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Giuseppe Caliceti

Cittadinanza Day


di Giuseppe Caliceti

Qualsiasi docente italiano deve, tra le altre cose, insegnare ai suoi studenti – bambini o ragazzi – a diventare buoni cittadini italiani. La riforma dell’esame di terza media in cui entra come materia di interrogazione anche la Costituzione lo sottolinea.



Ma c’è un però. Alcuni di questi alunni e studenti non sono considerati dallo stesso Stato cittadini italiani. La domanda viene spontanea: che senso ha? È anche per questo che è soprattutto dal mondo della scuola e dai docenti italiani che è stata risollevata con vigore la questione dello ius culturae. E, in particolare, dell’assurdità che rappresenterebbe l’ennesima non approvazione di questa legge.

Si dice che la maggioranza degli italiani sarebbe contraria, pur non sapendo bene di cosa sta parlando. Non è tutta colpa degli italiani: ci sono giornali e politici che da mesi e mesi non fanno altro che confondere le acque e confondere le idee; affermando, addirittura, che votando no allo ius culturae diminuirebbero non solo i furti ma anche gli stupri. Cose indegne di un paese civile.

La prima domanda da farsi è: con l’approvazione dello ius culturae promuoveremmo di più l’integrazione? La risposta è sì. Non c’è nessuno, anche tra i più accaniti oppositori, in grado di sostenere il contrario.

La seconda domanda allora è questa, inevitabile: la maggioranza degli italiani vuole più integrazione e pacificazione sociale o più odio sociale? Chi lavora e frequenta la scuola non ha dubbi. Sul tema dell’integrazione sociale la nostra scuola pubblica è anni luce più avanti della cosiddetta società civile.


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08/11/17 h. 15.56
Giorgio dice:

E' abbastanza ridicola la sua battaglia. basata su partito preso e senza evidenze scientificamente dimostrate. Innanzitutto se, da democratico, come penso lei si senta, sostiene l?inderogabile principio che debba valere la volontà della maggioranza degli italiani, allora deve accettarla.
Come mai in questo caso il volere popolare non andrebbe bene?
In secondo luogo, ma non secondario come importanza, la concessione della cittadinanza senza condizioni presuppone l'adesione ai nostri valori e alla nostra civiltà laica e democratica, condizioni impossibili da verificare prima della maggiore età e di una espressa volontà.
Regalare cittadinanza a caso, e indiscriminatamente, stride con un?evidenza oramai incontrovertibile e cioè che esistano civiltà (?) d'importazione con chiara vocazione di egemonia che disprezzano la nostra civiltà.
In quale modo dunque si supporrebbe che chi diventa d?ufficio italiano non sia poi allevato, come avviene nei fatti, nella convinzione che buona parte dei nostri valori (laicità, parità fra sessi, libero pensiero?) sia da rigettare?
Lasciamo poi perdere la pretesa superiorità della scuola rispetto alla società civile, una palla atomica che non ha riscontri, specie se si considera che oramai i ragazzi possono lanciare impunemente secchi in testa agli insegnanti senza che questi ultimi reagiscano.

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