La denuncia viene da Confcooperative, che stima in tale cifra la differenza tra l’Iva che le aziende di alcuni comparti pagano sui prodotti conferiti dai soci o acquistati e quella che incassano al momento della vendita. “I crediti maturati – spiega il presidente di Confcooperative, Giuseppe Alai – sono oggi quantificabili attorno all’8% del fatturato delle cooperative dei settori maggiormente interessati al fenomeno: la conseguenza è che le imprese sono così costrette a ricorrere al sistema di credito, con un ulteriore aggravio di costi per interessi e fidejussioni, per un’assenza di liquidità legata al semplice adempimento di obblighi – e quindi non a scelte legate a commesse e lavori pubblici – che le privano di importanti risorse per la gestione ordinaria e gli investimenti”.“Contemporaneamente – prosegue Alai – le imposizioni gravano puntualmente sulle imprese, che continuano ad anticipare al fisco anche quella quota di risorse che sarà oggetto di rimborso in tempi indefinibili, aggravando ulteriormente una situazione che, a livello nazionale, vede le sole imprese lattiero-casearie cooperative creditrici dello Stato per 500 milioni di euro”.
“Quello dei crediti IVA è un problema tutto italiano – osserva Alai - che impedisce alle imprese di avere liquidità e risorse per realizzare investimenti e competere ad armi pari – proprio in un comparto importante come il lattiero-caseario – anche con i concorrenti esteri, aggravando ulteriormente una situazione del settore che vede ormai avvicinarsi la liberalizzazione delle quote latte e in cui, tuttavia, la competizione a tutto campo con i concorrenti degli altri Paesi è già in atto da tempo”.
“Anche a livello nazionale – conclude Alai – stiamo completando un dossier sull’impatto complessivo dei mancati rimborsi; quel che però è certo è che la situazione va sbloccata immediatamente, a maggior ragione considerando il fatto che si tratta di rimborsi di somme che alle casse dello Stato sono puntualmente arrivate a suo tempo e senza ritardi”.









