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Domenica 17.12.2017 ore 18.36
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Castelfrigo, scontro sindacati-Confindustria


"La punta di un iceberg", che spunta in mezzo al mare delle cooperative che operano nel settore delle carni "grazie ai lavoratori che hanno trovato il coraggio di dire basta".

 
Sono sul piede di guerra i rappresentanti dei sindacati che si sono presentati nelle due commissioni congiunte, Politiche economiche (presieduta da Luciana Serri) e Cultura (presieduta da Giuseppe Paruolo), chiamate a illustrare la situazione delle cooperative che hanno deciso di licenziare centinaia di lavoratori dopo il recesso dell'appalto con la Castelfrigo di Castelnuovo Rangone (Modena). 
 
Una commissione convocata dopo che i lavoratori avevano incontrato la presidente dell'Assemblea legislativa Simonetta Saliera, e dopo la decisione della giunta Bonaccini di inviare una serie di documenti alla Procura di Modena. "Siamo sicuri che si parli di appalti illegittimi -ha detto Umberto Franciosi, della Flai Cgil Emilia Romagna- perché non vengono rispettati i requisiti, come anche solo presentare i bilanci d'impresa". Cooperative "che cambiano nome ogni due o tre anni -insiste Franciosi- e che non hanno mai votato un bilancio, né un consiglio d'amministrazione". E poi l'attacco a Confindustria: "Prima disse che tutto andava secondo le regole, ora continua a tacere e a non prendere posizione. Noi continuiamo a denunciare. I lavoratori che da anni sono dentro questi giri danteschi hanno deciso di dire basta, stanchi di essere umiliati, sfruttati e truffati. Speriamo che Confindustria abbia lo stesso coraggio di cominciare a isolare chi non si comporta correttamente. Quelle imprese appaltatrici devono essere cacciate dal nostro territorio". 
 
Secondo Franciosi, però, la "Castelfrigo non può scaricare la responsabilità e non può dire di non sapere cosa faceva il suo appaltatore, che è lì da 15 anni". Ma Confindustria si difende: "A chi giova questo tentativo di scontro tra organizzazioni sindacali, tra lavoratori e tra organizzazioni sindacali e datori di lavoro?", spiega Gianluca Rusconi. Che aggiunge: "Avremmo fatto un errore molto grave nell'escludere Castelfrigo dall'associazione. Continueremo a lavorare per riportare legalità e perché le aziende operino rispettando i dettami". Daniele Donnarumma della Flai Cisl Emilia Romagna riconosce che Castelfrigo "non deve diventare un capro espiatorio di tutto il sistema". Ma per Ennio Rovatti della Uil Emilia Romagna "serve ridefinire i requisiti, deve esserci migliore definizione per capire le caratteristiche degli appalti". Ingiustizie, ferie e straordinari non pagati o anche accordi non rispettati. E' Martin, dipendente albanese e rappresentante dei lavoratori, a spiegare nel dettaglio quello che è successo: "Quando avevano bisogno ci facevano lavorare 10 o 11 ore, lavoravamo anche il sabato e la domenica, poi però altri giorni ci mandavano a casa a mezzogiorno. Ci hanno detto che il commercialista aveva il computer rotto e non poteva farci il contratto, ma senza contratto mi mandano via dall'Italia. Lavoravamo fianco a fianco con i dipendenti Castelfrigo che avevano un contratto regolare: perché noi no?". Sono situazioni che "devono emergere", secondo Alessandro Monzani di Confcooperative, ma "serve certificare i contratti, gli organi dello Stato devono essere più coinvolti. Dobbiamo avere l'umiltà di dire che abbiamo bisogno di aiuto per risolvere questa situazione. E' una situazione grave, che richiede coraggio e inventiva". 
 
Tanto che l'assessore alle Attività Produttive Palma Costi, affiancata dall'assessore alle Politiche per la legalità Massimo Mezzetti, ha spiegato che "l'obiettivo è tutelare i lavoratori e il settore. In situazioni che mettono in discussione un comparto intero è meglio agire e chiederemo da parte dei Ministeri competenti attenzione continua e che le ispezioni siano continuative". 
 
 


Ultimo aggiornamento: 05/12/17

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