Facebook Twitter You Tube Google Plus Flipboard
Giovedì 30.03.2017 ore 20.29
Sei qui: Home | Crisi gruppo Artoni, si apre uno spiraglio
1 Commenti
  • Aumenta dimensione testo
  • Diminuisci dimensione testo
  • Invia articolo
  • Stampa articolo

Crisi gruppo Artoni, si apre uno spiraglio


Crisi del gruppo Artoni, si apre uno spiraglio nella trattiva al ministero sulle sorti della storica azienda reggiana e dei suoi occupati.



La proposta scaturita dal tavolo, che era stato richiesto con urgenza dalla Regione Emilia-Romagna, porterebbe portare all'affitto di un ramo d'azienda al colosso altoatesino della logistica Fercam, con il quale la trattativa era saltata nelle settimane scorse.
Con il gruppo di Bolzano confluirebbero 150 dipendenti sugli oltre 500 in forze alla ditta reggiana, per i restanti 350 la cassaintegrazione per 12 mesi. Al tavolo delle trattive hanno preso parte Anna Maria Artoni, ad del gruppo Artoni ed ex presidente dei giovani industriali e Thomas Baumgartner, ad della altoatesina Fercam.
 
Al termine delle trattive, complicate e per nulla scontate, è stato redatto un verbale nel quale si spiega che Fercam si impegna a perfezionare un piano di affitto del ramo d'azienda. Una prima risposta si avrà il prossimo 10 marzo.


Ultimo aggiornamento: 02/03/17

02/03/17 h. 11.03
Il carrettiere dice:

Niente da fare, i commenti sulla vicenda latitano, afasia collettiva?
E' vero, si tratta di posti di lavoro con tutto quel che ne consegue e di debiti (tanti!).
Ma riflettiamo.
Prima il sindacato: no a 150 posti persi su 570 (comunque resta + 420), ora andrebbero bene 150 salvati su 570 (resta - 420). Fenomeni.
Poi FERCAM. Fa il suo mestiere, prendere quello che interessa al minor costo. Si riporta che si fosse tirata indietro già da fine gennaio!
Artoni? Con i debiti pari al fatturato in un settore a scarsa marginalità non si sta in piedi nemmeno se tirano quattro venti.
Ma qualcuno ha avuto la cognizione di guardare le tabelle di CONFETRA?
Già Artoni è tutt'altro che tra i leader italiani (nel 2014 è al 28° posto), la redditività di settore è scarsa o peggio, è naturale che fra concorrenti ci si sbrani, a sangue.
Ora si parla di concordato, altro che affitto o vendita del ramo d'azienda per 60 m di euro. Si vedrà, ma che almeno si possa fare della cig.
In ogni caso se Artoni faceva 7 milioni di spedizioni, e ora è ferma, le faranno altri, alcuni competitor si divideranno quel pacchetto e quindi rientrerà in gioco la subfornitura, almeno buona parte.
In questa vicenda sono molte più le ombre, i depistaggi, i contrasti commerciali (come hanno detto sgomenti al ministero, riferisce il sindacato) che non la chiarezza.
Peccato, ma è l'eterna alternanza fra chi sale e chi scende, e a Reggio Emilia non si è diversi dal resto del mondo, checché ne pensino e dicano i sostenitori della "eccellenzialità" della nostra "bella provincia".
Poi, auguri a tutti di sfangarla.

Esprimi il tuo commento