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Venerdì 17.11.2017 ore 20.37
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NF

Corghi, Nasi e il ragazzino


di NF

Entrava alto, deciso, con un cappotto stazzonato in giacca e cravatta non certo alla moda, d'inverno sempre con un cappello a falda larga.



Il saluto con il titolare era un cenno di intesa appena ricambiato. Nino Nasi si spostava nel retro e porgeva al cliente - ma capivi subito che si trattava di un cliente speciale - una selezione di volumi tenuta insieme da un semplice elastico e la scritta su un foglietto: "Corghi".
Percepivi immediatamente un'antica consuetudine tra i due. "Il Professore", come Nasi gli si rivolgeva, godeva naturalmente dei diritti civili superiori concessi dal libraio ai suoi interlocutori preferiti. E trascorreva tempo, talvolta anche lungo, e rigorosamente in piedi, nell'analisi delle ultimo uscite selezionate da Nasi per lui.

 
Poi iniziavano i commenti. I quali, rapidamente, si tramutavano in dialoghi. Si piacevano, Corghi e Nasi, o almeno si piacevano nella Reggio che dalla fine degli anni Settanta è arrivata sino a noi superstiti.
La distanza di status era notevole e Nino la riconosceva con laica devozione. Corghi fu tra le tre-quattro figure politiche più rilevanti del secondo dopoguerra in Emilia. Fu leader della Dc prima reggiana poi regionale per quasi un ventennio. E allora, cari lettori più giovani, dimenticatevi la politichetta di oggi: il segretario della Dc, o del Pci, o qualsiasi autorità politica rappresentava una figura di grande rilievo nella società locale. Per capirci sul grande rilievo, non abbiamo bisogno di citare la tragedia del 7 luglio 1960, o prima ancora i delitti del dopoguerra, o successivamente il consistente contributo di una frangia rivoluzionaria della Fgci reggiana all'esperienza criminale delle Brigate rosse.
La politica a Reggio Emilia godeva di enorme rispetto sociale, era motore di esperienza culturale, obbligava i giovani a prendervi parte. Pensate che la sola Fgci ebbe, a un certo punto della sua storia, 30mila iscritti in provincia. Trentamila!
 
*
 
Su quella generazione cattolica piovvero dapprima le delusioni del primo centrosinistra Nenni-Moro, poi la valanga del Sessantotto, poi con gli anni Settanta la sensazione che il Pci potesse conquistare un voto in più della Dc - il che convinse Enrico Berlinguer, all'indomani del golpe cileno dell'11 settembre 1973, a elaborare e poi mettere in prativa la strategia del compromesso storico.
Non furono molti i cattolici cresciuti nel secondo dopoguerra capaci di rimanere se stessi, fedeli ai propri ideali e comunque, se non "anti", certamente non comunisti. Non resse un intellettuale dello spessore di Franco Boiardi, ad esempio. Un giovane Emerenzio Barbieri, altro esempio, esponeva nell'ufficio della Dc di via Ludovico Ariosto un ritratto di Che Guevara.
E, in fondo, non tenne nemmeno Corghi, stregato dalla teologia della liberazione, dalle figure mitiche di Che Guevara (che conobbe personalmente) e di Camilo Torres.
 
*
 
Trascorsi interi pomeriggi (io ragazzino, tra i 15 e i 20 anni) a conversare di politica con Corrado Corghi negli angusti quanto affascinanti spazi della Libreria del Teatro, autentico fulcro della cultura reggiana per almeno mezzo secolo. Mi agevolò nella confidenza il cognome che portavo (mio padre, più giovane del Professore, ne era stato tra gli allievi più in vista). Eppure Corghi amava parlare con i giovani; rispondere; raccontare; analizzare; e aveva conservato una straordinaria rete di relazioni in Italia e in America Latina che coltivava e sviluppava muovendo fili, storie, esperienze, vicende personali. Non aveva più un partito, non aveva più un ufficio, eppure possedeva memoria e relazioni ad altissimo livello. Vaticano, ovviamente, compreso.
 
*
 
Sdoganato a sinistra per la scelta di lasciare la Dc in anni non sospetti, eppure troppo ingombrante per le piccole ambizioni dei ras del Pci locale che mai gli proposero un incarico all'altezza, Corghi dedicò gli ultimi anni della sua vita a una pratica evangelica da laico quale era che meriterebbe un approfondimento storiografico.
Recentemente Andrea Montanari, giovane storico, uscì da un incontro con un Corghi già molto anziano dichiarando "l'intervista al personaggio più interessante della mia vita", il che, agli occhi di un ultranovantenne, suona certamente come un prezioso riconoscimento.
 
*
 
Nella primavera del 1982 avevo 19 anni ed ero fermamente intenzionato a fare i conti con la cultura cattolica dalla quale provenivo per ragioni familiari. Così visitai la Palestina, i luoghi santi alle religioni monoteiste, ma soprattutto mi innamorai di Francesco d'Assisi, dove mi stabilii per qualche tempo alla ricerca di risposte a quelle domande che ci si pone di norma a quell'età.
Quando Corghi seppe della mia intenzione di recarmi nell'eremo di Carlo Carretto nelle campagne vicino a Spello, autore di uno strepitoso volume su Francesco con le illustrazione naif dell'artista Norberto, volle assolutamente consegnarmi una lettera da consegnare a Carretto, suo fraterno amico e sodale ai tempi della presidenza dell'Azione Cattolica (dalla quale, negli anni Cinquanta, Carretto fu allontanato a causa delle posizioni troppo avanzate in materia sociale).

Così andò.

Trascorsi giorni ad Assisi, a coltivare un innamoramento mai cessato, e poi mi diressi verso l'introvabile eremo fondato da Carretto (Spello è un delizioso paesino umbro circondato da ampie e non battute vegetazioni. Per raggiungere la chiesetta in una boscaglia fitta come la giungla, nel silenzio più assoluto, in un luogo privo di tutto, e dove pure erano concentrati ed evidentemente vivevano eremiti in microcomunità, impiegai l'intera giornata).
 
Arrivai, e miracolosamente Carretto c'era!
 
Gli consegnai la lettera di Corghi, non senza un briciolo di gratificazione, sorrise, mi abbracciò e mi disse: "Ora vai a pregare".
E così accadde, in una delle esperienze a più intenso tasso mistico della mia esistenza.
 
 
 
 
 
 


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11/10/17 h. 21.58
kiara dice:

molto intenso e molto commovente.

09/10/17 h. 15.55
Loris dice:

Bello. Un ricordo che è un regalo per chi ha avuto l'onore di conoscere frequentare ed apprezzare il professore. Grazie Nicola

09/10/17 h. 12.49
Pierluigi Castagnetti dice:

Ricordo bellissimo e ritratto assolutamente genuino e, per me, commovente.
Si potrebbe indugiare a parlare delle frustrazioni politiche, reggiane e nazionali, del professore, che hanno contribuito a segnarne il destino: ma oggi non è il giorno.

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