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Mercoledì 23.08.2017 ore 17.35
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Crisi Artoni, la rabbia dei lavoratori. 3mila posti a rischio, incontro al ministero


Mercoledì 1 marzo

La crisi del gruppo di Trasporti Artoni, con l'indotto, coinvolge circa tremila lavoratori e altrettante famiglie.



Tra queste, le sedi e i magazzini sono seminati in mezz Italia, cento tra dipendenti, addetti della cooperativa e fornitori gravitano attorno al magazzino di Pontedera dove regna il silenzio e l’incredulità. Ma anche un senso del dovere encomiabile. "I dipendenti stanno lavorando senza stipendio solo perché attaccati all’azienda e per rispetto nei confronti dei clienti - spiega Gianluca Bernini, delegato della Cgil all’interno della cooperativa - Ma nessuno sa come andrà a finire. Di sicuro la situazione è insostenibile. Un gorgo in cui non si riscuote, ma non si viene neppure licenziati. Almeno al momento".

Martedì 28 febbraio

La richiesta in un question time (primo firmatario Antonio Mumolo del Pd) in vista dell'incontro convocato a Roma per domani al ministero per la soluzione della vertenza che coinvolge 3000 lavoratori tra dipendenti e indotto.

 
E' convocato per domani, mercoledì 1 marzo, a Roma il tavolo di salvaguardia al ministero dello Sviluppo economico che potrebbe auspicabilmente portare a una soluzione della crisi della Artoni, l'importante azienda di logistica reggiana il cui tracollo comporterebbe la perdita di oltre tremila posti di lavoro, tra dipendenti diretti (570) e lavoratori dell'indotto (circa 2500 tra autotrasportatori, 'padroncini' e facchini). E' quanto ha ricordato Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive, in risposta a un question time presentato da Antonio Mumolo e da altri consiglieri del Pd (il capogruppo Stefano Caliandro, Roberta Mori, Silvia Prodi, Enrico Campedelli, Luciana Serri, Luca Sabattini)  per chiedere alla Regione di esercitare un ruolo attivo nella vertenza al fine di agevolare una soluzione positiva per tutti lavoratori interessati, dopo che – ha ricordato – la trattativa per la cessione del gruppo alla Fercam di Bolzano si è arenata. 
 
I lavoratori – ha anche precisato il consigliere – fin dall'inizio avevano assicurato la massima disponibilità a vagliare tutte le soluzioni possibili, anche quelle più dolorose". "Viste le dimensioni dell'azienda e del suo indotto, come in casi simili, la Regione si è attivata immediatamente per la convocazione di un tavolo al ministero".  Lo ha precisato l'assessore Costi, che ha aggiunto: "la Regione mette a disposizione tutti gli strumenti legislativi utili in questa fase di transizione, principalmente  gli ammortizzatori sociali difensivi, in coerenza con il Patto per il lavoro. Si sta anche verificando – ha ricordato -  la possibilità di convocare un incontro specifico con le rappresentanze dell'indotto della nostra regione".  Riguardo alla vertenza, Costi ha poi lodato "il senso di responsabilità dei lavoratori che per tutelare l'occupazione hanno manifestato la disponibilità a mettersi intorno ad un tavolo per una soluzione, anche quando si è parlato di 170 esuberi che non erano contemplati nella trattativa instaurata da mesi tra le parti. Per questo – ha concluso Costi -  rilanciamo il nostro appello al sistema imprenditoriale, che ha già manifestato interesse a subentrare nel gruppo, per trovare una soluzione che tuteli tutte le professionalità coinvolte e a difesa di un asset strategico per il sistema produttivo regionale e nazionale". "È molto importante che la Regione faccia sentire la sua voce nei canali istituzionali - ha replicato Mumolo, esprimendo soddisfazione per la risposta - e che si sappia che è impegnata per una soluzione, prima tra tutte quella inizialmente individuata che escluderebbe tagli di sedi e posti di lavoro".  "La messa a disposizione di ammortizzatori sociali e la ricerca soluzioni per l'indotto- ha concluso - è modo per onorare il Patto per il lavoro". 
 


Ultimo aggiornamento: 01/03/17

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