Facebook Twitter You Tube Google Plus Flipboard
Domenica 19.11.2017 ore 04.06
Sei qui: Home | Caso Gulliver
6 Commenti
  • Aumenta dimensione testo
  • Diminuisci dimensione testo
  • Invia articolo
  • Stampa articolo
Giuseppe Caliceti

Caso Gulliver


di Giuseppe Caliceti

Su YouTube alcune mamme della scuola dell’infanzia Gulliver hanno pubblicato l’Inno Gulliver, un ironico video musicale in cui cantano e ballano.



Sta spopolando: quasi ventimila visite in una settimana. Il brano è stato composto da Manuel Vozza, 41enne, musicista, padre di un iscritto e maestro elementare in una scuola reggiana. Al direttore dell’Istituzione Scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio, nonché membro del comitato scientifico di Reggio Children, il video non è piaciuto perché “dà un’immagine dell’educazione stereotipata e che non corrisponde certo ai valori che abbiamo cercato di trasmettere in cinquant’anni”. 
 
Tante sono le frasi della canzone che hanno suscitato imbarazzo e polemiche. “Siamo contente dalla mattina/mentre scaldiamo il latte in cucina/perché pensiamo sempre al grande omaggio/di stare sole fino al pomeriggio”, cantano le dieci mamme della Gulliver. In un ufficio: “Così potremo anche lavorare/che al confronto andiamo a riposare/invece che tenerli dentro casa/che ci distruggono qualsiasi cosa. Appena a scuola noi li riaccompagniamo/e in silenzio poi ci defiliamo. Già vestirli è una vera lotta”. 
 
Sempre cantando, le mamme ironizzano sulla quantità di incontri con i genitori proposti dalla scuola: “Di incontri quanti ne fate/Possiamo venire però abbiamo sete/Sciopereremo certamente in piazza/ perché vogliamo birre e anche la pizza». E’ indubbio che nel video si dia una immagine del bambino e, in particolare, del rapporto tra bambino e adulto piuttosto stereotipata e lontana da quella che promuove da decenni Reggio Children. Come sostiene Paola Cagliari: “un bambino che distrugge tutto, litigioso e che a scuola ci va volentieri ma non più di tanto”. Come è stereotipata e anacronistica l’immagine degli insegnanti “bacchetta in mano e bambini ai loro piedi”. E’ sempre vero, come sostiene la Cagliari, che nel video le mamme rischiano di dare l’idea di una scuola come parcheggio, più che luogo di socializzazione e approfondimento. 
 
La Cagliari ha ragione su tutta la linea. E se avesse partecipato alle feste di fine anno che si svolgono nelle scuole statali primarie che io conosco bene, dove a volte intervengono anche i genitori, sono sicuro che troverebbe da ridire ancora di più. E a ragione. 
 
Ma il punto è: promuoviamo la partecipazione dei genitori degli alunni o no? O forse solo di alcuni e di altri no? Inoltre viene da chiedersi se Cagliari non manchi di un po’ di ironia e non si rischi, di questo passo, di esagerare. Ma forse è inevitabile. Probabilmente sono apprensioni inevitabili quando si va verso una scuola-azienda in cui tutto, anche una innocua canzoncina, potrebbe rischiare di mettere in discussione l’immagine di un metodo educativo e di un approccio pedagogico commercializzato e diffuso nel mondo. Sembra una questione da poco, ma non lo è. Perché ha a che fare con uno dei pilastri dello stesso Reggio Approach: il rapporto forte e condiviso tra docenti e pedagogisti e genitori degli alunni. Tutti. Personalmente credo sarebbe utile un vero confronto, che manca oggi in tante scuole, – anche nelle primarie e nelle superiori, – su come oggi siano cambiati la famiglia, i bambini, i ragazzi, i ruoli, i rapporti tra genitori e figli all’interno della famiglia. 
 
Non a caso da anni parliamo dell’opportunità che, proprio nella nostra città, possa aver luogo un Festival Internazionale dell’Educazione: per non crogiolarsi sui successi passati, ma guardare anche al futuro, come ci ha insegnato proprio Malaguzzi. C’è poi un ulteriore particolare da segnalare e su cui riflettere attentamente: l’autore del brano musicale, Vozza, che non trova nel video nulla di criticabile, ha dichiarato ai giornali che lo ha registrato anche alla Siae. Insomma, i diritti sono suoi. Questo pone ancora una volta una questione di proprietà: chi può e non può usare il marchio Reggio Children? Come può e non può usarlo? 
 
Ma ancora di più: sulla proprietà e l’utilizzo dei materiali prodotti dai bambini o dai loro genitori all’interno delle scuole reggiane. Insomma, chi è il proprietario? I bambini? I loro genitori? Gli insegnanti? I pedagogisti? Una società privata? Pubblica? Mista pubblico privata? Siamo tutti proprietari? Nessuno? O solo di alcuni? Chi? No, non è proprio una questione da poco, per chi ha veramente voglia di affrontarla seriamente. E non è né inutile né rimandabile all’infinito, perché anch’essa ha profondamente a che fare, più di una canzoncina, non solo come l’immagine di una scuola, ma con l’immagine che vogliamo dare del bambino e della cultura dell’infanzia. Insomma, di chi sono i bambini e quello che fanno?
 


  • Condividi:
  • Aggiungi a Del.icio.us
  • Aggiungi a Technorati
  • OKNotizie
11/11/17 h. 10.48
Janos Boka dice:

su cinque commenti tre sono di Caliceti: che se la scrive e se la canta ed è pure suscettibile. Il tutto nato da una canzoncina ironica che, come sempre accade in un certo mondo di sinistra, viene presa troppo sul serio. Se le mamme vogliono far sorridere, come devono descrivere i loro figli? Come piccoli barbari che distruggono tutto o come piccoli esseri razionali che, inseriti nella logica di un sistema educativo perfetto, a poco a poco acquisiscono coscienza del proprio essere e gradatamente maturano la propria coscienza civile? Ma occupatevi di cosa serie per favore

10/11/17 h. 20.37
cg dice:

dato che su questo intervento continuo a ricevere post che non compaiono qui in cui si dice che io ho strumentalizzato una cosa accaduta (sarebbe bello sapere per conto di chi e come e perché eccetera), ricordo che di questo caso non sono stato io a parlare per primo pubblicamente, ma reggio children... se poi parlarne, per alcuni, è già una forma di strumentalizzazione, non siamo messi bene, mi pare....

10/11/17 h. 15.49
cg dice:

caro dino, di che cerchi parli? leggi bene.... Ma ancora di più: sulla proprietà e l?utilizzo dei materiali prodotti dai bambini o dai loro genitori all?interno delle scuole reggiane. Insomma, chi è il proprietario? I bambini? I loro genitori? Gli insegnanti? I pedagogisti? Una società privata? Pubblica? Mista pubblico privata? Siamo tutti proprietari? Nessuno? O solo di alcuni? Chi? No, non è proprio una questione da poco, per chi ha veramente voglia di affrontarla seriamente. E non è né inutile né rimandabile all?infinito, perché anch?essa ha profondamente a che fare, più di una canzoncina, non solo come l?immagine di una scuola, ma con l?immagine che vogliamo dare del bambino e della cultura dell?infanzia. Insomma, di chi sono i bambini e quello che fanno? ______ il fatto è che su questo nessuno, NEPPURE TU, apre bocca....

08/11/17 h. 20.41
Dino Angelini dice:

un colpo al cerchio ed uno alla botte! con questo cerchiobottismo hai un po' stancato, Calice!

07/11/17 h. 9.07
cg dice:

Non ho letto le dichiarazioni dell'autore del video, ma concorso con Elisabetta: i veri problemi sono altri e toccano non solo le scuole dell'infanzia, ma tutto il comparto della scuola. Da anni.

06/11/17 h. 23.11
Elisabetta dice:

Sono 26 anni che lavoro nelle scuole dell'infanzia Reggio Emilia (che non sono le scuole di Reggio Children, ma scuole pubbliche direttamente gestite dal Comune) e vorrei tranquillizzare chi, come l'autore del video, afferma che la canzonetta abbia messo in crisi il sistema delle scuole e dei nidi. Sono altre le cose che ci mettono in crisi: un patto di stabilità che ogni anno impone tagli e decurtazioni economiche che stanno creando, a chi lavora nel settore, non pochi problemi , una direttiva della Regione che promuove l'apertura indiscriminata dei nidi di sera, Pasqua e Natale come fossero supermercati, l'età pensionabile che si sposta sempre più avanti che ci fa intravedere un futuro difficile dove bambini piccoli saranno sempre più spesso accolti da personale anziano ecc ecc ecc. In crisi a causa della canzonetta dunque no; semmai amarezza, delusione, un po' di sconforto perchè quando chiamiamo i genitori a discutere, non lo facciamo per annoiarli ma per sostenere l'importanza di un bene comune preziosissimo, oggi fortemente a rischio. Quel video riassume esattamente tutto quello che faticosamente mettiamo in discussione da sempre e che continueremo a mettere in discussione insieme ai genitori che ci sostengono, che fortunatamente, ancora ci sono.

Esprimi il tuo commento