"Adesso!”: ma per passare dall’apparire al fare non basta fregiarsi di essere il nuovo, e anche da parte di chi amministra il territorio occorre che si incominci a fare ciò che si va in giro predicando. Così, mentre la campagna elettorale si è ormai accesa, non possiamo più accettare che i dinosauri della politica, sulla ribalta da decine di anni, si vogliano presentare come uomini nuovi. Ed è inaccettabile che non ci sia una presa di responsabilità per la situazione in cui versa questa nazione. Negli ultimi vent’anni si sono alternate destra e sinistra a livello centrale e, nelle varie periferie, hanno governato tutti. Il debito pubblico è insostenibile, la corruzione dilaga, le opportunità sono state gettate al vento per incompetenza e cecità.
Vi sono pur tuttavia esempi di buon governo nel nostro territorio. Ma essere di esempio non basta. E non basta neppure la sola buona volontà, poiché scendere a compromessi significa regalare alle esigenze degli equilibri politici spazi e risorse che devono essere destinate a tutti e non ad alcuni. Le vicissitudini di Iren, Fcr, Mapre, Act/Seta e altre partecipate varie non sono sempre esempi virtuosi e di scelte corrette. Dove era possibile incidere con un rinnovamento e un cambio dei vertici si sono fatte scelte di continuità o scelte di opportunismo partitico. E oggi se ne cominciano a vedere i primi risultati.
Bisogna dare atto che c’è stato un ringiovanimento delle giunte, ma questo non è sufficiente per risolvere un ammuffimento della classe dirigente e delle amministrazioni causato da un numero troppo elevato di amministratori ultrasessantenni, potenziali nonni e pensionati. È ora di finirla con i compromessi. Abbiamo una generazione - dai ventenni ai quarantenni - con grande capacità e con spirito di iniziativa e spirito di servizio, spesso assenti nell’attuale classe dirigente più impegnata a mantenere gli equilibri politici in funzione del proprio destino.
Dobbiamo voltare pagina in modo radicale e, per farlo, il ricambio non può avvenire solo dal basso: deve avvenire anche dall’alto. In una città come Reggio Emilia, dove ancora oggi gran parte dei fili sono tirati da vecchi deputati e senatori ex Dc ed ex Pci, ci deve essere una presa di coscienza forte e reale. Le marionette legate a quei fili dimostrino di avere una spina dorsale e comincino ad essere artefici del proprio destino, schierandosi e lavorando per il rinnovamento, partendo in modo radicale dalla classe dirigente locale, scegliendo in base a competenza e merito piuttosto che per appartenenza ed equilibrio politico. Abbiate coraggio!
Penso di dire una cosa condivisibile nell’affermare che non sia sufficiente cambiare i volti senza cambiare le vecchie abitudini clientelari e protezionistiche dei posti di potere. Fondazioni, banche, associazioni e partecipate non possono essere terreno di conquista, ma risorse che devono obbligatoriamente essere amministrate bene e in modo trasparente. Per fare tutto questo non è necessario aspettare le elezioni. Si può iniziare ben prima. Le leve del cambiamento sono in mano anche a chi vuole essere, proprio alle prossime elezioni, la “novità”, il “volto nuovo” della politica. E allora, per non essere solo un volto ma un vero e proprio strumento nuovo, che si dia inizio al totale rinnovamento.
Aurelio Trevisi
presidente gruppo Giovani Imprenditori Confcommercio Reggio Emilia