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'La 'ndrangheta a Reggio Emilia tra economia, società e cultura'


Il Chiostro della Ghiara ha fatto da cornice alla presentazione stampa della pubblicazione "La ‘ndrangheta a Reggio Emilia tra economia, società e cultura", venerdì 28 luglio alle 17.


La ricerca, condotta dalla dottoressa Federica Cabras dell’equipe universitaria del professor Nando dalla Chiesa, era stata al centro del convegno “Economia, comunità e lavoro – Uniti nella legalità” tenutosi lo scorso 28 aprile presso il Centro Internazionale Malaguzzi, organizzato da Legacoop Emilia Ovest in collaborazione con Istituto Cervi e Libera Reggio Emilia, e con il patrocinio di Comune, Provincia, Camera di Commercio di Reggio Emilia e di Parma, Anci Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna, Ordini degli Avvocati, dei Commercialisti e degli Architetti.
Data la rilevanza dei contenuti e dell’impegno preso dai promotori, è stata realizzata una pubblicazione contenente il saggio e i dvd con la registrazione integrale del convegno, così da consentire alla stampa, alle cooperative, alle istituzioni e agli stakeholder di consultare e conservare un passaggio importante che ha unito la città in una fase segnata dal processo Aemilia.

Il lavoro svolto dalla dottoressa Cabras è l’esito di una analisi esplorativa del fenomeno mafioso nella provincia di Reggio Emilia. Si prefigge di ricostruire le tappe fondamentali del processo di espansione della ‘ndrangheta nel territorio emiliano, con particolare attenzione ai campi di attività del clan calabrese nell’economia legale reggiana. Gli orientamenti analitici e le categorie interpretative proposte sono il risultato di una preliminare analisi di indicatori qualitativi rilevanti suggeriti dalla ricerca empirica e teorica, e di una loro complessiva “rilettura” in relazione alle locali cornici storiche, economiche e sociali. Ciò attraverso l’impiego di una pluralità qualificata di fonti: i documenti ufficiali, al cui interno un ruolo di primo piano hanno giocato quelli giudiziari o prodotti da strutture investigative; le pubblicazioni accademiche e giornalistiche sull’argomento, le intense attività di ricerca in materia condotte negli ultimi anni dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università Statale di Milano.

All’incontro di presentazione sono intervenuti Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest, Luca Bosi, vicepresidente di Legacoop e vicepresidente dell’Istituto Cervi, la senatrice.Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi e Manuel Masini, referente di Libera Reggio Emilia.
“La ricerca su Reggio Emilia” – come dichiara dalla Chiesa – “rappresenta uno dei momenti più interessanti nello sviluppo degli studi sulle organizzazioni mafiose al nord. Di fronte l’una all’altra si trovano l’organizzazione mafiosa attualmente più forte in Europa, animata da una spiccata vocazione colonizzatrice, la ‘ndrangheta, e una delle città di più grande tradizione civile e politica della nazione. Condotta con i criteri tipici degli “studi di comunità”, essa racconta una vicenda scomoda, inquietante, che esorta tutti e ciascuno alla massima attenzione culturale condannando senza appello la tendenza a “sopire” e a “troncare” immortalata dal Manzoni. Ma è importante anche che la ricerca sia stata voluta dalla Lega Coop del Nord-Ovest, dall’Istituto Cervi e da Libera, espressioni di quei celebri anticorpi emiliani che non possono essere solo invocati ma devono essere messi quotidianamente in campo”.
“Abbiamo iniziato a muovere i primi passi come Legacoop Emilia Ovest” – sottolinea Andrea Volta – “proprio nei giorni in cui scoppiava l’inchiesta Aemilia. Uno shock pesantissimo per il nostro territorio e le nostre comunità. Nessuno può considerarsi intoccabile, perché chi lavora, chi produce, chi contribuisce alla creazione di ricchezza è potenzialmente un bersaglio di chi vuole fare affari in modo criminale. Consapevoli che dalla cooperazione, più che da altre categorie economiche, ci si aspetta una tenuta irreprensibile non solo dal punto di vista imprenditoriale, ma anche reputazionale. Abbiamo il dovere, anche generazionale, di mantenere una costante tensione verso la costruzione di una società migliore”.
 
“Ci sono nella democrazia tempi forti” – dice Albertina Soliani – “nei quali avvertiamo le sue fondamenta scosse; in questi momenti c’è bisogno di cambiamento, di assunzione di una nuova responsabilità. Per Reggio Emilia il tempo forte è questo. La Resistenza e la Cooperazione esprimono il senso della solidarietà degli uomini liberi, non mafiosi”.
“Unendo le nostre storie e competenze abbiamo pensato di mettere al centro della nostra iniziativa il lavoro” – aggiunge Manuel Masini di Libera – “Partendo dallo studio dei fatti e dei documenti, ci assumiamo una responsabilità che, come dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera, è possibile solo attraverso il Noi, nel saper tornare ed essere una comunità, coesa, solidale e accogliente”.
"Capire e conoscere, questo è il presupposto di questo cofanetto che presentiamo – ha spiegato Luca Bosi – Il mondo cooperativo è l’unica realtà che ha messo a disposizione un assegno di ricerca per un’università affinchè scientificamente studiasse quello che è successo nel nostro territorio. L’abbiamo fatto senza chiedere anteprime del lavoro. Così come siamo stati i primi a volere che il processo Aemilia si tenesse qui. La conoscenza è il primo elemento per fronteggiare la criminalità organizzata e la nostra comunità quando ha gli strumenti sa difendersi. Ce lo insegna la nostra storia». 
 


Ultimo aggiornamento: 31/07/17

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