tra comunismo e cattolicesimo. 
 
Credendo in questa idea mio padre ripeteva a me e mio fratello: «Voi siete i miei figli, però anche loro hanno bisogno». Da questi sue frasi e dai suoi insegnamenti credo sia nata la mia attenzione nei confronti dei bambini extracomunitari. 
 
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Quando io ero un bambino i disagiati erano gli orfani, adesso sono soprattutto i bambini provenienti da altre nazionalità.
Un ulteriore questione, che credo mi abbia portato a questa attenzione, deriva dalle origini della mia famiglia. I miei genitori sono anch'essi degli orfani. Mia nonna morì quando mio padre era molto piccolo, e mia madre da bambina fu affidata ad un'altra famiglia, per sopperire ai problemi di povertà della sua famiglia d'origine. Quest'ultima emigrò in Francia, vicino Marsiglia, e lei rimase con la famiglia adottiva a Modena, per questo io sono nato lì anche se ho sempre vissuto a Reggio Emilia. 
 
Anche dall'origine dei miei genitori penso derivi la mia sensibilità nei confronti degli emigrati. 
 
11 Nelle sue performances con il pubblico diventa un attore, mi può parlare del suo rapporto con il mondo del teatro? 
 
Ho sempre legato la musica alla poesia, questo rapporto mi è stato trasmesso dai Novissimi, con cui entrai in contatto da giovane. Questo gruppo si ispirava alla bit generation, realizzavano molte letture ad alta voce, unendo musica e poesia. 
 
Quando inizia a recitare i miei testi mi venne spontaneo ispirarmi a loro, e riprendere i loro insegnamenti. Alcuni miei libri sono fatti per essere letti in pubblico ancora prima che essere letti singolarmente. In Ad alta voce ci sono testi pensati per una lettura pubblica, come in Enzo Lorenzo, i brani sono scritti per essere direttamente cantati. 
 
Il filo conduttore di tutte le mie opere è la mia attenzione all'oralità, alle voci. Le poesie che recito nelle performances diventano delle 
 
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filastrocche, allo stesso tempo, quando leggo un romanzo voglio che questo mi restituisca una voce, che mi parli.
Nella letteratura per l'infanzia, e in quella per ragazzi, ho visto spesso una divario tra quello che si scrive su un libro e tra quello che si dice mentre si parla. Una differenza tra la lingua scritta e quella parlata. Ritengo questa divisione poco formativa; lo scrivere e il parlare sono il rovescio della stessa medaglia, per questo non credo possa esistere una scrittura troppo distante dal parlato e viceversa. Se sussiste questa distinzione, il libro o il testo scritto sembrano falsi, con una scrittura poco veritiera. Alcune poesie per bambini utilizzano vocaboli che i bambini non usano. 
 
Io sono interessato a quello che sento, a quello che il bambino dice. Non ritengo giusto scrivere poesie come in passato, con un linguaggio aulico e diverso da quello attuale. Lo scrittore dovrà utilizzare le parole a lui contemporanee, non quelle appartenenti a un tempo a lui lontano. Il poeta dovrà usare vocaboli comuni e riadattarli per poi creare una poesia. 
 
I bambini di oggi sono bombardati da tanti messaggi che provengono da internet, dalla tv, dalle parole inglesi, li rielaborano e inventano delle filastrocche. Queste le ho pubblicate nel libro Enzo Lorenzo". 
 
 
 
 
 


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05/12/17 h. 14.42
Danielrop dice:

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05/06/17 h. 19.37
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18/08/16 h. 1.41
Ma... dice:

Ma in vacanza gc non ha di meglio da fare?

14/08/16 h. 23.23
Chiaro chiaro dice:

Sia chiaro : nessuno te la chiederà

10/08/16 h. 23.13
@gc dice:

Ma chisseneimporta del tuo curriculum ?

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